Destino e poesia di Dino Campana
di Raffaello Franchi
da «L'Italia letteraria», 5 giugno 1932

DAI NOTTURNI DI CAMPANA ALLA NOTTE DI UNGARETTI
Maria Carla Papini
Da: Notturni e Musica nella poesia moderna
a cura di Anna Dolfi
Firenze University Press 2018
Nelle centinaia di lettere che, nel lungo arco di tempo che va dal 1921 al 1968, costituiscono il poderoso epistolario tra Jean Paulhan e Giuseppe Ungaretti, mai avviene di incontrare il nome di Dino Campana, mai del resto ricordato nei saggi o negli interventi del poeta1, se non in occasione della relazione2 su una tesi di laurea sul poeta di Marradi, discussa alla Sapienza di Roma, e di cui Ungaretti fu, come dimostrano i suoi appunti, il severo e puntiglioso relatore.
Gino Gerola e Giorgio Luti al Vieusseux
Giorgio Luti: Dino Campana
Il professor Giorgio Luti è scomparso domenica 9 Novembre 2008.
Pensiamo di ricordarne la memoria pubblicando il suo importante saggio su Dino Campana
Prima pubblicazione su “10 Poeti italiani contemporanei”
Istituto Gramsci\Sezione Toscana
Cooperativa Editrice Universitaria, Firenze, 1980
In una pagina de La Verna — in quello che possiamo considerare il secondo momento della suite dei Canti orfici e forse il momento più sereno dell'arte di Dino Campana — si legge un frammento dedicato alla salita del Falterona:
Dolce mi è sembrato il mio destino fuggitivo al fascino dei lontani miraggi di ventura che ancora arridono dai monti azzurri e a udire il sussurrare dell'acqua sotto le nude rocce, fresca ancora delle profondità della terra. Cosi conosco una musica dolce nel mio ricordo senza ricordarmene neppure una nota: so che si chiama la partenza e il ritorno: conosco un quadro perduto tra lo splendore dell'arte fiorentina colla sua parola di dolce nostalgia: è il figliuol prodigo all'ombra degli alberi della casa paterna.

SITUAZIONE DELLA POESIA ITALIANA Dl OGGI
di Mario Luzi
Introduzione di Fredi Chiappelli
da: Trivium, 1947
N o t a : Mario Luzi è nato a Firenze nel 1914. Ha pubblicato, di critica, L'Opium Chrétien, Modena 1938, e Un'illusione platonica e altri saggi, Firenze 1941; di poesia varie raccolte di versi: La Barca, Modena 1935 (2a ed. 1942), Avvento notturno, Firenze 1940, Un Brindisi, Firenze 1946, Quaderno gotico, Firenze 1947; e infine un libro di prose, Biografia a Ebe, Firenze 1943.
Dino Campana
di Paolo Mayerù
Da: Il Meridiano di Roma, 22 marzo 1942
Enrico Falqui ha curato la terza edizione dei « Canti Orfici » di Dino Campana recentemente pubblicata da Vallecchi di Firenze poi che la seconda edizione – pubblicata dallo stesso Vallecchi nel 1928 a cura e con prefazione di Bino Binazzi – non dovette piacere eccessivamente all’autore il quale dal Manicomio di Castel Pulci si raccomandava di servirsi del testo di Marradi e delle riviste che stamparono I suoi versi per la prima volta, per un raffronto e relativa correzione. L'opera risulta così organica e definitiva secondo, cioè, la struttura che intendeva darle il suo autore.
Dino Campana a Domodossola per la via del Sempione
di Silvano Salvadori
Il 1° marzo del 2013 uscì un articolo sul quotidiano La Stampa, nella cronaca locale della Vald’Ossola, a firma di Francesca Zani dal titolo “Le tracce dell’Ossola nella poesia di Campana – Nei testi dello scrittore toscani “indizi” del suo passaggio fra le valli”. La giornalista cercava di far luce sul passaggio verso la Svizzera del poeta allorché scrisse Domodossola 1915, conosciuta anche come Canto proletario italo-francese. Su uno degli autografi del testo in calce ad una copia del C.O. era scritto “Osteria del gatto rosso”.
Monte Filetto, foto di Leonardo Chiari
Leonardo Chiari
Campana crepuscolare
Signorine, chimere e altri segni dell’amore a Monte Filetto
E questa assenza, nella mia visione, di confini che ben presto avrei stabiliti,
propagava per tutto il gruppo un ondeggiamento armonioso,
la traslazione continua di una bellezza fluida, mobile e collettiva.
Marcel Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore
1. La signorina Jeanne
Jeanne è una ragazza di famiglia nobile che, uscita dal collegio religioso, fa ritorno al castello paterno in Normandia. Qui, la prima notte, si lascia incantare dagli arredamenti, dalla mobilia, dagli arazzi, e soprattutto dalle grandi tappezzerie che sovrastano il suo letto. Dopo averle esaminate attentamente al lume di candela, scopre che vi è raffigurato il mito di Piramo e Tisbe: quell’avventura d’amore tutte le notti avrebbe vegliato sul suo sonno. Poi si corica, ma non riesce a dormire.




