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Introduzione ai Canti Orfici

 

di Gabriel Cacho Millet

 

 

Per l'edizione Anastatica del Centenario degli Orfici, curata dall'amico Dino Castrovilli, a Gabriel fu chiesta l'introduzione. Era l'occasione per tirare le somme, per un discorso finale su Dino Campana.

L’Introduzione, la Nota biografica e la Scelta bibliografica che qui si ristampa con lievi variazioni sono ricavate da Dino Campana, Il cantore vagabondo, a cura di Gabriel Cacho Millet, Vol. nº. 35 della Collana Un secolo di poesia, a cura di Nicola Crocetti, Edizione speciale per il Corriere della Sera, Milano 2012, pp. 5-17, 167-171, 172-180.

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foto ritratto costetti 

Dino Campana, ritratto di Giovanni Costetti

Proprietà Centro di Studi campaniani Enrico Consolini, Marradi

Foto di Claudio Corrivetti, Roma

 

 

 

Giovanni Costetti: I Canti Orfici di Dino Campana

 


Pubblicato su "LA TEMPRA" (Pistoia), II, 1915, 1, pp. 6-7

 

Credo che un giudizio di pittore sopra un’opera di poesia pos­sa interessare forse più della critica d’un letterato o d’un filo­sofo. E più facile all’artista di avere di essa un’opinione meno logica, più istintiva, più passionale.

Mi pare che la critica diventi spesso arido esame di difetti o qualità tecniche e agisca dietro certi presupposti malsicuri. In­fatti a seconda di certi suoi dogmi mutevoli ammette o nega valori che anche negati o ammessi non distrugge o non affer­ma durevolmente.

Le forbici del critico cosiddetto competente, tagliano spesso male, o troppo o insufficientemente.

Il critico non dovrebbe esistere perché non è un uomo d’intuizione, e l’opera d’arte vera è sempre intuitiva. Ma forse la ragione materiale di esi­stere del critico è l’opera d’arte voluta cioè falsa che è sovrab­bondante e che bisogna condannare.

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Giuseppe Ravegnani 

 

 

La Poesia e la Pazzia di Campana

 

di Giuseppe Ravegnani

 

da La Stampa, sabato 4 agosto 1928

 

 

Quando, sul principio del ‘14, per i rozzi tipi del Ravagli di Marradi uscirono i Canti Orfici di Dino Campana, grande e chiassosa fu l’entusiastica meraviglia, specialmente nei gruppi dei giovani dediti alle lettere. Dei critici di fama, soltanto Emilio Cecchi ne parlò, in un colonnino della Tribuna. Gli altri, silenzio e noncuranza. Così, il nome di Dino Campana, poeta antico, passò, dopo una felice giornata di gloria. Infatti, chi mai ancora oggi ricorda la sgraziata «brochure» giallina, simile più a un lunario paesano che a un libro di canti?

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L'edizione in Cofanetto del Centenario degli Orfici

INFORMAZIONI

Ristampa anastatica e incisione integrale dei Canti Orfici di Dino Campana nel centenario della pubblicazione.
 
 
Descrizione
 
COMETA ROSSA

Per l’amor del Poeta… Dino Campana

Sottoscrizione per la ristampa anastatica e l’incisione integrale dei Canti Orfici di Dino Campana nel centenario della pubblicazione

Il 7 giugno del 1914 Dino Campana, assieme ai testimoni Luigi Bandini e Camillo Fabroni, sottoscriveva col tipografo marradese Bruno Ravagli il “contratto per la pubblicazione del libro Canti Orfici”. Al Ravagli veniva versato un acconto di lire 110, risultato di una faticosa sottoscrizione tra 44 marradesi, ai quali sarebbe spettata una copia del libro, promossa da Bandini su “imperativo categorico” di Dino Campana. 

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 Dino Campana

 

A Quimera

 

Trad. de Gleiton Lentz

 

Florianópolis/Desterro: Edições Nephelibata, 2007, pp. 29-31

 

Plaquette

 


 

A Quimera

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Sibilla

 


 

[Livorno, 4 gennaio 1917]

Rina mia

come descriverti lo sguardo idiota di questa gente dopo essere stati baciati dal tuo!1 Rina io potrei rinunciare a te, ma per sempre. Così bella comme un rêve potrei dimenticarti solo per andare molto lontano e non tornare più. Davanti alle cose troppo grandi sento l’inutilità della vita.2 Il mare ieri era discretamente bello. Sono andato di notte al mare. Avevo visto i monti pisani velati da cui sorge la luna di Dannunzio,3 senza foco di cui leggemmo e due areoplani che volavano sul treno. Mia vergine perché leggemmo ďAnnunzio4 prima di partire? 5 Nessuno come lui sa invecchiare una donna o un paesaggio. Mio amore come vuoi che ti ami? Pallida, con una vita senza foco come col suo diritto il macchinista stinge il paesaggio e viola il cielo che non conquista? Sciocchezze? Ma sai quanto ne ho sofferto!

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 Bellonci

Goffredo Bellonci 

 


CAMPANA A GOFFREDO BELLONCI

                            

[Isola della Maddalena, gennaio 1915]

                                  

Egregio signor Bellonci1,

                                                                                                 

   La prego di considerare l’invio di questo libro2 come un omaggio di stima. Le sarei obbligato se volesse leggerlo e occuparsene sul Giornale3.

   Vivo ora in solitudine in Sardegna e una testimonianza da parte Sua sarebbe per me la cosa più grata e più incoraggiante nelle mie non piccole miserie.

   Perdoni questo de profundis e voglia credermi di Lei devmo.

 

Dino Campana

 

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  • Sebastiano Vassalli: Sibilla Aleramo e Dino Campana, Passione sfrenata con botte da orbi
  • Barbara Carnevali: I Carnevali Papers
  • Paolo Mauri: Psico Campana
  • Paolo Maccari: Il Poeta sotto esame

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