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 Ringrazio l'amica Susanna Sitzia per avermi segnalato e permesso di pubblicare questa sua importante scoperta, da lei resa nota nel corso del suo contributo "La poesia neo-greca di Luisa Giaconi nel carteggio Campana-Novaro", presentato al Seminario di cooperazione internazionale fra le Università di Cagliari e di Caen Epistolari dei poeti. Poètes à la lettre, Università di Cagliari, 6 dicembre 2016.
 
(paolo pianigiani)
 

 
 

 

 

 

Giaconi Tebaide copia

 

Tebaide di Luisa Giaconi. Tradizione del testo

 

di Susanna Sitzia

 

da: «Oblio. Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Ottonovecentesca»

Periodico trimestrale on-line diretto da Nicola Merola

A. IV, n. 14-15, Autunno 2014, pp. 64-78

 

 Luisa Giaconi è autrice di un libro poetico intitolato Tebaide. Poesie. Questo saggio indaga la tradizione del testo.

 

Editio princeps

Tebaide. Poesie di Luisa Giaconi è un libro postumo. Giaconi morì di tubercolosi all’età di trentotto anni il 18 luglio 1908, cinque mesi prima che il libro fosse finito di stampare a Bologna il 15 dicembre 1908. Il libro è postumo, ma la sua costruzione si deve a Giaconi. È noto che la poetessa operò una severa selezione delle sue poesie; prescelse soltanto diciotto poesie e personalmente ne stabilì la sequenza. L’edizione 1909 di Tebaide è non solo editio princeps ma anche quella originale, l’unica curata e approvata dall’autrice: Luisa Giaconi, Tebaide. Poesie, con un epilogo di G. S. Gargàno, Bologna, Nicola Zanichelli, 1909, finito di stampare il dì 15 dicembre 1908 nella tipografia di Paolo Neri in Bologna (da qui T1909). 

Luisa Giaconi, Tebaide, Poesie, con un epilogo di G. S. Gargano,

Bologne, N. Zanichelli, 1909

 

Recensione, apparsa sul Bulletin Italien 

edito a Bourdeax l'8 Aprile 1913

 

Buletin Italien Giaconi

 

 

« Il y a encore dans la grande maison des hommes, où gronde le bruit sourd des tramways et des automobiles, où résonnent des appels incessants de téléphones, quelque petite fenêtre perdue sous les toits, oubliée entre les hirondelles et le soleil... Quand je pense à Luisa Giaconi, je la vois toujours à cette petite fenêtre, immobile, les yeux voilés de réve, occupée à regarder dans le lointain, là où la mer est le plus profonde, où la montagne est le plus haute...

 montano foto

 Firenze 1914

di


Lorenzo Montano

 

da “La Nuova Antologia”, 1954, fascicolo 1837, pp. 73-80


Ci vorrebbe il genio d’uno Stendhal d’un Tolstoi, e forse non basterebbe, per rappresentare a chi non l’ha provato il senso di stabilità da cui era pervaso il mondo fino alla prima guerra mondiale. Mondo ormai ridotto ad una sottilissima scorza ad opera di Marx e di Nietzsche, il Marx dei benestanti, per tacere di tarli più antichi; ma la compattezza e la solidità della nostra illusione non erano intaccate. Il futuro si apriva dinanzi a noi a perdita d’occhio, per generazioni senza numero, variato magari da sviluppi tecnici e sociali (la più parte desiderabili) ma sostanzialmente immutabile.

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Giovanni Papini: Il poeta pazzo 

 

Da: Passato remoto  (1885-1914),  Firenze, L'Arco, 1948

 

Si fa un gran parlare, oggi, del poeta Dino Campana, e v'è un alacre lavorio intorno alla sua parva opera: edizioni critiche, stampe d'inediti, studio di varianti, saggi esegetici e biografici, tesi di laurea. Siccome fui dei primi a pubblicare cose sue in Lacerba e il primo a farlo figurare in una antologia, voglio dire come lo conobbi e quale immagine mi resta di lui.
Scrisse a Lacerba nel '13 ed io e Soffici ci accorgemmo subito che non era un de' tanti sconosciuti burbanzosi vestiti di falsa umiltà che mandano le loro ejaculazioni verbali alle riviste. Il primo incontro con lui avvenne una mattina d'estate nel piccolo Caffè Chinese ch'era presso alla vecchia stazione demolita.

 

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«Signor Campana mi permetta di presentarmi»,

biografia di Carlo Pariani medico psichiatra

 

di Roberto Maini

Da Copyright, 1991-1996

 

E’ un lunedì mattina, di una tipica giornata di novembre, con un cielo coperto che minaccia pioggia, cosa che succederà di lì a poco e per tutto il giorno seguente tanto da far temere lo straripamento dell’Arno, quando un bell’uomo di cinquant’anni, con gli occhi celesti della madre sale per la collina alla sinistra del torrente Vingone per entrare a Castel Pulci.

Il suo camminare è pensoso, leggermente curvo.

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L'altra metà della luna: Evaristo Boncinelli

 

 

Da: Carlo Pariani, Vita non romanzata di Dino Campana scrittore e di Evaristo Boncinelli scultore, Vallecchi, Firenze, 1938 


Accanto alla biografia dello scrittore Dino Campana si addice, per simile ingegno e destino, quella di Evaristo Boncinelli scultore, sebbene molto differiscano il carattere e le abitudini.
 
Presentiamo un lungo estratto dal volume di Carlo Pariani. Il libro è dedicato a Dino Campana e ad Evaristo Boncinelli. Mentre con Dino lo psichiatra ebbe alcuni incontri, con Evaristo invece il testo si basa sulla lettura delle schede cliniche e su colloqui con i familiari. Evaristo risiedeva a San Salvi, abitualmente nel reparto "Tranquilli". A volte veniva ricoverato per brevi periodi fra gli "Agitati".