DINO CAMPANA
TACCUINO
A cura di Franco Matacotta
EDIZIONI AMICI DELLA POESIA
Edizioni Amici della Poesia 1949
Corso Cavour 9 – Fermo (Marche)
PREMESSA
Qualche lettore sprovvisto, sfogliando le pagine di questo libriccino, potrà chiedersi quali motivi m’abbiano indotto a raccogliere questi minuti frammenti Campaniani, dato che, forse, nulla aggiungono alla maggiore comprensione del poeta e alla sua fama: specialmente dopo la pubblicazione degli “ Inediti ” fatta da Enrico Falqui, coll' amore e la perizia di cui bisogna, ogni volta, rendergli grazie. Ed effettivamente, pure ragioni critiche non esistono. Debbo perciò chiarire le mie intenzioni, perchè non sorgano equivoci di sorta.
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Nel 1916 Dino Campana s'infatuò di una profetessa scozzese stabilitasi in Toscana:le chiese per cartolina di poter avere un figlio con lei
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Chi abbia familiarità con l'opera poetica di Dino Campana e con quel tanto di notizie che faticosamente la critica ha potuto raccogliere della sua tumultuosa esistenza non puo rinunciare a riconoscere un consapevole contenuto "messianico" in quella poesia e in quella vita.
Del resto, a sollecitare nel poeta il sogno di redimere l'umanità, di trasformare, come egli stesso dice, il "miasme humanin", in un mondo di "creature pure", contribuirono non soltanto la sua particolare natura, tutta istinto ed esaltazione, ma anche l'atmosfera di cultura nella quale egli compì la sua formazione.
Se è vero che egli ha il suo debito con Poe, Villon e Rimbaud, e perfino con Jean Rictus, e che tutta la sua storia di pellegrino in patria e di emigrante d'oltralpe sia da considerare nient'altro che una delle tante "fughe" letterarie di cui la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento sono pieni, altrettanto vero è che egli ebbe debiti grandi colla cultura crepuscolare e post-crepuscolare del suo paese.
Non per nulla il Boine, che nel secondo decennio del secolo andava disperatamente in cerca di "nuove Americhe da scoprire", lo riconobbe ben presto come "fratello", dopo la "gran febbre d'esaltazione ricevuta dalla lettura dei Canti Orfici".
Franco Matacotta, disegno di Giuseppe Capogrossi
Franco Matacotta: Dino Campana e alcuni suoi inediti
Con questo importante articolo, voluto da Curzio Malaparte, Franco Matacotta fece conoscere le carte inedite custodite da Sibilla Aleramo: alcune lettere e il famoso Taccuino che lo scrittore di Fermo pubblicherà nel 1949.
Sarà conosciuto con il nome di Taccuino Matacotta
Da “Prospettive”, V, 15 febbraio – 15 marzo 1941
"Tel qu’en Lui-même enfin l’eternité le change" (Mallarmé)
Il 30 giugno 1916, Cloche, come Campana soleva talvolta scherzosamente chiamarsi, scriveva da Rifredo di Mugello a una sua ammiratrice che gli aveva espresso il desiderio di incontrarlo:
"Je ne saurais jamais vous três agréable à Marradi. C’est un pays où j’ai trop souffert et quelque peu de mon sang est resté collé aux rocker de là haut. Mais ca ne vois que pour moi et vous pouvez voir ça mieux dans les couchants étranges de mes poésies". "Couchants étranges de mes poésies".

La Biblioteca di Franco Matacotta. Archivio Matacotta
Una possibile piccola biblioteca di Dino Campana
Cino Matacotta
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Sono particolarmente grato a Cino Matacotta di questo suo primo contributo al campanadino.it. Mi auguro che ce ne saranno presto altri, in modo che il Fondo Franco Matacotta venga conosciuto dagli appassionati di Dino Campana, nei suoi splendidi originali, che Cino conserva con infinito amore.
(Paolo Pianigiani)
INTRO
Il lavoro di catalogazione della biblioteca paterna, intrapreso dopo quindici anni di rinvii e senza avere la minima idea di cosa si dovesse fare, aveva evidenziato, anche prima che in modo rocambolesco saltasse fuori l’Oeuvres di Francois Villon “gualcita e postillatissima da Campana” (secondo mio padre), “piena di scarabocchi” (secondo la mia tabella excel), un nucleo di circa cento volumi editi prima del 1916.
Da una lettera di Franco Matacotta a Emilio Cecchi
Nel Fondo Matacotta si sono conservati i documenti "cavallereschi" relativi alla vicenda,
ma solo con la pubblicazione degli articoli del Telegrafo fatta da A. Mastropasqua
(Un episodio inedito della biografia di Dino Campana in «Es», 6, gen-apr. 1977),
è stato possibile ricostruire questa curiosa disavventura.
L’onore di un poeta
Il duello (mancato) di Dino Campana
a cura di Paolo Pianigiani
Pubblicato su Erba d'Arno, n. 101-102, Fucecchio 2005
Gli antefatti
A partire almeno dal primo di aprile del 1916, data che figura in una lettera al fratello Manlio, Dino risiede insieme ai genitori, che vi si erano trasferiti per la nomina del padre Giovanni a Direttore Didattico, a Lastra a Signa, presso l’Albergo Sanesi.
Convalescente per una malattia di sette mesi, il poeta si trasferisce il 28 di maggio del 1916 a Livorno, in via Malenchini n. 9, presso la signora Fortunata Natali e frequenta la villa della pittrice marradese Bianca Fabroni, ad Antignano. Si porta dietro alcune copie dei Canti Orfici, con la speranza di venderle, contando anche sulla pubblicazione dell’articolo di Emilio Cecchi sulla Tribuna del 21 Maggio.
Viene quasi subito fermato (31 maggio) da un maresciallo di finanza, scambiato per una improbabile spia tedesca, perchè chiede a due signore indicazioni sulla ubicazione del Cantiere navale Orlando e della Regia Accademia Navale. Chiarito l’equivoco viene rilasciato. Dino rimane a Livorno fino al 20 giugno, quando viene di nuovo arrestato, questa volta dalla Polizia Municipale, per aver fatto in pubblico discorsi strani. Viene rilasciato ma espulso da Livorno.
Un ricordo di Andrea Zanzotto
Gabriel Cacho Millet
Pubblicato su Transfinito.eu
(24.10.2011)
Era il 25 maggio 2002, a Bologna, quando Andrea Zanzotto ricevette con tutti gli onori il Premio Campana e disse nel suo intervento finale che il poeta dei Canti Orfici era "una figura difficilmente catalogabile". Nel dopocena si tornò a parlare dell’argomento. Rimasti in pochi (Niva Lorenzini, Marco A. Bazzocchi e qualche altro professore dell’Università), ci attardavamo a tavola. Zanzotto era visibilmente stanco, quando qualcuno disse che ero nato in Argentina.
Giuseppe Ungaretti
DINO CAMPANA
[Relazione su una tesi di laurea]
Da: Ungaretti Vita d'un uomo
Viaggi e lezioni
I Meridiani
Mondadori
2000
DeI suo lavoro, affronterò subito la parte che avrebbe dovuto essere più specialmente sua, ma che risulta anch’essa rielaborazione di rado felice di fonti diverse: e la parte dove da pagina 45 a pagina 85 tenta di dare della poesia di Campana una sua interpretazione.
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