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da: La Fiera Letteraria del 18 Ottobre 1953, pg. 6

 

Alberto Tallone, tipografo puro

l'ideale della perfezione

 

Nei lavori di Tallone, tecnica e grazia, estro e rigore si scontrano e si ricompongono in una omogeneità di contenuto e di forma

di Enrico Falqui

 

Nel febbraio del '49, a Roma, grazie al « Centre culturel français », si ebbe modo di osservare da vicino le 29 edizioni pubblicate dal celeberrimo Ambroise Vollard nei primi trentanove anni del Novecento. Grazie alla Galleria dell'Obelisco furono presentate più tardi alla nostra ammirazione, ugualmente in Roma, le 36 edizioni eseguite dal meno celebre ma più provetto, più castigato, più schivo Alberto Tallone, nel giro d'anni che, dal '37 al '49, lo vide passare dai bodoniani Canti del Leopardi (a cura di Flora) ai garamondiani Rerum vulgarium fragmenta e ai Triumphi del Petrarca (a cura di Contini), attraverso un'eletta schiera di classici europei...

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MARRADI PER IL SUO POETA

 

Ludovico Bernabei

 

da: Dino Campana Oggi, Atti del Convegno 

Firenze 18-19 marzo 1973

Vallecchi editore, Firenze

 

 

Spero di far perdere poco tempo ai signori convegnisti presenti. Debbo dire soltanto che ho avuto il mandato dal Sindaco del mio Comune di rappresentarlo a questo importante convegno e di esprimere, in aggiunta ai ringraziamenti porti dal signor Sindaco di Firenze, i sensi di viva riconoscenza dell'Amministrazione comunale di Marradi agli organizzatori del Gabinetto Vieusseux e agli insigni relatori che hanno tanto efficacemente lumeggiato il tormento dell'animo del nostro Poeta Dino Campana e altamente illustrato la sua poesia.

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SAGGI RELATIVI A “LA VERNA”

 

LA CONCA ROCCIOSA DEI VENTI (La Verna, Ritorno 8, 41)

 

di Silvano Salvadori

 

 

Ci sono dei luoghi che fungono da giunto cardanico di un’intera esistenza: tale fu per Dino la valle di Campigno ed in particolare quel profilo di monte in fronte alla chiesa che è conosciuto come Riva Bianca.

I critici letterari a volte son visitatori un po’ frettolosi e preferiscono le scrivanie di noce alle lastre di pietra, poco adatte allo scrivere meditabondo. Ma se avessero un taccuino, un lapis e un buon paio di scarpe potrebbero non accontentarsi del panorama da lontano, ma scendere ai fossi e superare qualche aspro sentiero per ritrovarsi soli sotto la linea dell’orizzonte nel cuore diveniente dell’erosione rocciosa; laggiù con i massi in bilico sulla testa per capire quella dinamica che è sottesa all’eternità delle montagne e che Leonardo ha indagato nei suoi appunti.

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Virginia Tango Piatti, in arte “Agar”

di Gigliola Tallone

 

Dicembre 2008

Aggiornato Novembre 2022

 

 

   agar_2.png

Agar: Le reliquie di un ignoto, Roma 1915
Prefazione di Rosalia Gwis Adami
Archivio Tallone

 

L’ambiente, la gioventù, l’attività letteraria e il risveglio sociale

Virginia Sofia Cristina Emilia Maria Tango nasce alle otto di sera il 21 settembre del 1869 a Firenze, nella centrale via Maggio al numero 30. È figlia di nobili, il napoletano Vincenzo Tango e della torinese Paola Tarizzo Borgialli, figlia di Antonio, Controllore delle Regie Finanze, presso il quale Vincenzo inizia la sua carriera che culminerà a Roma nel 1897 con la carica di Procuratore Generale della Corte dei Conti, e di Virginia Jaquet, figlia di Antonio Jaquet, giurista e sottoprefetto del distretto di Susa.  

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Una lettera natalizia di Dino Campana

da La Fiera letteraria XV, 52, 25 Dicembre 1960, p. 3

 

Ricordo d' una vacanza

di Vera Wygod

 

La lettera fu scritta dal poeta a mo' di ringraziamento, in tempo natalizio come questo, per l'ospitalità datagli dalla proprietaria d'una tenuta, la Granvigna, sita all'imbocco della Val di Susa presso Almese. Avverte la proprietaria (signorina Elisa Albano) riandando colla memoria alla sua vita in villa di allora, che la visita di Campana fu memorabile per un libro francese che egli le diede, un libro ridotto in pessime condizioni, testimonianza del carattere disordinato o di una fin troppo vorace lettura fattane dal poeta. Peraltro, aggiunge la signorina. le macchie o scritti a cui si allude nella lettera erano frutto della fantasia del poeta, visto che sia in casa che sulle pare ti esterne non ce ne sono mai stati.  Né poteva trattarsi di scritti sulle mura di case nelle vicinanze poiché la villa sta in piena campagna, fuori dell'abitato.

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Per la tomba di Campana

 

di Piero Bargellini

 

da:

Poesia, fascicolo 3/4

1946

 

Marginalia

 

(trascrizione di Andreina Mancini)

 

 

Ho sul tavolino il volume d’Inediti di Dino Campana, aperto sulle tavole finali, a riguardo l’incisione intitolata: ”Tomba di Dino Campana a Badia a Settimo”. A fianco d’un forte campanile che s’alza da terra tondo romanico e termina esagono gotico, si vede una piccola chiesina con rosoncino a mattoni dentro la quale furon riposte le ossa di Dino Campana. Ricordo il pomeriggio domenicale, mi pare del 1939, quando io e mia moglie vagammo lungamente per la pianura di San Colombano, in cerca del cimiterino dove, tra i tumuli dei morti pazzi, era confuso quello del poeta dei Canti Orfici. Sull’imbrunire giungemmo ai piedi del grande campanile abbaziale e scoprimmo la chiesina mezza diruta adibita a stanza mortuaria della parrocchia. Entrammo tra bare e catafalchi, ma il priore, credendoci una coppia clandestina, ci scacciò dalla cappella. Pochi giorni dopo, potei comunicare agli amici il progetto di togliere i resti di Dino Campana dal cimiterino di San Colombano e tumularli nell’antica chiesina ai piedi della potente torre campanaria.

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Ritorno a San Colombano

 

di Piero Bargellini

 

in «Il Frontespizio», a. X, n° 7, 1938, p. 441

 

 

Caro Falqui e caro Bartolini, come vi avevo promesso, sono tornato a San Colombano. Il custode, appena mi ha visto, m’ha fatto cenno d’inoltrarmi pure nel camposanto, e mi ha indicato nel piccolo prato, ora raso, una croce. Con le tue venti lire, caro Bartolini, aveva sùbito comprato una croce, non di legno però, come tu intendevi, ma di ghisa stampata, con base di cemento. Egli stesso aveva poi composto una breve epigrafe, per un cartellino smaltato, e vi diceva: “qui giace la salma di Dino Campana poeta italiano. 1932”.

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  • Paolo Pianigiani: Dino Campana e i Tallone
  • Maurizio Pallante e i Canti Orfici di Enrico Tallone
  • Pietro Cimatti: Ricordo di Dino Campana
  • Leonardo Chiari: Appunti per un'analisi strutturale dei Canti Orfici

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