
CACHO MILLET Gabriel, L’altro Campana,
trad. di Leonardo Cammarano,
in «Prospettive Settanta». III,
n° 1, gennaio-marzo 1977, pp. 93-109
Ringrazio Cino Matacotta per avermi inviato questo articolo di Gabriel, tradotto dall'originale spagnolo da Leonardo Cammarano, la Fondazione Gramsci di Roma per avere permesso la copia dalla rivista Prospettive Settanta, e Andreina Mancini che, con la solita impagabile pazienza, ha rivisto le bozze.
(p. p.)
Evocare il nome di Dino Campana (1885-1932) significa evocare un “nomade” fuggitivo che fu anche poeta (letto finora soltanto da una élite, sebbene si sia sempre avuta l'impressione che si trattasse di un "proletario a modo suo" che uccise in sé la preoccupazione del domani vivendo alla giornata, e dormendo sotto un ponte o un pagliaio).
L’Orfeo di Schuré ne La Notte di Dino Campana
di Andrea Pellegrini
da: L'Antologia del Vieusseux, N. 89, maggio-agosto 2024
C’è una scena nella prima parte dei Canti Orfici, in quella ouverture lasciva e mistica che schiude l’opera di Campana, in quel petit poéme en prose che è La Notte, ossessiva e cubistica e ripetuta in sequenze che hanno gli stessi attanti fra diversi fondali, con un medesimo enigma. Che c’è un giovane al centro, il Poeta, vagante per plumbee campagne piene di zingare adolescenti e che oltre «archi enormemente vuoti di ponti»,[1] presso una porta, si ferma. E la supera. Per una stanza o una tenda – il multiforme lupanare è arcano – varca la soglia, laddove non più fresca una ciarliera maîtresse lo alberga untuosa. È una ruffiana che qualcosa conserva di erotico e di ferale, di opulento e di funebre, la matrona. Ma una fanciulla è presente anche, l’«ancella», colei che concessa sarà all’avventore e che sdraiata compare sonnacchiosa, di volta in volta piegata su gomiti e ginocchia, come la Notte michelangiolesca, di pelle ambrata su un letto, mentre attorno fa notte incessantemente.
Silvano Salvadori:
Soffici e Campana
La Verna 27 Agosto
Poco eroico e un tantino ridicolo, a cavallo su questa ciuca bigia, chi mi vedesse, in giorno di domenica, per i lungarni di Firenze, per esempio. Ma qui su questo calvo Calvano solitario come il polo, calcinoso, arrabbiato nella sua pietrosità cubistica di paese donchisciottesco e francescano.
Qui, a piè del ruinoso e duro sasso, ritto e irto d’abeti neri sul fondo ahimè puro di un cielo giottesco, anche lo spirito cavalca una bestia primitiva, testarda; tutt’al più leggermente ironica negli occhi triangolari….
In gennaio, sui monti di Dino Campana
4. La neve, un nuovo accompagnatore e il Poeta ormai in un suo altrove
di Andrea Benati Romagnoli

Dicembre 2025 - Luce pomeridiana nella valli del Bidente delle Celle, di Campigna, di Corniolo e di Ridràcoli, dalla cresta del monte dell’Avorgnolo.
In basso il podere Lavacchio.
Foto A.B.R.
Oggi terminiamo di ripercorrere l’escursione del gennaio 1912, verso la Falterona, a cui prese parte Dino Campana. Che, come vedremo, proseguì però altrove. Conosciamo questo episodio della vita di Dino grazie alla costanza e all’intuito di Stefano Drei, che ne ha trovato traccia nelle memorie scritte, nel 1931, dal più giovane dei partecipanti, il fotografo Achille Cattani (A. Cattani, Idealità. La vita di Ernesto ed Anna, Tipografia Faentina, Faenza 1974), memorie citate, sempre da Drei, in un suo prezioso saggio a stampa (S. Drei, Orfeo e il Fotografo, in Dino Campana. Ritrovamenti biografici e appunti testuali, Carta Bianca, Faenza 2014), ripreso poi nel volume curato da Gabriel Cacho Millet (D. Campana, Lettere di un povero diavolo (1903-1931) con altre testimonianze epistolari su Dino Campana (1903-1998), a cura di G. Cacho Millet, Polistampa, Firenze 2011), volume a cui ha dato un decisivo ma sommesso contributo chi ci ospita qui.
IL ROMANZO D'AMORE Dl SIBILLA ALERAMO E DINO CAMPANA
IN
UN VIAGGIO CHIAMATO AMORE, LETTERE 1916-1918
di FABIANA CECCHINI
da: Quaderni d'italianistica, Volume XXX, No. 1, 2009, 109-130
Nello scambio epistolare tra Sibilla Aleramo e Dino Campana realmente avvenuto tra il 1916-1918 e edito nella raccolta Un viagio chiamato amore dalla studiosa Bruna Conti, si riscontrano ricercate pose da innamorati che danno origine ad una storia d'amore al confine tra realtà e creazione letteraria, di cui Sibilla si rivela essere abile artefice e regista. L'intento dell'Aleramo di fare della propria esistenza un'opera d'arte unito alla colta e raffinata complicità intellettuale di Dino Campana, rendono la lettera un luogo in cui proiettare non solo il sentimento di due amanti lontani, ma anche lo spazio in cui Sibilla plasma la sua identità di amante-attrice di un dramma amoroso. La corrispondenza, quindi, come unica testimone del loro idillio realizza la fusione tra vita e arte, trasformando il carteggio Aleramo-Campana nel romanzo del loro amore.

il tempo e la speranza
di Rino Dal Sasso
da: Vie Nuove, 12 Aprile 1958
Ringrazio di cuore l'amico Claudio Mercatali di aver condiviso questo importante articolo uscito su Vie Nuove. E' magnifico!
(paolo pianigiani)

Chi è Dino Campana? E’ una domanda legittima per la maggior parte, credo, degli italiani anche di media cultura. E se pure alcuni sanno che è un poeta, e magari che morì qualche decina di anni fa in un ospedale psichiatrico, la loro conoscenza non va molto più a fondo. E' questo un destino che ha accompagnato molti dei nostri maggiori poeti, specie se ribelli e non mai convertiti a celebratori e retori della nostra borghesia.
Mario Luzi
Intersezioni tra Mario Luzi e i «Canti Orfici» di Campana
di
Rosanna Pozzi
da: INTERSEZIONI / a. XXXVI, n. 1, aprile 2016
Ringrazio Rosanna Pozzi per avermi permesso la pubblicazione del suo bell'articolo, che chiarisce e documenta l'intricatissima vicenda del ritrovamento del Manoscritto di Dino Campana.
(paolo pianigiani)





