Monte Filetto, foto di Leonardo Chiari
Leonardo Chiari
Campana crepuscolare
Signorine, chimere e altri segni dell’amore a Monte Filetto
E questa assenza, nella mia visione, di confini che ben presto avrei stabiliti,
propagava per tutto il gruppo un ondeggiamento armonioso,
la traslazione continua di una bellezza fluida, mobile e collettiva.
Marcel Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore
1. La signorina Jeanne
Jeanne è una ragazza di famiglia nobile che, uscita dal collegio religioso, fa ritorno al castello paterno in Normandia. Qui, la prima notte, si lascia incantare dagli arredamenti, dalla mobilia, dagli arazzi, e soprattutto dalle grandi tappezzerie che sovrastano il suo letto. Dopo averle esaminate attentamente al lume di candela, scopre che vi è raffigurato il mito di Piramo e Tisbe: quell’avventura d’amore tutte le notti avrebbe vegliato sul suo sonno. Poi si corica, ma non riesce a dormire.
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| Dedica a Luchaire sui Canti Orfici |
Giuseppe Manzitti: Storia di un ritrovamento fortunato
e di come i Canti Orfici non finirono nel cassonetto
| di Giuseppe Manzitti |

Vecchi Versi
Pubblicati su La Riviera
Serie: IV
Annata: XXII
Numero: 51
Anno: 1916
Commento di Silvano Salvadori
Le due torri di mattoni, la Garisenda e degli Asinelli, infiammate dal tramonto del sole contro il cielo ancora azzurro sembrano sovrintendere dall’alto al riposo dei palazzi con i loro stemmi gentilizi; ai loro piedi scorre la vita animata della gente.
DINO CAMPANA: ARABESCO – OLIMPIA
Il manoscritto ritrovato
Il più lungo giorno di Dino Campana
Roberto Maini
da
Biblioteche oggi – luglio-agosto 2005
Il 4 marzo l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze nella persona del suo presidente Edoardo Speranza ha consegnato il manoscritto del poeta Dino Campana alla Biblioteca Marucelliana, nelle mani della sua direttrice Maria Prunai Falciani.
Enrico Consolini e Sebastiano Vassalli a Marradi
Signor Campana, torni in manicomio
di Sebastiano Vassalli
dal Corriere della sera, 27 Marzo 1985
Ero stato una prima volta a Marradi, «cantante e fischiante paesetto toscano» patria di Dino Campana, nel settembre del 1983. Non ricordo più da che parte ci arrivassi. Avevo girovagato a lungo per l'Appennino, cercando i luoghi e le atmosfere dei «Canti Orfici» e degli ultimi scritti del poeta: ero passato dal Barco e, da Casetta di Tiara, dov'era iniziata la grande storia d'amore di Dino Campana con Sibilla Aleramo nell'estate del 1916.
In gennaio, sui monti di Dino Campana
di Andrea Benati
In gennaio pochi si aggirano a piedi in Appennino.
L’escursionista (anzi, perbacco, il trekker) che si presume ferrato (cioè smart), e magari anche adeguato (trendy), per tale ritrosia accampa pretesti di freddo, scarsa luminosità, giornate corte, biocenosi intorpidite e quant’altro. E ne ricava un bilancio costo/beneficio demotivante, che può essere rimesso in discussione tutt’al più dalla variabile “neve”, ma con conclusioni non sempre univoche, comunque controverse e neppure tutte veramente ‘sostenibili’ (green).




