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Appendice agli Inediti del 1942: i manoscritti

 

Nella Appendice, alla fine del volume Inediti, edito da Vallecchi nel 1942, Enrico Falqui inserì una serie di riproduzioni di manoscritti originali in suo possesso. Si tratta di:

 

  • una lettera (non spedita e ritrovata dai familiari di Dino) con due poesie, scritta da Genova alla rivista La Lettura

  • quattro pagine del Quaderno,

  •  alcune lettere con testi poetici indirizzate a Mario Novaro, il direttore della Riviera Ligure.

 

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Voce

di DinoCampana

 

di

Francesco Monterosso

 

Paese Sera 18 Luglio1952

 


 

Ringrazio l'amico Paolo Magnani di avermi inviato questo rarissimo documento, scritto da Franco Matacotta nel 1952 con lo pseudonimo di Francesco Monterosso.

(p.p.)


 

AI PRIMI DI GENNAIO 1918, Il poeta Dino Campana, il vagabondo, il ribelle, il cosidetto folle, esaurite tutte le possibilità di resistenza alla drammatica battaglia della sua vita e della sua poesia, entrava nel manicomio di Castelpulci, a trentatrè anni di età. Mai s'era dato ancora nella storia delle nostre lettere un destino tanto tragico e tanto precocemente concluso. La nostra letteratura è stata sempre di solare equilibrio. Nemmeno la rapinosa e voluttuosa follia del Tasso valse a spezzare questa fatalità olimpica del nostro orizzonte poetico. Campana è stato, davvero, il primo ingresso delle ombre e delle Furie nei giardini chiari e sereni delle nostre lettere.

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Segnalato dall'amico Paolo Magnani, la recensione sul Sole 24 Ore del 21 Giugno 2020, alla

Vita Oscura e luminosa di Dino Campana Poeta,

di Gianni Turchetta, Bompiani, Milano

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 montano foto

 Firenze 1914

di


Lorenzo Montano

 

da “La Nuova Antologia”, 1954, fascicolo 1837, pp. 73-80


Ci vorrebbe il genio d’uno Stendhal d’un Tolstoi, e forse non basterebbe, per rappresentare a chi non l’ha provato il senso di stabilità da cui era pervaso il mondo fino alla prima guerra mondiale. Mondo ormai ridotto ad una sottilissima scorza ad opera di Marx e di Nietzsche, il Marx dei benestanti, per tacere di tarli più antichi; ma la compattezza e la solidità della nostra illusione non erano intaccate. Il futuro si apriva dinanzi a noi a perdita d’occhio, per generazioni senza numero, variato magari da sviluppi tecnici e sociali (la più parte desiderabili) ma sostanzialmente immutabile.

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Benvegnù

 

Damiano Benvegnù: uno spettacolo per Dino Campana

 

intervista di Paolo Pianigiani

Testo di Damiano Benvegnù Musiche di Mauro Pandolfino

 

Damiano Benvegnù: voce narrante


Mauro Pandolfino: chitarre acustiche, mandolino e voce

 

La storia del poeta Dino Campana (Marradi 1885- Castel Pulci 1932), ripercorsa attraverso la sua stessa opera.
Il lavoro composto ed articolato, oltre che eseguito, da Damiano Benvegnù, Mauro Pandolfino e Stefano Scanu, vede la ricostruzione della vita rocambolesca e tragica del poeta e dell'uomo Campana, anche attraverso l'utilizzo di materiale e di testimonianze dell'epoca, ma concentrandosi in particolar modo sulla lettura ed il commento di brani scelti dal suo unico, fondamentale, libro: i "Canti Orfici".

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  • Francesco Muzzioli: Il problema dell'allegoria in Campana
  • Silvio Ramat: Campana nella tradizione novecentesca
  • Paolo Emilio Poesio: Così Campana Dino vive
  • Paolo Pianigiani: La Repubblica delle fotografie sbagliate

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