CAMPANA NON E’ NATO A BADIA SETTIMO
di Enrico Gurioli
Ho letto con interesse le parole di don Carlo Maurizi sulla proposta di riportare a Marradi i resti di Dino Campana.
Non contesto un solo dato della ricostruzione storica: fu Piero Bargellini, insieme ad alcuni importanti intellettuali italiani, a intervenire perché le spoglie di Campana non finissero nell’ossario e venissero trasferite alla Badia di Settimo. È una pagina importante della storia della fortuna di Campana e va riconosciuta come tale. Ma proprio per questo occorre ricordare quando e in quali circostanze quella scelta avvenne.
Scandicci
Dino Campana, clima teso
Il priore di Badia non ci sta: «No a spostare le spoglie»
Don Carlo Maurizi boccia la proposta via lettera «mai ricevuta» del sindaco di Marradi:
«È stato sepolto qui per volere di Piero Bargellini che mobilitò poeti e letterati»

È un po' come se Firenze volesse riportare indietro le spoglie di Dante. Peccato che nel mezzo ci sia la grande storia, ci siano episodi di vita e cultura, finiti appunto nei libri di storia. Come per Dino Campana. Sepolto a Badia a Settimo, abbazia millenaria, crocevia di vite e destini eccellenti, oggi caposaldo della cultura metropolitana. Abbiano chiesto al parroco della Badia, don Carlo Maurizi, alfiere trentennale della salvaguardia culturale di questo luogo sacro, anche come luogo campaniano, cosa ne pensasse della proposta del sindaco Triberti di riportare le spoglie mortali di Campana a Marradi.
Come lavora il genio
Il Villon ritrovato e altre scoperte nel 140° anniversario della nascita
di Dino Campana
A cura di Leonardo Chiari e Walter Scarpi
Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” Marradi
Editore: Tempo al libro, Faenza, 2026
Era l’11 maggio 2025 quando il Centro Studi Campaniani di Marradi comunicò una notizia clamorosa della quale si occupò la stampa non solo nazionale: la scoperta di inediti campaniani.

Zygmunt Perkowicz. Foto dedicata da Maria Boerio a Eleonora Tallone.
Archivio Tallone Milano, Prov. Aurora Ciliberti
Zygmunt Perkowicz, la Russia, la Granvigna e Dino Campana
Destino di poeti
di Gigliola Tallone
Novembre 2022
Ringrazio Gigliola Tallone per avermi permesso di pubblicare qui, sul sito di Dino Campana, la storia di un artista, esule dal suo paese, Zygmunt Perkowicz: una storia drammatica e triste ma magnifica. Dino ne venne a conoscenza quando andò in visita alla Granvigna e ne rimase molto impressionato; se ne ricorderà nella celebre "lettera di Natale del 1917"
Tutte le immagini provengono dall'Archivio Tallone di Milano
(paolo pianigiani)
Certi avvenimenti straordinari possono solo essere “raccontati”, proprio per aggiungere alla verità il sentimento, l’atmosfera, la natura complessa dei protagonisti. Il contributo del racconto porta ad un ampliamento del quadro troppo ristretto a note e documenti, e si propone di restituire a un indimenticabile antico amico di famiglia, la sua anima. Per la fedeltà ai fatti che menziono, a voi giudicare, leggendo la piccola monografia di Zygmunt Perkowicz dedicatagli dallo storico del risorgimento, Terenzio Grandi, esperto e inimitabile appassionato di Giuseppe Mazzini, a cui resto fedele e di cui riporto alcuni punti importanti. Egli conobbe e frequentò Zygmunt nell’ambiente intellettuale italiano-polacco di Milano di Nictopolion Maffezzoli ed era testimone delle sue frequentazioni e amicizie. (cfr. Terenzio Grandi,“Un viandante dell’Ideale: Zygmunt Perkowicz, Milano Casa Editrice Risorgimento, 1917.)
Guido Tallone in Calle Querini a Venezia
di
Gigliola Tallone
Introduzione all’articolo “Ritratto di un pittore” di Adolfo Franci
Il 4 febbraio del 1943 una bomba, lasciata cadere da un aereo americano, forse solo per scaricare il peso ferale, distrugge un’ala della nostra casa di Alpignano in via Arnò, provocando il crollo sulla cantina dove furono sepolte Milini Tallone Ferrari con la figlia Allegra, e otto vicini di casa.

CACHO MILLET Gabriel, L’altro Campana,
trad. di Leonardo Cammarano,
in «Prospettive Settanta». III,
n° 1, gennaio-marzo 1977, pp. 93-109
Ringrazio Cino Matacotta per avermi inviato questo articolo di Gabriel, tradotto dall'originale spagnolo da Leonardo Cammarano, la Fondazione Gramsci di Roma per avere permesso la copia dalla rivista Prospettive Settanta, e Andreina Mancini che, con la solita impagabile pazienza, ha rivisto le bozze.
(p. p.)
Evocare il nome di Dino Campana (1885-1932) significa evocare un “nomade” fuggitivo che fu anche poeta (letto finora soltanto da una élite, sebbene si sia sempre avuta l'impressione che si trattasse di un "proletario a modo suo" che uccise in sé la preoccupazione del domani vivendo alla giornata, e dormendo sotto un ponte o un pagliaio).
ANCORA A PROPOSITO DELLA STAMPA TOSCANA
Di Athos Gastone Banti
Belfagor
Vol. 7, No. 2 (31 MARZO 1952), pp. 230-232 (3 pages)
Published By: Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l.
NOTERELLE E SCHERMAGLIE
Dolendosi di alcuni accenni che l'autore della rassegna sulla stampa quotidiana toscana aveva fatto in « Belfagor » di settembre 1951 relativamente al «Tirreno», quotidiano indipendente di Livorno, il direttore di quel giornale, Athos Gastone Banti, le aveva indirizzato una lettera polemica che per la sua lunghezza non ha potuto trovar posto né nel numero 6 dell'anno scorso né nel numero 1 del 1952. Perciò il signor Banti ha protestato, con un articolo sul suo quotidiano.
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