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 inediti vallecchi1

 

 

 

Per una nuova edizione del «Quaderno» di Campana

 

Testimoni e varianti di tradizione

 

 di

Susanna Sitzia

 

da: OBLIO I, 2-3

"Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiano Otto-Novecentesca", 2011

 

 

La raccolta poetica di Dino Campana nota con il titolo Quaderno è stata pubblicata nel 1942 da Vallecchi nel volume Inediti curato da Enrico Falqui. Il titolo redazionale non deve suggerire un legame d’identità tra il Quaderno, che è l’edizione della raccolta, e l’autografo. Il manoscritto che conteneva quarantadue testi in versi e uno in prosa era un quaderno scolastico, anepìgrafo, mutilo, «pieno zeppo», riferisce Falqui, della scrittura di Campana; è un’anomalia che nel manoscritto non figurasse il nome del poeta. Negli Inediti, peraltro, la censura è intervenuta a sottrarre «un’espressione molto violenta» (p. 313) dalla poesia che nel manoscritto conteneva la principale nota di possesso: «il mio libro» (p. 139).

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Uno psichiatra tenace biografo di un grande poeta

 

Alcune riflessioni sui rapporti tra Carlo Pariani e Dino Campana

 

di Andrea Marzi 

 
Immagine anteprima
 
da "Salvo Imprevisti",
quadrimestrale di poesia,
anno XI-XII, sett. ’84 – apr. ‘85

 

"Chinan l’ore: col sogno vanito
china la pallida sorte". 
Dino Campana

 

 

 

 

Prima di incontrare Dino Campana nel 1926 a Castel Pulci, lo psichiatra Carlo Pariani1 aveva già avuto contatti con l’arte e gli artisti. Fin dai primi del ‘900 - esattamente nell’aprile del 1907 - aveva pubblicato nella Rivista di Patologia Nervosa e Mentale un articolo su uno scultore affetto da neurosifilide e, nell’aprile del 1913, nella stessa rivista, era apparso un lungo e dettagliato articolo su un pittore e scultore toscano, Pio Galeffi, da più di quarant’anni ospedalizzato per "demenza precoce", l’attuale schizofrenia.

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APPUNTI PER LA CHIMERA

 

di Silvano Salvadori

 


Tanti sono stati i tentativi critici di spiegare questa poesia di Campana, ma è difficile che la logica della filologia possa sondare i processi creativi che pescano in universi spesso sconosciuti allo stesso poeta.
Giovanni Cecchetti1 afferma come nel procedimento associativo della poesia campaniana:

“il senso della parola sfugge anche a chi lo scrive, perché non esiste più, perché la parola stessa viene riassorbita dal suo etimo di “parabula”, di immagine, di tensione significante, che suscita un’altra tensione, finché si ha quasi uno sfavillio di colori e di luci e di tenebre, come un gioco di riflessi che si succedono richiamandosi l’un l’altro e creando successivi strati scorrenti – finché non svaniscono”.

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QUALE E’ IL PAESE DI CHIMERA?

 

di Silvano Salvadori

 

2008

 

 

È quel paese dove perdesi l’anima fantasticando; è quel paese dove l’anima nostra dai suoi abitanti è trattenuta in un abbraccio stretto. È quel paese di cui sono re gli “esseri” della visione di Ezechiele, i Quattro Viventi; tutti esseri alati: il corpo vivo (Uomo), il corpo ruggente la parola (Leone), il corpo sacrificale di vittima (Toro), il corpo mistico e visionario (L’aquila).

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Le rose, la chimera e il viaggio: il dannunzianesimo rivissuto di Dino Campana

 

di Maria Teresa Imbriani

 

Archivio d’Annunzio

Vol. 9 – Ottobre 2022

 

 

La primavera lo eccita come il caffè, unico «vizio» di Dino ventenne. Le sue passeggiate s’allungano verso Settignano, verso Fiesole. Forse un giorno gli capita d’imbattersi in un cavaliere solitario seguito da due levrieri e di riconoscere Gabriele d’Annunzio: ma quell’incontro – se avviene – non lascia traccia nella memoria. Nella primavera del 1905 l’infatuazione giovanile di Dino per d’Annunzio (idolo di ben due generazioni, quella di Dino e quella successiva) è già̀ di fatto svanita; né riuscirà̀ a ravvivarla, undici anni più̀ tardi, la dannunziana Sibilla con le sue declamazioni notturne delle Laudi.

(Vassalli 1984, 65)

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Cristophe Mileschi

 

DINO CAMPANA:

PER UNA BIBLIOTECA GLOBALE

 

di  Christophe Mileschi

 

da: Biblioteche reali, Biblioteche immaginarie

Tracce di libri, luoghi e letture

 

a cura di Anna Dolfi

 

Firenze University Press

2015

 

      Entravo, ricordo, allora nella biblioteca.

Dino Campana, Dualismo1

 

È ormai ammesso dalla critica che il testo dei Canti Orfici è intriso di rimandi ad opere altrui, o, per dirla con Gianni Turchetta, «carico e forse perfino sovraccarico di reminiscenze culturali»2. Il fenomeno intertestuale nella scrittura campaniana è talmente massiccio da non sfuggire — e da non essere quasi mai sfuggito — a nessuno: dalla citazione esplicita del nome di altri poeti, scrittori o artisti (Michelangelo, Dante, Leonardo da Vinci, Maupassant, Jammes, D'Annunzio, per fare solo alcuni nomi, nell’ordine in cui compaiono nella raccolta), alla ripresa testuale o al rifacimento scoperto (oltre ai precedenti, alla rinfusa, Baudelaire, Rimbaud, Freud, Goethe, Verlaine, Carducci, Pascoli, Mallarmé, Nerval, Whitman...), fino ad accenni, non solo letterari, più o meno decifrabili a seconda delle conoscenze e dei riferimenti di chi legge, e via di seguito verso echi segreti che potrebbero alludere, come avremo modo di precisare in questa sede, al processo stesso della scrittura.

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ungaretti e petrucciani anni 50

 

Mario Petrucciani: Campana le parole, la lunga marcia

 

Mario Petrucciani, Per la poesia

Studi  1943-2001

a cura di Corrado Donati e Alberto Petrucciani, tre volumi

Metauro Edizioni, Pesaro 2011

Prefazione di Franco Contorbia             

 

La notte sta in apertura del libro di Campana: lampeggiante segnale biografico-simbolico. Notturni, subito dopo, è l’insegna della seconda sezione dei Canti Orfici. Non basta: nella prima pagina di questo comparto, precisamente ai versi 17-18 de La Chimera, Campana ha fissato una sorta di proprio identikit:

 

io poeta notturno

vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo

 

Ora si dà il caso che in questa espressione, certamente essenziale come dichiarazione di poetica, ricorrano due termini che figurano già nel proemio, v. 42., del De rerum natura di Lucrezio, là dove il poeta annuncia la propria teoresi scientifica e filosofica epicurea, quindi in un passo anche esso intenzionalmente investito di determinazione programmatica.

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  1. Raffaello Franchi: Destino e poesia di Dino Campana
  2. Maria Carla Papini: DAI NOTTURNI DI CAMPANA ALLA NOTTE DI UNGARETTI
  3. Giorgio Luti su Dino Campana
  4. Mario Luzi: SITUAZIONE DELLA POESIA ITALIANA Dl OGGI (1947)

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