Maura Del Serra su Dino Campana
da "Dino Campana", Il Castoro, 1974 |
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di Maura Del Serra |
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Opere di Dino Campana |
Canti orfici, Marradi, Tipografia Ravagli, 1914. Marradi, Tipografia Ravagli, 1914.
Canti orfici e altre liriche, a cura di Bino Binazzi, Firenze, Vallecchi, 1928, a cura di Bino Binazzi, Firenze, Vallecchi, 1928.
Canti orfici, a cura di Enrico Falqui, Firenze, Vallecchi, 1941.
Inediti, a cura di Enrico Falqui, Firenze, Vallecchi, 1942 (raccolgono il Quaderno e parte dei Taccuini).
Taccuino, a cura di Franco Matacotta, Fermo, Edizione Amici della Poesia, 1949 (raccoglie parte dei Taccuini).
Canti Orfici e altri scritti, a cura di Enrico Falqui, Firenze, Vallecchi, 1952 (l'edizione raccoglie tutta la produzione campaniana precedente, compresi frammenti pubblicati successivamente in riviste).
“ln ogni caso né da vivo e tanto meno da morto, si avrà ragione di me”
di Giuseppe Ramondi
da
La Fiera letteraria, ANNO VIII/numero 24 - giugno 1953, pag. 3
E la leggenda di Campana continua. Continua in braccio ai terrori filologici degli zelanti, o preda della critica che vuole servirsene a rovescio, per sospingere in un mondo di leggenda anche la figura concreta dell'uomo, e tende a interpretare il suo lavoro come il prodotto di una notte del « sabba » futuristico, la facile pazzia del secolo.
Ringrazio l'amico Loris Ciampi per la preziosa collaborazione. (paolo pianigiani)
Il poeta dei prospectus e delle storie
Dino Campana
di Enea Alquati
da: La Rivista di Lecco, rivista bimestrale di Letteratura e Arte,
anno XXV, n. 2-3, Marzo - maggio 1966
I « prospectus » di Dino Campana sono una prosa lirica, ariosa e piena di colori, vivacemente animata da sentimenti organici e da sentimenti spirituali: una rivelazione del colorismo naturalistico. Il vento che « mette in follia le bandiere troppo fitte » è una espressione rappresentativa, intensamente bella e novitosa.
Fiorenza Ceragioli
«OSCAR WILDE A S. MINIATO»
DI DINO CAMPANA
Fiorenza Ceragioli
da Belfagor, vol. 42, no. 1, 1987, pp. 15–27.
Ringrazio Fiorenza Ceragioli per avermi permesso di pubblicare questo suo articolo e Andreina Mancini per l'aiuto a trascriverlo. (p.p.)
Già dalla prima pubblicazione di Oscar Wilde a S. Miniato, che Falqui diede alle stampe nel 1942 insieme ad altri inediti campaniani, il titolo della lirica ha sempre segnalato la presenza, in un luogo ben definito, di un personaggio, Oscar Wilde appunto, che non è invece rintracciabile nel testo vulgato dal Falqui.
Per comodità del lettore riproduco la poesia come appare in quella edizione, con i lievi ritocchi che sono stati apportati nelle successive:
- 1 O città fantastica piena di suoni sordi...
- 2 Mentre sulle scalee lontano io salivo davanti
- 3 A te infuocata in linee lambenti di fuoco
- 4 Nella sera gravida, tra i cipressi.
- 5 Salivo con un'amica giovane grave
- 6 Che sacrificava dai primi anni
- 7 All'amore malinconico e suicida dell'uomo:
- 8 Ridevano giù per le scale
- 9 Ragazzi accaniti briachi di beffa
- 10 Sopra un circolo attorno ad un soldo invisibile.
- 11 Il fiume mostruoso luceva torpido come un serpente a squame;
- 12 Salivamo, essa oppressa e anelante,
- 13 Io cogli occhi rivolti alla funebre febbre incendiaria
- 14 Che bruciava te, o nero alberato naviglio
- 13 Nell'ultime febbri dei tempi o città:
Enrico Falqui con la moglie, la scrittrice Gianna Manzini
Un disgraziato episodio della vita di Campana
di Enrico Falqui
La Fiera Letteraria, domenica 27 marzo 1960
Disgraziatamente la follia cominciò presto a battere alla porta del poeta Dino Campana. Il primo referto medico di cui si abbia notizia dopo quanto iI babbo ebbe a dichiarare fin dal 1900 al professor Brugia del Manicomio di Imola — reca la firma del professor Vitali, risale al 1906 e diagnostica: «una forma psichica a base di esaltazione, per cui si rende necessario il riposo intellettuale, l'isolamento affettivo e morale, e l'uso di preparati bromici».
Giuseppe Ungaretti con Mario Petrucciani
Figure di Campana
Ricordo del “Poeta visivo”
di Mario Petrucciani
da La Fiera Letteraria, 10 Giugno 1951
Forse dall'aver individuato l'irrazionalismo come primogenio suscitatore degl'incontrl campaniani con Carducci, nell'uso dell’aggettivo, il De Robertis fu tratto ad accentuare nelle prime prose del poeta di Marradi Ia manifestazione delle sue « potenti qualità dl visivo », originariamente ancora disperse, ma più tardi assunte in funzionali equilibri ed purificate nella sospesa armonia di Piazza Sarzano.
Testimonianza a Campana
di Raffaello Franchi
da
Campo di Marte, 15 agosto 1938
Dino Campana e stato uno dei più forti amori letterarii della mia adolescenza; forse il più forte, considerando che ebbi la ventura di conoscere assai davvicino questo singolarissimo uomo e fortissimo poeta le cui stranezze, liricamente logiche ma cosi dissonanti dal mondo dei borghesi puri e da quello che con profondo rispetto della sua tragica pazzia chiamerei dei pazzi domestici, estensori di paradossi a buon mercato e di arditismi poetici a rime e immagini obbligate, hanno già fatto correre troppo inchiostro perchè io ritocchi al ritratto della sua figura mitologica e faunesca.
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