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fam orlandelli
 
 

Sulle tracce di Regolo

 

di Paolo Pianigiani

 

 
Regolo è, insieme al “Russo”, che è ancora più misterioso di lui, l’unico personaggio maschile degli Orfici ad avere una qualche connotazione identificativa. Se si eccettua quel l’antico compagno di scuola, scoperto da Stefano Drei fra le foto antiche del Liceo Torricelli: il professore “purulento”, Oddone Assirelli, che appare e scompare come un fantasma ne “La giornata di un nevrastenico”.

Campana sia direttamente, ad esempio quando parlava di sé con Pariani, sia indirettamente, per gli accenni contenuti nei Canti Orfici, è una fonte degna di fede per chi vada raccogliendo notizie sulla sua vita. E questa affermazione trova una conferma anche nel fatto che una figura come quella di Regolo Orlandelli, come ho potuto constatare di persona, è esistita veramente. La ricerca che in base alle indicazioni fornite dal poeta a Pariani mi accingevo a compiere a Mantova è stata facilitata dal prof. Salvatore Gelsi, che qui ringrazio, il quale già da qualche tempo si stava occupando di alcuni personaggi pittoreschi della propria città.

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Leonardo Chiari

 

 

«Purità di accento»

 

Tracce dell’actio nei Canti Orfici

da: Nautilus. Studi e ricerche del Liceo-Ballardini, V, Fratelli Lega Editori, Faenza, 2018, pp. 119-139

 

di Leonardo Chiari

 

 

 

Pronuncia, dizione, articolazione – sono fattori apparentemente estranei al regno della parola scritta; anzi, sebbene a detta dei linguisti l’oralità sia primaria per ontogenesi e filogenesi, la scrittura sembra scongiurare la relatività e l’alea della sua controparte orale in tratti di penna o grafemi (come i segni di interpunzione): tutto ciò che non è catturato da questi espedienti diacritici è contingente, collaterale, e vago; o peggio, tutto ciò che non è espresso in segni, non esiste.

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Washington 1924, delegate WILPF di fronte alla Union Station (Foto appartenuta a Virginia Tango Piatti delegata WILPF)

 

 

Il WILPF

 

di Gigliola Tallone

 

 

Virginia Tango Piatti si reca a Washington il maggio 1924 come delegata italiana WILPF (Lega Internazionale delle donne per la Pace e la Libertà), in sostituzione della prof. Ida Vassalini del gruppo di Milano, malata e impossibilitata ad affrontare il lungo viaggio.
La casa fiorentina di Virginia di via della Fornace 9, frequentata da intellettuali e artisti e definita da un amico “la casa dell’utopia”, era stata perquisita il gennaio dello stesso anno, e vi furono sequestrati opuscoli di “Pax International”, la editrice del WILPF. Riesce, nonostante sia sotto stretta osservazione della polizia politica, a lasciare l’Italia, affidando il figlio decenne al direttore del collegio Domengè-Rossi.  Dal 1920 Agar aveva aperto la sede fiorentina WILPF in casa sua in via della Fornace 9.

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Conferenza sul rapporto della famiglia Tallone con Sibilla Aleramo e Dino Campana

 

Biblioteca Marucelliana, Firenze

giovedì 30 settembre 2010 ore 17

 

di Gigliola Tallone

 

Testo aggiornato con i ritrovamenti di carte il 2021 ad Alpignano

 

 

… Decisa a lasciare Campana ma incapace di abbandonarlo nella sua esaltazione, per Sibilla la scelta di chiedere aiuto alla mia famiglia è quasi obbligata, poiché nessuno degli altri suoi amici avrebbe accettato, avendo tutti antipatia per il giovane poeta, l’intima amica di Sibilla a Firenze, Matilde Marfori, in testa. Non solo, Eleonora possiede la casa di Alpignano, ereditata dalla madre, vicina a Rubiana - un tratto che in bicicletta si copre in venti minuti - mentre la sorella Virginia abita a Firenze: Rubiana e Firenze, i due principali luoghi in cui Dino soggiorna il 1917.

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Leonetta Cecchi Pieraccini: Apparizioni di Dino Campana

Dino Campana visto da vicino

Vallecchi, Firenze, 1952 

 

 Ringrazio l'amico Silvano Tognacci per avermi inviato questo testo

(paolo pianigiani)

 

 

 

APPARIZIONI DI DINO CAMPANA

 

Fu verso il 1913 che incominciarono a circolare, nel mondo letterario italiano, le prime notizie e dicerie intorno a Dino Campana, poeta stravagante e lunatico, sceso dalla nativa Marradi a Firenze, come stazione più prossima, ma reduce da più lontane mète e da complicati vagabondaggi in compagnia di tribù li zingari, di saltimbanchi, di carbonai, di bossiaki russi, di gauchos argentini.

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UNA LETTERA SU DINO CAMPANA

 

di Piero Santi

 

Da: Salvo imprevisti, n. 33-34, 1984-1985

 

 

Cara Mariella, ebbi, parecchi giorni fa, la tua lettera in cui mi chiedevi di scrivere qualcosa per Campana; non ti ho risposto perché ho passato un periodo colmo di grumi neri, non avevo la possibilità di mettermi mettermi alla macchina per risponderti, non potevo, ero allo sbaraglio. E ora? sì, due parole voglio scrivertele. Campana è stato uno dei miei amori; sono orgoglioso (ma no, non lo sono, ma insomma) di aver scritto su di lui nel 1939 sulla Nazione; vorrei dirti che una volta, subito dopo la liberazione, risposi male a Saba che, nella sede fiorentina della RAI mi chiese che cosa stavo facendo.

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  • Lasciate in pace la follia di Campana
  • Vassalli, su Dino Campana molte falsità
  • Una poesia di Dino Campana
  • I «Canti Orfici» nella ristampa del ventesimo

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