La prima traduzione francese dei Canti Orfici

 

di Paolo Pianigiani

 

La storia della prima traduzione dei Canti Orfici in francese

 


Tutto cominciò nella redazione del sito dedicato a Campana. Stavamo mettendo a punto le traduzioni francesi, a cominciare dalla prima, edita nel 1977, quando ci arriva, immancabile e benedetta, la solita email del lunedì mattina presto, da parte di Gabriel Cacho Millet. E’ indirizzata a me: Paolo, vedi un po’ se trovi qualcosa, questa traduzione in francese non l’ho mai vista in giro… Il ritaglio che ti allego mi è stato mandato tanti anni fa. Fanne buon uso!

Un’altra ricerca impossibile, penso, chissà chi è questa Francesca Yvonne… Provo, senza troppa convinzione, a cercare nel grande mare del web. E come per miracolo eccola apparire, Francesca Yvonne Caroutch, poetessa, traduttrice di Ungaretti, studiosa di simboli alchemici e in particolare del Liocorno…

Ha un sito tutto suo, http://fcaroutch.free.fr; le scrivo, nel mio francese non perfetto, allego l’articolo per prova e dimostrazione: chi è lei e dov’è la sua traduzione?

Mi risponde nel giro di pochi minuti, per caso era al suo "ordinateur" come lo chiamano in Francia.

"Oui, bien sur, je suis moi, Francesca. Dino Campana… Come ha fatto a trovarmi? Sono anni che ho tradotto i Canti Orfici, ma il libro non è mai stato pubblicato. E’ una storia triste. Ho quasi dimenticato…

Come dimenticato, faccio io di rimando, mi racconti tutto, cara Francesca…

E piano piano, email dopo email, ecco la storia, ecco i ricordi, ecco risolto il mistero di un caso letterario di altri tempi, che risale a più di trent’anni fa. Fu amore a prima vista, fra i Canti Orfici di Campana e Francesca Yvonne, giovane scrittrice parigina, diventata famosa per un libro, "Soifs", pubblicato quando era ancora al liceo. Lesse, per caso, in una traduzione, una delle poche allora apparse, l’inizio della "Notte", dove si parla della Place d’Italie, a Parigi, con i carrozzoni dei Boehmiens. La nonna di Francesca era una di loro, possedeva una casa sulle ruote, abitava in Place d’Italie, forse negli anni descritti dal poeta di Marradi. E scatta la molla: Francesca impara l’italiano, che prima non conosceva, legge, si documenta e si mette, con amore infinito, a tradurre Campana. La traduzione, dopo un duro e lungo lavoro, è pronta per la pubblicazione. L’editore è entusiasta della qualità del testo, e lo scrive all’autrice. Ne parlano i giornali, dando per imminente l’uscita del libro.

L’articolodi AndréLaude, pubblicato sulla importante rivista Le Magazine Littéraire, Paris, nell’Aprile del 1969, viene ripreso da un anonimo estensore del Corriere della Sera, con il titolo "Campana rintocca in Francia", dando anche qui da noi, in Italia, la notizia dell’imminente pubblicazione della prima traduzione francese. Si noti, en passant, che l’articolista italiano s’inventa un errore nella data di morte di Campana, traducendo male il testo, invece corretto, di Laude: l’anticipa di dieci anni, facendolo morire a 37 anni d’età.

Ma il libro non esce. Nel 1977, di ritorno da uno dei suoi tanti viaggi in oriente, questa volta dal Vietnam, Francesca scopre con sorpresa che la traduzione francese dei Canti Orfici è uscita, ma non è la sua, è quella di Michel Sager, per le edizioni Seghers di Parigi.

Francesca all’inizio si arrabbia, e parecchio: il suo lavoro è stato inutile! Scrive e fa scrivere dal suo avvocato alla Vallecchi di Firenze, allora detentrice dei diritti. Le risponde un laconico e scortese funzionario, i diritti sono stati regolarmente ceduti al altro editore, cosa vuole lei da noi?

I veri motivi vengono poi alla luce, ecco la versione che ne dà Francesca: "Le livre annoncé ne parut pas, pour des raisons indépendantes de la volonté de la traductrice. Son futur éditeur n'avait pas "acheté les droits pour Dino Campana", contrairement à ce qu'il écrivait en 1968".

Francesca si arrende, chiude in una scatola tutta la sua traduzione, le note, gli appunti, i carteggi con l’editore, e si dimentica di questo spiacevole episodio.

Sono arrivato io, con una email, a farle riaprire quella scatola, a farla di nuovo innamorare di Dino. Arriva la fotocopia dell’articolo sul Le Magazine Littéraire, alcuni brani della traduzione.

Arriva "La chimera", come anticipo ed esempio di una traduzione esemplare, che troverà, speriamo, presto un editore.

E arriva anche lei, Francesca, a Firenze, dove viene ogni anno e appena può, ospite dell’amica Teresa; è una persona straordinaria: decidiamo subito di andare insieme a Marradi, a visitare il paese natale di Dino Campana. Francesca Yvonne Caroutch è la prima traduttrice francese, ancora inedita, dei Canti Orfici. La sua traduzione, integrale, compresi tutti i testi pubblicati da Falqui, è stata scritta nel 1967.

Firenze, Giugno 2008


Quelques éléments de biographie

Francesca Yvonne Caroutch

 

 

 

Francesca Yvonne Caroutch naquit à Paris, mais ses ancêtres se trouvent aussi bien chez les Celtes qu'en Asie centrale, en Italie et dans les Flandres. Son père fut l'un des pionniers de la Sécurité sociale.

Encore lycéenne, elle commença à publier dans des revues, et un recueil, SOIFS, qui remporta un grand succès de presse. Depuis, plus de vingt titres ont suivi, ainsi que des romans et des nouvelles. Ses essais portent sur Ungaretti, Richard Wagner, Gustav Meyrink, le bouddhisme et surtout le thème de l'origine de la Licorne, auquel elle a consacré cinq ouvrages illustrés.

Elle a aussi traduit Giuseppe Ungaretti, qu'elle connut bien à la fin de sa vie, à Rome. Sa traduction de l'oeuvre complète de Dino Campana, en 1967, suscita des articles, mais ne vit jamais le jour.

La voie du coeur de verre remporta le prix de poésie Louise Labé, et Le livre de la Licorne, essai, le prix du Pélican d'or. Elle a beaucoup voyagé, surtout en Orient. Elle vit à Paris et dans le sud de la France. Son pays de prédilection est l'Italie.