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DINO CAMPANA e SIBILLA  ALERAMO 

 

 

di Paolo Puppa

 

 

Tratto da "Lettere impossibili" di Paolo Puppa (2009, Gremese editore)

 

 

 

 

Per accedere alla

 conferenza clikkare qui

 

 

Da un piccolo fascicolo con copertina rosa, trovato dagli eredi tra i faldoni di Sibilla Aleramo, è emersa di recente una lettera vergata in carta da pacchi e con una scrittura un po’ sconnessa, datata 3 aprile 1927. Nel testo, spiccano ai lati macchie di sugo e di polpette. 

 

 

Signora, Signora, Signora, la primavera si sveglia pure qua, in questo tetro stanzone. Io la vedo oltre le sbarre di ferro, oltre i vetri spessi. Nel tanfo della camerata, tra i sospiri e i sordi respiri dei pazzi addormentati, l’oro e l’azzurro dei decrepiti crepuscoli si cambiano in verde. E allora debbo scrivervi, perché una dolcezza acuta mi  torce  i nervi, mentre   invoco la piaga e il fiore delle vostre labbra. Chi vi scrive, Matrona, è Dino e poi Carlo e poi   Giuseppe e poi e poi Campana. E’ stato mio fratello Manlio che m’ha rapito, rapito, rapito a me la madre, la Fanny crudele e fuggitiva. Certo, con lei sono stato un po’ primitivo. Come con voi talvolta.

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Giuseppe Ungaretti

 

 

Ungaretti e Campana 

 

di 

 

Mario Petrucciani

 

da:

 

Lettere Italiane

 

Vol. 34, No. 1, GENNAIO-MARZO 1982

 

Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l.






  1. PER UNA TESI DI LAUREA.

 

Nelle circa novecento pagine della prosa teorica e critica di Ungaretti — lungo un arco che copre oltre cinquanta anni del secolo — non compare il nome di Campana. Eppure è Nel nome di Campana, il quale avrebbe potuto darci « un libro come tanti di quel tempo di passaggio dal crepuscolarismo al futurismo » — ha scritto Bo1 — che la poesia italiana moderna ha compiuto uno dei suoi eccezionali dirottamenti.

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LA CHIMERA NEI «CANTI ORFICI» DI DINO CAMPANA

 

di Neuro Bonifazi

 

 

 

Dall'epoca romantica in poi, nel corso del secolo XIX e oltre, in Europa, i mitici mostri dell' antichità (Medusa, Chimera, Sfinge, Gorgone, Sirena, ecc.) diventano, nell'immaginario dei poeti, i simboli della loro concezione della bellezza in genere, di quella femminile in specie, della Donna e dell'eros. A cui si aggiungono le immagini emblematiche ed evocative dei grandi artisti, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Dürer, ecc., e in particolare, a un certo punto, l'immagine della Gioconda.

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Una musica che conduce la poesia di Campana

 

Francesco Nicolini

 

Su Otto studi di Carlo Bo

Critici del Novecento

Atti del Colloquio, 4 dicembre 2008, Alma Mater Studiorum 

Università di Bologna, Petali 3, Aspasia, 2011

 

 

Ringrazio Adriano Maini per avermi permesso di pubblicare questo articolo, dal suo blog

Piccola Antologia

(paolo pianigiani)

 

 

Alcune generiche informazioni sul libro di cui mi accingo a parlare possono aiutare la comprensione del ragionamento che vorrei proporre.

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 inediti vallecchi1

 

 

 

Per una nuova edizione del «Quaderno» di Campana

 

Testimoni e varianti di tradizione

 

 di

Susanna Sitzia

 

da: OBLIO I, 2-3

"Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiano Otto-Novecentesca", 2011

 

 

La raccolta poetica di Dino Campana nota con il titolo Quaderno è stata pubblicata nel 1942 da Vallecchi nel volume Inediti curato da Enrico Falqui. Il titolo redazionale non deve suggerire un legame d’identità tra il Quaderno, che è l’edizione della raccolta, e l’autografo. Il manoscritto che conteneva quarantadue testi in versi e uno in prosa era un quaderno scolastico, anepìgrafo, mutilo, «pieno zeppo», riferisce Falqui, della scrittura di Campana; è un’anomalia che nel manoscritto non figurasse il nome del poeta. Negli Inediti, peraltro, la censura è intervenuta a sottrarre «un’espressione molto violenta» (p. 313) dalla poesia che nel manoscritto conteneva la principale nota di possesso: «il mio libro» (p. 139).

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Uno psichiatra tenace biografo di un grande poeta

 

Alcune riflessioni sui rapporti tra Carlo Pariani e Dino Campana

 

di Andrea Marzi 

 
Immagine anteprima
 
da "Salvo Imprevisti",
quadrimestrale di poesia,
anno XI-XII, sett. ’84 – apr. ‘85

 

"Chinan l’ore: col sogno vanito
china la pallida sorte". 
Dino Campana

 

 

 

 

Prima di incontrare Dino Campana nel 1926 a Castel Pulci, lo psichiatra Carlo Pariani1 aveva già avuto contatti con l’arte e gli artisti. Fin dai primi del ‘900 - esattamente nell’aprile del 1907 - aveva pubblicato nella Rivista di Patologia Nervosa e Mentale un articolo su uno scultore affetto da neurosifilide e, nell’aprile del 1913, nella stessa rivista, era apparso un lungo e dettagliato articolo su un pittore e scultore toscano, Pio Galeffi, da più di quarant’anni ospedalizzato per "demenza precoce", l’attuale schizofrenia.

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APPUNTI PER LA CHIMERA

 

di Silvano Salvadori

 


Tanti sono stati i tentativi critici di spiegare questa poesia di Campana, ma è difficile che la logica della filologia possa sondare i processi creativi che pescano in universi spesso sconosciuti allo stesso poeta.
Giovanni Cecchetti1 afferma come nel procedimento associativo della poesia campaniana:

“il senso della parola sfugge anche a chi lo scrive, perché non esiste più, perché la parola stessa viene riassorbita dal suo etimo di “parabula”, di immagine, di tensione significante, che suscita un’altra tensione, finché si ha quasi uno sfavillio di colori e di luci e di tenebre, come un gioco di riflessi che si succedono richiamandosi l’un l’altro e creando successivi strati scorrenti – finché non svaniscono”.

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  1. QUALE E’ IL PAESE DI CHIMERA?
  2. Maria Teresa Imbriani: Le rose, la chimera e il viaggio: il dannunzianesimo rivissuto di Dino Campana
  3. DINO CAMPANA: PER UNA BIBLIOTECA GLOBALE
  4. Mario Petrucciani: Campana le parole, la lunga marcia

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