
SITUAZIONE DELLA POESIA ITALIANA Dl OGGI
di Mario Luzi
Introduzione di Fredi Chiappelli
da: Trivium, 1947
N o t a : Mario Luzi è nato a Firenze nel 1914. Ha pubblicato, di critica, L'Opium Chrétien, Modena 1938, e Un'illusione platonica e altri saggi, Firenze 1941; di poesia varie raccolte di versi: La Barca, Modena 1935 (2a ed. 1942), Avvento notturno, Firenze 1940, Un Brindisi, Firenze 1946, Quaderno gotico, Firenze 1947; e infine un libro di prose, Biografia a Ebe, Firenze 1943.
Dino Campana
di Paolo Mayerù
Da: Il Meridiano di Roma, 22 marzo 1942
Enrico Falqui ha curato la terza edizione dei « Canti Orfici » di Dino Campana recentemente pubblicata da Vallecchi di Firenze poi che la seconda edizione – pubblicata dallo stesso Vallecchi nel 1928 a cura e con prefazione di Bino Binazzi – non dovette piacere eccessivamente all’autore il quale dal Manicomio di Castel Pulci si raccomandava di servirsi del testo di Marradi e delle riviste che stamparono I suoi versi per la prima volta, per un raffronto e relativa correzione. L'opera risulta così organica e definitiva secondo, cioè, la struttura che intendeva darle il suo autore.
Dino Campana a Domodossola per la via del Sempione
di Silvano Salvadori
Il 1° marzo del 2013 uscì un articolo sul quotidiano La Stampa, nella cronaca locale della Vald’Ossola, a firma di Francesca Zani dal titolo “Le tracce dell’Ossola nella poesia di Campana – Nei testi dello scrittore toscani “indizi” del suo passaggio fra le valli”. La giornalista cercava di far luce sul passaggio verso la Svizzera del poeta allorché scrisse Domodossola 1915, conosciuta anche come Canto proletario italo-francese. Su uno degli autografi del testo in calce ad una copia del C.O. era scritto “Osteria del gatto rosso”.
Monte Filetto, foto di Leonardo Chiari
Leonardo Chiari
Campana crepuscolare
Signorine, chimere e altri segni dell’amore a Monte Filetto
E questa assenza, nella mia visione, di confini che ben presto avrei stabiliti,
propagava per tutto il gruppo un ondeggiamento armonioso,
la traslazione continua di una bellezza fluida, mobile e collettiva.
Marcel Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore
1. La signorina Jeanne
Jeanne è una ragazza di famiglia nobile che, uscita dal collegio religioso, fa ritorno al castello paterno in Normandia. Qui, la prima notte, si lascia incantare dagli arredamenti, dalla mobilia, dagli arazzi, e soprattutto dalle grandi tappezzerie che sovrastano il suo letto. Dopo averle esaminate attentamente al lume di candela, scopre che vi è raffigurato il mito di Piramo e Tisbe: quell’avventura d’amore tutte le notti avrebbe vegliato sul suo sonno. Poi si corica, ma non riesce a dormire.
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| Dedica a Luchaire sui Canti Orfici |
Giuseppe Manzitti: Storia di un ritrovamento fortunato
e di come i Canti Orfici non finirono nel cassonetto
| di Giuseppe Manzitti |

Vecchi Versi
Pubblicati su La Riviera
Serie: IV
Annata: XXII
Numero: 51
Anno: 1916
Commento di Silvano Salvadori
Le due torri di mattoni, la Garisenda e degli Asinelli, infiammate dal tramonto del sole contro il cielo ancora azzurro sembrano sovrintendere dall’alto al riposo dei palazzi con i loro stemmi gentilizi; ai loro piedi scorre la vita animata della gente.




