
SITUAZIONE DELLA POESIA ITALIANA Dl OGGI
di Mario Luzi
Introduzione di Fredi Chiappelli
da: Trivium, 1947
N o t a : Mario Luzi è nato a Firenze nel 1914. Ha pubblicato, di critica, L'Opium Chrétien, Modena 1938, e Un'illusione platonica e altri saggi, Firenze 1941; di poesia varie raccolte di versi: La Barca, Modena 1935 (2a ed. 1942), Avvento notturno, Firenze 1940, Un Brindisi, Firenze 1946, Quaderno gotico, Firenze 1947; e infine un libro di prose, Biografia a Ebe, Firenze 1943.
Nella generazione di poeti che segue quella di Montale, di Ungaretti, di Saba, cioè in quella che era dei giovani fino a ieri, e tocca adesso la soglia dell'età adulta, il nome di Luzi è fra i più importanti. L'intensa e inquieta ricerca che ha caratterizzato nei suoi primi dicci anni la vita di questa nuova poesia ha trovato in Luzi il più profondo e il più tenace esponente. Ora in questo suo studio egli ci mostra la posizione dei nuovi poeti di fronte agli immediati predecessori, nella luce dell'intera tradizione della poesia italiana e di fronte a sé stessi.
Nelle prime Pagine del saggio (pp. 203—209) egli ci descrive esplorandola tutta, dall’interno, qual’è l'essenza del mondo poetico che si formò in Italia dopo il periodo dannunziano, tra le due guerre mondiali; per poi far vedere (pp. 203—213) come questo mondo poetico si presentò agli occhi dei più giovani e in qual modo la loro nuova poesia vi si confronta.
Egli comincia con l'accennare (pag. 203—204) allo stato tumultuoso di polemiche in cui si è trovata a vivere la poesia italiana fra le due guerre, e come sia difficile inserirla nelle tradizione Poetica italiana. E rileva l'errore della maggioranza dei critici nel vedere tale poesia come un normale svolgimento di quella tradizione formale.
Proprio nell'evitare tale errore ha un significato (pag. 204) la critica ermetica, dice Luzi; e insiste sulla mancanza di una Poetica dell'ermetismo come scuola stilistica, e sulle ragioni per cui la formula stessa di ermetismo è inopportuna.
Ma, egli dice, se l'ermetismo, se la poesia italiana moderna non è, se non amaramente, una scuola, in cosa consiste la comune modernità, il tono che oggi fa uniti e vivi tanti poeti in sé diversi e soli, come Campana, Rebora, Ungaretti, Montale ecc.?
La loro comune esperienza (Pag. 206—207), che pure in ciascuno prende aspetti differenti, è la «coscienza» della squallida e tragica immagine dell'uomo moderno nel mondo che lo circonda e lo isola: immagine che la poesia italiana della fine dell'800 aveva tradita, rinunziando ad assumerne la coscienza, la responsabilità, la disperazione. La troviamo invece nelle varie voci di Campana, Ungaretti, Montale.
I caratteri di questi poeti (Pag. 207—208) rispetto alla tradizione, alle correnti simboliste, al modo di vedere il mondo della realtà stanno alla base del loro linguaggio così diverso da quello dei poeti che li precedevano.
E come si presentò il mondo di questi poeti ai più giovani? Luzi svolge (Pag. 209—210) una serie di osservazioni sul soggettivismo caratteristico della loro poesia, e su come esso contrasta con le esigenze nuove, più aperte; ad uno solo non è mancata una espressione più completa, Dino Campana, ed in lui i più giovani hanno sentito una risposta al loro vitale bisogno di libertà e di movimento.
Una poesia di Campana, citata per intero, serve a testimoniare il gusto di lettura della generazione di Luzi per quanto riguarda questo periodo di poesia, e la necessità di un senso più vasto della vita come materia poetica.
In questa diversità (Pag. 211—212) di esigenze consiste principalmente il trapasso ai poeti nuovi ed il loro atteggiamento attuale; essi non si sono limitati a derivare da Montale o da Ungaretti un'evoluzione stilistica, un «tecnicismo letterario», come alcuni di un tempo intermedio.
Come con una felice sorpresa Luzi constata nell'ultimo libro di Ungaretti il timbro della nuova voce, come se il poeta avesse saputo ancora una volta avvertire ed esprimere i fermenti del nuovo tempo.
— I più importanti degli altri poeti di cui si parla nel saggio sono, cronologicamente, i seguenti:
— Dino Campana, nato nel 1885 a Marradi (Toscana), morto nel 1932. Le sue opere sono state raccolte completamente in due volumi a cura di E. Falqui, Firenze 1942
Giuseppe Ungaretti, nato ad Alessandria d'Egitto nel 1888. Le sue opere in edizione definitiva sono stampate presso Mondadori e ne sono apparsi tre volumi. ln prosa, Scritti di viaggio e di letteratura, in cinque volumi.
Eugenio Montale, nato a Genova nel 1896. Opere princip., Ossi di seppia (1925), Le Occasioni (1939), Finisterre (1943).
— Salvatore Quasimodo, nato a Siracusa nel 1901. Opere Princip., Acque e terre (1930), Oboe sommerso (1932), Erato e Apollion (1936), Ed è subito sera (1942), Con il piede nemico sopra il cuore (1946).
— Leonardo Sinisgalli, nato a Montemurro (Lucania) nel 1908. Op. princ., 18 Poesie (1936), Poesie (1938), Campi Elisi (1939), Vidi le Muse (1944), Horror Vacui (1945), Fiori pari fiori dispari (1945), Nuovi Campi Elisi (1947).
Il gruppo dei più giovani, oltre a Luzi stesso, comprende:, — Alfonso Gatto, nato a Salerno nel 1909. Opere princip., Isola (1932), Morto ai paesi (1937), Poesie (1939 e 1941); alcuni libri di prose, come La sposa bambina (1943).
— Vittorio Sereni, nato a Luino (Varese) nel 1913. Opere: Frontiera (1941); Poesie (1943); Diario di Algeria (1947).
— Alessandro Parronchi, nato a Firenze nel 1914. Opere di poesia: I giorni sensibili (1941); I visi (1943)
Evidentemente Luzi avrebbe potuto far molti più nomi se la sua intenzione fosse stata di tracciare una rassegna. Ma non era una rassegna che gli premeva; e a chi volesse un quadro particolareggiato e insieme rapido degli «effettivi» di questa poesia, possiamo consigliare l'Antologia della poesia italiana contemporanea, due volumi a cura di G. Spagnoletti, Vallecchi editore, Firenze, 1946.
Mario Luzi su Trivium 1947