papessajpg

 

Campana eretico

 

         Guglielmina e Manfreda al balcone           

                                 

                                    di Paolo Pianigiani                                 


Tutto o quasi è stato detto sul poeta di Marradi, ma che nelle sue poesie abbia parlato di eresia non l’aveva ancora detto nessuno. Almeno che io sappia.Due poesie del Quaderno (contenente testi autografi di Dino Campana, ritrovato in un baule dal fratello del poeta, Manlio, e pubblicato da Enrico Falqui nel 1942), contraddistinte dai numeri XIII e XXVI, parlano di due personaggi femminili, Guglielmina di Boemia e Manfreda da Pirovano .
Basta sfogliare un libro che parla di eresie e queste due figure misteriose, fra le poche ad avere un nome, fra i personaggi che compaiono nelle opere di Dino Campana, acquistano subito densità  storica e si diffonde nell’aria odore acre di roghi e di Sante Inquisizioni.      

20

 

 "Il più lungo giorno" di Dino Campana

 

 

Ma qual è il rapporto fra il manoscritto del Il più lungo giorno e i Canti Orfici?

 

di Paolo Pianigiani

 

Quando l’ho visto, seminascosto fra i libri di un venditore ambulante, davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, non volevo crederci... Il più lungo giorno... Dino Campana. Subito l’ho sfogliato, ho riconosciuto la scrittura, le parole, e la musica delle parole. Era proprio quella una copia del testo famosissimo, scomparso e riapparso a distanza di sessanta anni. A pagina 40 ecco apparire il testo de La Chimera, forse la poesia più famosa.
Una copia anastatica, naturalmente, la numero 800, una delle 1000 stampate dalla casa editrice fiorentina Vallecchi, del "numero zero" dei Canti Orfici, il mitico manoscritto che Dino Campana aveva consegnato a Papini e a Soffici, per averne un parere e per sperare, forse, in una pubblicazione.

ungaretti e petrucciani anni 50

 

Mario Petrucciani: Campana le parole, la lunga marcia

 

Mario Petrucciani, Per la poesia

Studi  1943-2001,

a cura di Corrado Donati e Alberto Petrucciani, tre volumi,

Metauro Edizioni, Pesaro 2011

Prefazione di Franco Contorbia             

La notte sta in apertura del libro di Campana: lampeggiante segnale biografico-simbolico. Notturni, subito dopo, è l’insegna della seconda sezione dei Canti Orfici. Non basta: nella prima pagina di questo comparto, precisamente ai versi 17-18 de La Chimera, Campana ha fissato una sorta di proprio identikit:

io poeta notturno

vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,

Ora si dà il caso che in questa espressione, certamente essenziale come dichiarazione di poetica, ricorrano due termini che figurano già nel proemio, v. 42., del De rerum natura di Lucrezio, là dove il poeta annuncia la propria teoresi scientifica e filosofica epicurea, quindi in un passo anche esso intenzionalmente investito di determinazione programmatica.

 

Luca Antoccia: Il Poeta antigrazioso

 

Pubblicato su Art e Dossier, Febbraio 2007, Giunti editore Firenze.

 

La redazione ringrazia l'Editore e Luca Antoccia per averci gentilmente permesso la pubblicazione  

 

Nella poesia di Dino Campana, noto all’immaginario comune come poeta visionario e folle, traspare una conoscenza puntuale e precisa della storia dell’arte, dal Rinascimento fino alle avanguardie a lui contemporanee. 

Di recente il grande pubblico lo ha conosciuto per Un viaggio chiamato amore, cinebiografia di Michele Placido sulla tormentata relazione con Sibilla Aleramo.

Qualcuno ricorderà il recital di poesie di Carmelo Bene che lo accostava a Friedrich Hölderlin.