QUALE E’ IL PAESE DI CHIMERA?
di Silvano Salvadori
2008
È quel paese dove perdesi l’anima fantasticando; è quel paese dove l’anima nostra dai suoi abitanti è trattenuta in un abbraccio stretto. È quel paese di cui sono re gli “esseri” della visione di Ezechiele, i Quattro Viventi; tutti esseri alati: il corpo vivo (Uomo), il corpo ruggente la parola (Leone), il corpo sacrificale di vittima (Toro), il corpo mistico e visionario (L’aquila).

Le rose, la chimera e il viaggio: il dannunzianesimo rivissuto di Dino Campana
di Maria Teresa Imbriani
Archivio d’Annunzio
Vol. 9 – Ottobre 2022
La primavera lo eccita come il caffè, unico «vizio» di Dino ventenne. Le sue passeggiate s’allungano verso Settignano, verso Fiesole. Forse un giorno gli capita d’imbattersi in un cavaliere solitario seguito da due levrieri e di riconoscere Gabriele d’Annunzio: ma quell’incontro – se avviene – non lascia traccia nella memoria. Nella primavera del 1905 l’infatuazione giovanile di Dino per d’Annunzio (idolo di ben due generazioni, quella di Dino e quella successiva) è già̀ di fatto svanita; né riuscirà̀ a ravvivarla, undici anni più̀ tardi, la dannunziana Sibilla con le sue declamazioni notturne delle Laudi.
(Vassalli 1984, 65)
Cristophe Mileschi
DINO CAMPANA:
PER UNA BIBLIOTECA GLOBALE
di Christophe Mileschi
da: Biblioteche reali, Biblioteche immaginarie
Tracce di libri, luoghi e letture
a cura di Anna Dolfi
Firenze University Press
2015
Entravo, ricordo, allora nella biblioteca.
Dino Campana, Dualismo1
È ormai ammesso dalla critica che il testo dei Canti Orfici è intriso di rimandi ad opere altrui, o, per dirla con Gianni Turchetta, «carico e forse perfino sovraccarico di reminiscenze culturali»2. Il fenomeno intertestuale nella scrittura campaniana è talmente massiccio da non sfuggire — e da non essere quasi mai sfuggito — a nessuno: dalla citazione esplicita del nome di altri poeti, scrittori o artisti (Michelangelo, Dante, Leonardo da Vinci, Maupassant, Jammes, D'Annunzio, per fare solo alcuni nomi, nell’ordine in cui compaiono nella raccolta), alla ripresa testuale o al rifacimento scoperto (oltre ai precedenti, alla rinfusa, Baudelaire, Rimbaud, Freud, Goethe, Verlaine, Carducci, Pascoli, Mallarmé, Nerval, Whitman...), fino ad accenni, non solo letterari, più o meno decifrabili a seconda delle conoscenze e dei riferimenti di chi legge, e via di seguito verso echi segreti che potrebbero alludere, come avremo modo di precisare in questa sede, al processo stesso della scrittura.
Mario Petrucciani: Campana le parole, la lunga marcia
Mario Petrucciani, Per la poesia
Studi 1943-2001
a cura di Corrado Donati e Alberto Petrucciani, tre volumi
Metauro Edizioni, Pesaro 2011
Prefazione di Franco Contorbia
La notte sta in apertura del libro di Campana: lampeggiante segnale biografico-simbolico. Notturni, subito dopo, è l’insegna della seconda sezione dei Canti Orfici. Non basta: nella prima pagina di questo comparto, precisamente ai versi 17-18 de La Chimera, Campana ha fissato una sorta di proprio identikit:
io poeta notturno
vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo
Ora si dà il caso che in questa espressione, certamente essenziale come dichiarazione di poetica, ricorrano due termini che figurano già nel proemio, v. 42., del De rerum natura di Lucrezio, là dove il poeta annuncia la propria teoresi scientifica e filosofica epicurea, quindi in un passo anche esso intenzionalmente investito di determinazione programmatica.
Destino e poesia di Dino Campana
di Raffaello Franchi
da «L'Italia letteraria», 5 giugno 1932

DAI NOTTURNI DI CAMPANA ALLA NOTTE DI UNGARETTI
Maria Carla Papini
Da: Notturni e Musica nella poesia moderna
a cura di Anna Dolfi
Firenze University Press 2018
Nelle centinaia di lettere che, nel lungo arco di tempo che va dal 1921 al 1968, costituiscono il poderoso epistolario tra Jean Paulhan e Giuseppe Ungaretti, mai avviene di incontrare il nome di Dino Campana, mai del resto ricordato nei saggi o negli interventi del poeta1, se non in occasione della relazione2 su una tesi di laurea sul poeta di Marradi, discussa alla Sapienza di Roma, e di cui Ungaretti fu, come dimostrano i suoi appunti, il severo e puntiglioso relatore.
Gino Gerola e Giorgio Luti al Vieusseux
Giorgio Luti: Dino Campana
Il professor Giorgio Luti è scomparso domenica 9 Novembre 2008.
Pensiamo di ricordarne la memoria pubblicando il suo importante saggio su Dino Campana
Prima pubblicazione su “10 Poeti italiani contemporanei”
Istituto Gramsci\Sezione Toscana
Cooperativa Editrice Universitaria, Firenze, 1980
In una pagina de La Verna — in quello che possiamo considerare il secondo momento della suite dei Canti orfici e forse il momento più sereno dell'arte di Dino Campana — si legge un frammento dedicato alla salita del Falterona:
Dolce mi è sembrato il mio destino fuggitivo al fascino dei lontani miraggi di ventura che ancora arridono dai monti azzurri e a udire il sussurrare dell'acqua sotto le nude rocce, fresca ancora delle profondità della terra. Cosi conosco una musica dolce nel mio ricordo senza ricordarmene neppure una nota: so che si chiama la partenza e il ritorno: conosco un quadro perduto tra lo splendore dell'arte fiorentina colla sua parola di dolce nostalgia: è il figliuol prodigo all'ombra degli alberi della casa paterna.




