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A proposito del frammento "L'infanzia nasce..."

 

Una analisi grafologica su un testo manoscritto attribuito da sempre a Dino, ma molto discusso dagli studiosi

 

 

di Antonella Poggiali

 

del Centro Studi Grafologici di Firenze

 

 
 
 

Testo manoscritto attribuito a Dino Campana  pubblicato per la prima volta

da Franco Matacotta, nella rivista "Successo" nel 1959

 

 

 Ripubblico con grande commozione questo studio della mia amica Antonella.

Non è più con noi, ma attraverso i suoi articoli per Campana la ricordiamo sempre, lei e il suo sorriso.

(paolo pianigiani)

 

 

Il frammento "L'infanzia nasce" è un breve testo poetico di nove righe di cui si conosce con certezza, a differenza di molti altri scritti campaniani dello stesso genere, anche la data di composizione: 1° gennaio 1917, apposta in calce a sinistra dall'autore.
Esso fa parte di quell'insieme di fogli isolati, abbozzi, pagine incompiute disperse e recuperate che Dino Campana lasciò dietro di sé nel corso degli anni, tuttavia la storia di questo autografo è particolare e gli interrogativi che ancora esso suscita presso la critica costituiscono motivo di curiosità e meritano di essere conosciuti1.
Conservato da Sibilla Aleramo, compagna del poeta negli anni 1916-1917, il testo finì, molto più tardi, nelle mani di Franco Matacotta, giovane studioso vicino alla scrittrice nell'ultimo periodo della sua esistenza. Dobbiamo precisare, per completezza di informazione, che le circostanze in cui il Matacotta entrò in possesso di questo e di numerosi altri inediti campaniani risultano piuttosto oscure e che la Aleramo, dopo una serie di schermaglie mutatesi presto in aspre polemiche, arrivò ad accusare esplicitamente l'ex compagno di averle sottratto, a sua insaputa e quindi in maniera indebita, varie lettere e cartoline speditele da Campana2. E' possibile che "L'Infanzia nasce" fosse fra quelle carte, esso fu comunque dato alle stampe per la prima volta sul numero 7 della rivista "Successo" nel novembre del 1959. Insieme al testo in caratteri di stampa Matacotta inserì anche l'autografo originale, che si presenta curiosamente vergato sul retro di un modulo per fonogramma. Si tratta di uno scritto tracciato in maniera spedita, senza incertezze né pentimenti3:

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L'incontro con l'infelice di genio 

oltre la cronaca e oltre la leggenda

 

di Giuseppe Ravegnani

 

da


(La Fiera letteraria, ANNO VIII/numero 24 - giugno 1953, pag. 3)

 


La prima cartolina, scrittami da Campana, mi giunse nel maggio del 1913, e veniva dal Belgio. Avevo, allora, quasi 18 anni, mentre Campana nell'agosto ne avrebbe avuti 28. A dargli iI mio indirizzo era stato Bino Binazzi, che io incontravo spesso nella redazione del Resto del Carlino di Missiroli. A Campana Io strambo Binazzi (forse ancor più strambo di Campana) voleva veramente bene, molto ammirandolo, anche se poi, con la sua edizione del Canti Orfici (Vallecchi,1928) e più ancora suo saggio critico, pubblicato, se ben ricordo, nella bolognese Brigata, in un numero del 1922, e che chiunque può rileggere ripubblicato in Antichi moderni e altro 
(Vallecchi, 1941, pp. 255-284), ha finito per danneggiarlo, dando l'avvio a una leggenda campaniana, e intrappolandolo tra «gli ultimi bohémiens» d'Italia, il che ha molti lati bugiardi, o perlomeno inesatti.

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DINO CAMPANA

CANTI ORFICI

1914 - 2014

MANOSCRITTI, DOCUMENTI, LIBRI, IMMAGINI

Catalogo della mostra

Firenze, Biblioteca Marucelliana

27 novembre – 31 dicembre 2014

a cura di

Francesca Castellano

COMUNE DI FIRENZE

2014

Impostazione grafica e impaginazione del catalogo a cura dell’Archivio storico del Comune di Firenze
Supporto tecnico-informatico, acquisizione ed elaborazione immagini digitali: Marco Tozzi

 

© 2014 - Comune di Firenze

 


 

Rigrazio l'autrice del Catalogo, Francesca Castellano e il Direttore della Biblioteca Marucelliana di Firenze, Luca Faldi,

di avermi permesso la pubblicazione. (paolo pianigiani)

 


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Tra Sorrento e Cuma

 

Siamo nel dicembre del 1916. Il rapporto fra Dino e Sibilla ha una delle sue prime, drammatiche interruzioni.

Sibilla sparisce dalla circolazione e si rifugia a Sorrento. Così almeno lascia intendere...

Dino scrive a Emilio Cecchi una delle sue lettere più intense, che bene raccontano il momento che vive.

 

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Appendice agli Inediti del 1942: i manoscritti

 

Nella Appendice, alla fine del volume Inediti, edito da Vallecchi nel 1942, Enrico Falqui inserì una serie di riproduzioni di manoscritti originali in suo possesso. Si tratta di:

 

  • una lettera (non spedita e ritrovata dai familiari di Dino) con due poesie, scritta da Genova alla rivista La Lettura

  • quattro pagine del Quaderno,

  •  alcune lettere con testi poetici indirizzate a Mario Novaro, il direttore della Riviera Ligure.

 

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  • La Piè su Francesco Monterosso e l'articolo del 1952 su Paese Sera
  • La Piè su Dino Campana
  • Francesco Monterosso: Voce di Dino Campana
  • Una recensione sul Sole 24 Ore

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