ANCORA A PROPOSITO DELLA STAMPA TOSCANA
Di Athos Gastone Banti
Belfagor
Vol. 7, No. 2 (31 MARZO 1952), pp. 230-232 (3 pages)
Published By: Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l.
NOTERELLE E SCHERMAGLIE
Dolendosi di alcuni accenni che l'autore della rassegna sulla stampa quotidiana toscana aveva fatto in « Belfagor » di settembre 1951 relativamente al «Tirreno», quotidiano indipendente di Livorno, il direttore di quel giornale, Athos Gastone Banti, le aveva indirizzato una lettera polemica che per la sua lunghezza non ha potuto trovar posto né nel numero 6 dell'anno scorso né nel numero 1 del 1952. Perciò il signor Banti ha protestato, con un articolo sul suo quotidiano.
DINO CAMPANA A GIOVANNI PAPINI
[Genova, maggio 1913]
Caro Papini,
Leggendo il vostro Lacerba mi sentivo1 invaso da un senso di rispetto verso l’immortale pedanteria italiana: come maestosa impassibile troneggia nelle vostre truculenze.
Lacerba è un foglio riformatore! Infatti è il perfetto catalogo dei comandamenti dell’Anticristo: così voi dite a tutte le altre pecore che vi leggono o che vi odiano: così fanno dell’arte rivoluzionaria i vostri Govoni ecc. «Le cose che fanno la Primavera»2. Ora Bergson3 direbbe che colle cose che fanno la Primavera non si fabbrica la Primavera.
Margherita C. Lewis
Il Poeta e Margherita
E' apparsa dal nulla la misteriosa corrispondente scozzese di Dino, Margherita C. Lewis
di Paolo Pianigiani
Parlando del carteggio fra Dino Campana e Margherita C. Lewis, in un articolo comparso sul Mondo nel marzo del 1950, Franco Matacottaa scelse un titolo a effetto, ma nella sostanza improprio: Il Poeta e la Pitonessa. Tutto si poteva dire di Margherita C. Lewis, ma non che avesse l'aspetto e il piglio di una pitonessa. Ancora oggi, in quella vecchia foto riapparsa fra le pagine di un suo libro, La Vita Vissuta e Cantata, dove ci guarda con i suoi grandi occhi malinconici e tristi, fa pensare piuttosto a una persona mite e romantica che a una sacerdotessa invasata.
Del carteggio fra Dino e Margherita ci sono rimaste le quattro lettere che la Signora scozzese indirizzò al poeta, dalla sua residenza di Rigoli, in provincia di Pisa. Questa lettere sono state pubblicate una prima volta da Matacotta, nell'articolo appena citato e in seguito da Gabriel Cacho Millet, in Souvenir d'un pendu, per i tipi delle Edizioni Scientifiche Italiane di Napoli, nel 1985.
Franco Matacotta risponde a Vallecchi
dall'Archivio Franco Matacotta
curato da Cino Matacotta

Enrico Vallecchi a Franco Matacotta
Dall'Archivio Franco Matacotta
a cura di Cino Matacotta


Dino Campana è una delle figure più singolari della poesia italiana del Novecento. La sua biografia, spesso deformata da narrazioni familiari e da testimonianze postume di dubbia attendibilità, richiede una lettura critica e documentaria.
Si può partire da una considerazione essenziale: Campana non è stato soltanto un poeta, ma uno sguardo sul mondo capace di trasfigurare la realtà in immagini. La sua poesia non si limita alla parola scritta, ma è profondamente visiva; colore, composizione, luce e movimento si intrecciano in una scrittura che assorbe anche il contatto con i movimenti dell’arte figurativa contemporanea. Non il poeta incompreso consegnato alla leggenda, né l’irregolare travolto dalla propria marginalità: Campana va restituito a un contesto concreto, visivo e storico.
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