Chants Orphiques
Recensione di Romaric Sangars
Traduzione di Andreina Mancini

David Bosc
Dino Campana, poeta italiano dell’inizio del secolo scorso, è quasi sconosciuto al pubblico francese. Tuttavia, sia per la sua figura che per la sua opera, potrebbe essere inserito perfettamente nella nostra schiera di poeti maledetti. Fuggiasco e viaggiatore, pur essendo vittima di disturbi psichici, a 23 anni Campana partì per il Sudamerica, dove svolse vari mestieri (tra cui il pianista nei bordelli), prima di far ritorno in Europa per pubblicare a proprie spese i suoi Canti Orfici, nel 1914.

La notte di Dino Campana
di Carlo Bo
Pubblicato su "Resine",
numero doppio n. 58-59,
Marco Sabatelli Editore, Savona, 1994

Le rose, la chimera e il viaggio: il dannunzianesimo rivissuto di Dino Campana
di Maria Teresa Imbriani
Archivio d’Annunzio
Vol. 9 – Ottobre 2022
La primavera lo eccita come il caffè, unico «vizio» di Dino ventenne. Le sue passeggiate s’allungano verso Settignano, verso Fiesole. Forse un giorno gli capita d’imbattersi in un cavaliere solitario seguito da due levrieri e di riconoscere Gabriele d’Annunzio: ma quell’incontro – se avviene – non lascia traccia nella memoria. Nella primavera del 1905 l’infatuazione giovanile di Dino per d’Annunzio (idolo di ben due generazioni, quella di Dino e quella successiva) è già̀ di fatto svanita; né riuscirà̀ a ravvivarla, undici anni più̀ tardi, la dannunziana Sibilla con le sue declamazioni notturne delle Laudi.
(Vassalli 1984, 65)
Evaristo Boncinelli
Ardengo Soffici: Evaristo Boncinelli
da: Trenta artisti moderni italiani e stranieri, Vallecchi, Firenze, 1950
Prima pubblicazione: 1927, su rivista
II ciarlatanismo e la mediocrità trionfano ancora fra noi; le vecchie mummie sono più in onore che mai; l'indifferenza, e magari l'ostilità, delle autorità ufficiali per quanto concerne le genuine espressioni del genio creativo del nostro paese è sempre la stessa : e chi ha fatto o stia facendo qualcosa di veramente bello, buono e grande può esser per ora almeno, sicuro di passar misconosciuto accanto ai soliti cialtroni in auge, e di crepar in miseria, a un bisogno, ove la fortuna non lo soccorra, o non trovi fuori di qui chi sia capace di apprezzarlo e di aiutarlo. Tutto è da fare in questo campo.
Cristophe Mileschi
DINO CAMPANA:
PER UNA BIBLIOTECA GLOBALE
di Christophe Mileschi
da: Biblioteche reali, Biblioteche immaginarie
Tracce di libri, luoghi e letture
a cura di Anna Dolfi
Firenze University Press
2015
Entravo, ricordo, allora nella biblioteca.
Dino Campana, Dualismo1
È ormai ammesso dalla critica che il testo dei Canti Orfici è intriso di rimandi ad opere altrui, o, per dirla con Gianni Turchetta, «carico e forse perfino sovraccarico di reminiscenze culturali»2. Il fenomeno intertestuale nella scrittura campaniana è talmente massiccio da non sfuggire — e da non essere quasi mai sfuggito — a nessuno: dalla citazione esplicita del nome di altri poeti, scrittori o artisti (Michelangelo, Dante, Leonardo da Vinci, Maupassant, Jammes, D'Annunzio, per fare solo alcuni nomi, nell’ordine in cui compaiono nella raccolta), alla ripresa testuale o al rifacimento scoperto (oltre ai precedenti, alla rinfusa, Baudelaire, Rimbaud, Freud, Goethe, Verlaine, Carducci, Pascoli, Mallarmé, Nerval, Whitman...), fino ad accenni, non solo letterari, più o meno decifrabili a seconda delle conoscenze e dei riferimenti di chi legge, e via di seguito verso echi segreti che potrebbero alludere, come avremo modo di precisare in questa sede, al processo stesso della scrittura.
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