MISURE CRITICHE

Nuova serie

                       Anno XIII, n. 2 - XIV, n. 1                  

Luglio-Dicembre 2014 Gennaio-Giugno 2015

FAUSTO TUSCANO

ASPETTI DEL PENSIERO MUSICALE

DEI CANTI ORFICI

 

«Scrivo novelle poetiche e poesie; nessuno mi vuole stampare e io ho bisogno di essere stampato: per provarmi che esisto, per scrivere ancora ho bisogno di essere stampato.»[1] – così Dino Campana da Marradi il 6 gennaio del 1914 a Giuseppe Prezzolini, allora direttore della rivista fiorentina «La Voce». «Per provarmi che esisto», scrive. È la poesia che dà senso alla vita. La storia della pubblicazione dell’opera di Campana è nota. Prezzolini non risponde alla lettera. La richiesta inutile è un altro fallimento che si aggiunge ad una serie, lunga, di fallimenti non solo professionali ma anche affettivi, esistenziali. Il libro, che contiene poesie che il giovane poeta ha composto e raccolto negli ultimi dieci anni trascorsi viaggiando per il mondo, tra Firenze e Bologna, da Genova alla Francia, la Svizzera, i Paesi Bassi, l’Argentina, è stampato a Marradi nell’estate del 1914, con i soldi di una colletta, dal tipografo Ravagli.2 Nel dicembre dell’anno prima, a Firenze, Campana aveva consegnato il manoscritto (un’unica copia) a due tra gli intellettuali fiorentini più in vista del momento, Giovanni Papini e Ardengo Soffici, con la speranza che lo leggessero e lo pubblicassero, magari sulla nuova rivista «Lacerba». I due promisero di leggere, ma persero il manoscritto. La raccolta, che si chiamava Il più lungo giorno, poteva essere una novità letteraria importante. Il poeta dedica la prima metà del 1914 alla ricostruzione/rielaborazione – in parte a memoria – delle poesie perdute. (Il manoscritto perduto salterà fuori solo nel 1971, a casa di Soffici).[2] Il libro pubblicato nel 1914 ha un nuovo titolo: Canti Orfici.

lettera a prezzolini con la chimera

 

Dino Campana a Giuseppe Prezzolini

 

Marradi, 6 Gennaio 1914

 

Dino sta cercando l'editore del suo libro. Scrive a Prezzolini per trovare conforto e aiuto.

Completa la lettera con una trascrizione de La Chimera.

Dall'America, dove si era trasferito, Giuseppe Prezzolini inviò alla rivista romana "IL Caffè"  la trascrizione di quella vecchia lettera alla quale non aveva risposto.

luzi
Mario Luzi

 

Mario Luzi: Un eccezionale ritrovamento fra le carte di Soffici

Il quaderno di Dino Campana

 

 

Dal Corriere della Sera del 17-VI-1971

 

La sparizione del quaderno manoscritto delle poesie di Dino Campana fa parte ormai della leggenda artistica novecentesca, ne è anzi uno degli episodi più coloriti e, dato il personaggio della vittima, perfino più drammatici. Non mancarono insinuazioni sul conto di Papini e Soffici, consegnatari dell'inedito; non mancarono da parte del poeta propositi, pare, di vendetta sanguinaria, d'altronde sbolliti ben presto se è vero che poco dopo pubblicò una poesia ispirata da un quadro di Soffici e ancora a Soffici si rivolse, qualche anno più tardi, in un momento di disperazione.

luzi
Mario Luzi

Mario Luzi: Un eccezionale ritrovamento fra le carte di Soffici

Il quaderno di Dino Campana

Dal Corriere della Sera del 17-VI-1971

La sparizione del quaderno manoscritto delle poesie di Dino Campana fa parte ormai della leggenda artistica novecentesca, ne è anzi uno degli episodi più coloriti e, dato il personaggio della vittima, perfino più drammatici. Non mancarono insinuazioni sul conto di Papini e Soffici, consegnatari dell'inedito; non mancarono da parte del poeta propositi, pare, di vendetta sanguinaria, d'altronde sbolliti ben presto se è vero che poco dopo pubblicò una poesia ispirata da un quadro di Soffici e ancora a Soffici si rivolse, qualche anno più tardi, in un momento di disperazione.

papinibalanced

 

 

Giovanni Papini: Il poeta pazzo 

 

Da: Passato remoto  (1885-1914),  Firenze, L'Arco, 1948

 

Si fa un gran parlare, oggi, del poeta Dino Campana, e v'è un alacre lavorio intorno alla sua parva opera: edizioni critiche, stampe d'inediti, studio di varianti, saggi esegetici e biografici, tesi di laurea. Siccome fui dei primi a pubblicare cose sue in Lacerba e il primo a farlo figurare in una antologia, voglio dire come lo conobbi e quale immagine mi resta di lui.

Scrisse a Lacerba nel '13 ed io e Soffici ci accorgemmo subito che non era un de' tanti sconosciuti burbanzosi vestiti di falsa umiltà che mandano le loro ejaculazioni verbali alle riviste. Il primo incontro con lui avvenne una mattina d'estate nel piccolo Caffè Chinese ch'era presso alla vecchia stazione demolita.