Da Saint-Gilles a Froid-Mont, dalla Prigione al Manicomio
BELGIO 1908:
PRIGIONE E MANICOMIO
di Odoardo Spoglianti
da: L'Informatore librario
15 marzo - 15 aprile 1982
Dino Campana sbarcò ad Anversa (Belgio), proveniente da Odessa, imbarcato in Argentina come mozzo, in un giorno e in una stagione imprecisata del 1908.
Siccome aveva abitato per 8 mesi in Argentina da uomo libero, laggiù nella pampa assolata, lui vagabondo intellettuale si precipita, come per rifarsi di un lungo digiuno, al Musée des Beaux-Arts.

Da sinistra Cesarino Tallone in braccio alla governante, Guido (in piedi), Ermanno, il padre Cesare,
Madino, Teresa e Milini, in piedi la madre Eleonora.
Novara, in procinto di partire per l’Isola di San Giulio. Primi ‘900.
Cesare Augusto Tallone
UNA VITA PER IL BEL SUONO ITALIANO
Gigliola Tallone,
giugno 2014 - novembre 2022
Tutte le foto sono dall’Archivo Tallone, eccetto quelle menzionate con diversa provenienza
Ringrazio la mia amica Gigliola per aver rivisitato, ampliato e averne permesso la pubblicazione con l’aggiunta di nuove fotografie inedite,
il testo del 2014 dedicato a Cesare Augusto Tallone, pubblicato sul sito www.archiviotallone.it
(paolo pianigiani)
Cesarino, di indole riflessiva tra i fratelli, ottimo studente, volontà ferrea, nel periodo di studio presso i Salesiani (collegio vescovile di Miasino, poi seminario all’isola di San Giulio per le ginnasiali), cede all’attrazione mistica, tanto da desiderare di votarsi alle Missioni. Il 1908 la madre decide di ritirarlo dal seminario e di iscriverlo coi fratelli Ermanno (Chico) e Alberto (Madino) nel più laico collegio di Chivasso, ma la componente mistica rimarrà ben radicata in Cesarino e sarà sostanza spirituale nella sua futura immersione nel suono e nell’armonia. Il 1910 è iscritto al liceo Beccaria di Milano, dove si diploma con encomio.
In gennaio, sui monti di Dino Campana
4. La neve, un nuovo accompagnatore e il Poeta ormai in un suo altrove
di Andrea Benati Romagnoli

Dicembre 2025 - Luce pomeridiana nella valli del Bidente delle Celle, di Campigna, di Corniolo e di Ridràcoli, dalla cresta del monte dell’Avorgnolo.
In basso il podere Lavacchio.
Foto A.B.R.
Oggi terminiamo di ripercorrere l’escursione del gennaio 1912, verso la Falterona, a cui prese parte Dino Campana. Che, come vedremo, proseguì però altrove. Conosciamo questo episodio della vita di Dino grazie alla costanza e all’intuito di Stefano Drei, che ne ha trovato traccia nelle memorie scritte, nel 1931, dal più giovane dei partecipanti, il fotografo Achille Cattani (A. Cattani, Idealità. La vita di Ernesto ed Anna, Tipografia Faentina, Faenza 1974), memorie citate, sempre da Drei, in un suo prezioso saggio a stampa (S. Drei, Orfeo e il Fotografo, in Dino Campana. Ritrovamenti biografici e appunti testuali, Carta Bianca, Faenza 2014), ripreso poi nel volume curato da Gabriel Cacho Millet (D. Campana, Lettere di un povero diavolo (1903-1931) con altre testimonianze epistolari su Dino Campana (1903-1998), a cura di G. Cacho Millet, Polistampa, Firenze 2011), volume a cui ha dato un decisivo ma sommesso contributo chi ci ospita qui.
IL ROMANZO D'AMORE Dl SIBILLA ALERAMO E DINO CAMPANA
IN
UN VIAGGIO CHIAMATO AMORE, LETTERE 1916-1918
di FABIANA CECCHINI
da: Quaderni d'italianistica, Volume XXX, No. 1, 2009, 109-130
Nello scambio epistolare tra Sibilla Aleramo e Dino Campana realmente avvenuto tra il 1916-1918 e edito nella raccolta Un viagio chiamato amore dalla studiosa Bruna Conti, si riscontrano ricercate pose da innamorati che danno origine ad una storia d'amore al confine tra realtà e creazione letteraria, di cui Sibilla si rivela essere abile artefice e regista. L'intento dell'Aleramo di fare della propria esistenza un'opera d'arte unito alla colta e raffinata complicità intellettuale di Dino Campana, rendono la lettera un luogo in cui proiettare non solo il sentimento di due amanti lontani, ma anche lo spazio in cui Sibilla plasma la sua identità di amante-attrice di un dramma amoroso. La corrispondenza, quindi, come unica testimone del loro idillio realizza la fusione tra vita e arte, trasformando il carteggio Aleramo-Campana nel romanzo del loro amore.
Dino Campana
Storie d'amore e di follia
di
Odoardo Spoglianti
da:
La Domenica del Corriere, n. 46, 14 novembre 1981
a cura di Claudio Mercatali
Notizie Librarie
Taccuino di Dino Campana
di Francesco Tentori
da: La Fiera Letteraria n. 29, 17 luglio 1949
Non è facile parlare di chi fa paura: Campana come Nietzsche, come Hölderlin e tutti i poeti destinati alla dispersione della loro anima, è ancora per noi vicini qualcuno che agita parole di sgomento. Le sue pagine, una fantasmagoria patetica e malinconica tagliata da luci e dal rumore dei ricordi; paesaggi sempre «rivelati» e poi perduti, una memoria d'altra vita, di una terra diversa; un’allegoria dove i simboli e i corpi vivi sono la stessa cosa; una violenza incatenata che si libera nel delirio delle parole.
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