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Il pittore Gordigiani con Michele Campana

Il pittore Eduardo Gordigiani con Michele Campana 

 

Michele Campana, nel 130° anniversario della nascita

 

di Micaela Pazzi

 

da: Università popolare S.Domenico

 

28° ALMANACCO 1988 - 2015

 


Anno importante per i Campaniani, Marradi prima e Modigliana poi, hanno festeggiato i due cugini di cui quest’anno ricorreva il 130° anno di nascita. 

Il primo Convegno/Mostra documentaria, si è tenuto appunto a Marradi presso il Centro Studi Campaniani e Museo Artisti per Dino Campana, Sabato 27 giugno 2015, la mostra è rimasta aperta fino al 23 agosto. La seconda tornata, in forma un po’ differente dalla prima, si è tenuta a Modigliana dal Sabato 29 agosto al 27 settembre 2015, nell’Ex Chiesa di San Rocco - Sala Pietro Alpi a Modigliana.

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Tra strade e chiese di Montesangiusto, ragazze al deschetto del calzolaio

 

La stranezza di una industria marchigiana che

dalla prima guerra europea fu affidata alle donne

 

di Franco Matacotta

 

Pubblicato su "La Voce d'Italia", 12 Ottobre 1941, pag. 3

 

 

MONTESANGIUSTO, ottobre.

 

Cento casette, un campanile, una cinta antichissima di mura. Monturano, Santelpidio, Montegranaro, Montesangiusto: quattro piccole patrie della calzatura ita­liana a mano. Non che vi sia sconosciuta la lavorazione meccanizzata, anzi da qualche anno vi funzionano grandi laboratori, che tentano di seppellire nell'ombra l'al­tra industria nativa, che è stata e rimane la singolarità e l'orgoglio di quei luoghi.

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Bruna  Conti, fra l’essere e il non essere…

 

di Paolo Pianigiani

 

 

Può succedere che su questo sito dedicato a Campana scorra inchiostro avvelenato; di recente ce la siamo presa con i sedicenti uffici della cultura, che han messo sui muri il solito Filippo Tramonti al posto del nostro Dino. Non si sono nemmeno scusati… Ma la colpa è nostra, diamo per scontato che chi scrive di letteratura sia informato o, nel caso, si informi… e invece no, la razza dei cialtroni ancora imperversa, come ai tempi di Campana. E purtroppo ha ancora fra le mani le leve del potere…

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Marradi, via Celestino Bianchi nei primi anni del '900

 


 

1909, Dino Campana arrestato a Biforco

 

Il ricovero coatto del poeta dopo l'ennesima sfuriata

 

ricerca di Claudio Mercatali

 

 

Inizia con questo articolo, già pubblicato sul blog della Biblioteca di Marradi, la collaborazione con Claudio Mercatali, attento e curioso reporter di cose e fatti intorno a Dino Campana lassù, nel suo paese, a Marradi. Sono particolamente contento di ripubblicare i testi e le splendide immagini conservate da Claudio, tutte di prima mano. Sono assolutamente impagabili e rientrano in pieno negli scopi e nello spirito che il campanadino.it si è voluto dare fin dal suo inizio, nel lontano 2005. (paolo pianigiani)

 


Nella primavera del 1909 Dino Campana, da poco ritornato dall' Argentina, era a Marradi più agitato che mai. Non passava giorno senza leticare e le discussioni finivano spesso in una sfuriata tremenda. Non si ha notizia che Dino abbia ferito qualcuno, però nell' aprile 1909 le escandescenze fuori misura provocarono l'intervento dei Carabinieri. La caserma era nella casa bianca in fondo alla foto qui sopra e sulla la porta si intravede lo stemma dell' Arma.

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lettera a Meriano

 

 

[Marradi, maggio 1916]

Caro Meriano,

   chi crede che quel coso a cui tu pensavi traversando il ponte vecchio debba essere messo nella calce viva è mio amico, chi non lo crede è mio nemico. E te lo provo. Mesi fa, assai più ammalato di ora chiesi a Binazzi che mi facesse entrare in un ospedale di Bologna. Ero senza mezzi e lui invece di farmi fare una sottoscrizione per cento miserabili lire d’ingresso mi rispose con una volgare lettera evasiva. Questo fatto ti potrà illuminare a che cosa servano i critici, specie fiorentini.

   È vero che dice che sono il primo poeta d’Italia ma io preferisco essere l’ultimo poeta della Papuasia piuttosto che avere tali colleghi. Come vedi ho deciso di esser sincero contro tutto. Forse avrai immaginato che sono un gentiluomo e non lavoro per me. Dunque... dà su tutta la brigata e ti saluto.

E digli che vada a far il granduomo al suo paese: in Romagna non ci entrerà Papino né lui. Saluta Ravagli1

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Introduzione ai Canti Orfici

 

di Gabriel Cacho Millet

 

 

Per l'edizione Anastatica del Centenario degli Orfici, curata dall'amico Dino Castrovilli, a Gabriel fu chiesta l'introduzione. Era l'occasione per tirare le somme, per un discorso finale su Dino Campana.

L’Introduzione, la Nota biografica e la Scelta bibliografica che qui si ristampa con lievi variazioni sono ricavate da Dino Campana, Il cantore vagabondo, a cura di Gabriel Cacho Millet, Vol. nº. 35 della Collana Un secolo di poesia, a cura di Nicola Crocetti, Edizione speciale per il Corriere della Sera, Milano 2012, pp. 5-17, 167-171, 172-180.

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foto ritratto costetti 

Dino Campana, ritratto di Giovanni Costetti

Proprietà Centro di Studi campaniani Enrico Consolini, Marradi

Foto di Claudio Corrivetti, Roma

 

 

 

Giovanni Costetti: I Canti Orfici di Dino Campana

 


Pubblicato su "LA TEMPRA" (Pistoia), II, 1915, 1, pp. 6-7

 

Credo che un giudizio di pittore sopra un’opera di poesia pos­sa interessare forse più della critica d’un letterato o d’un filo­sofo. E più facile all’artista di avere di essa un’opinione meno logica, più istintiva, più passionale.

Mi pare che la critica diventi spesso arido esame di difetti o qualità tecniche e agisca dietro certi presupposti malsicuri. In­fatti a seconda di certi suoi dogmi mutevoli ammette o nega valori che anche negati o ammessi non distrugge o non affer­ma durevolmente.

Le forbici del critico cosiddetto competente, tagliano spesso male, o troppo o insufficientemente.

Il critico non dovrebbe esistere perché non è un uomo d’intuizione, e l’opera d’arte vera è sempre intuitiva. Ma forse la ragione materiale di esi­stere del critico è l’opera d’arte voluta cioè falsa che è sovrab­bondante e che bisogna condannare.

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  • Giuseppe Ravegnani: La Poesia e la Pazzia di Campana
  • L'edizione in Cofanetto del Centenario degli Orfici
  • Gleiton Lentz e la traduzione in portoghese de La Chimera
  • Le mie lettere sono fatte per essere bruciate...

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