Silvano Tognacci
Gianni Turchetta a Faenza
Ottobre 2025
Quando stamattina ho visto l'alba dalla corriera che mi portava al treno per Faenza ho pensato al “ ... non attristarti, o sole ! “ di campaniana memoria.
Al Liceo Torricelli di Faenza il Prof. Gianni Turchetta, curatore del Meridiano Mondadori su Dino Campana teneva una lectio magistralis sul grande musicista in forma di parole di Marradi; “le cataratte del Niagara” (Dino Campana) si sono schiuse in un effluvio preciso ed appassionato, ricco di citazioni bibliografiche ed inediti percorsi letterari che delineano la figura di Campana all'interno dell'Espressionismo europeo.
Franco, mio padre, fratello di Dino
di Cino Matacotta
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Il figlio di un poeta, tanto più se illetterato come me, vede sempre il lato umano di suo padre prima di quello poetico.
La stessa cosa, immagino, capita a un fratello minore verso un fratello molto più grande. Questa secondo me è la chiave per comprendere il punto di vista di Franco Matacotta su Dino Campana.
Il neanche ventenne Franco, studente provinciale e poeta ancora completamente inespresso, incontra Sibilla Aleramo e si ritrova all’improvviso coinvolto in una relazione più grande di lui.
Francesco Galeotti: Dino e Sibilla
FRANCESCO GALEOTTI, CAMPESINO Y PINTOR
GABRIEL CACHO MILLET,
ROMA, 2001
En un lugar olvidado por Dios y por Florencia,
que otra gloria no tiene que el nombre de un poeta,
allá, donde malherido alzó el vuelo el último halcón,
un campesino suelta el buey
Nota su Campana
di Franco Matacotta
da: La Fiera letteraria, ANNO IV, numero 19 - maggio 1949
Precisazioni e rettifiche, sconfessioni ed abiure, avanzate dalla critica nostrana, non appena s'è trovata nella possibilità fisica di riprendere fiato dopo le convulsioni di questi ultimi anni, nei confronti dell'età letteraria del recente e lontano passato, non han tuttavia turbato, d'un solo indiscreto accenno, la grande solitudine colla quale Dino Campana rende viva la propria presenza nella poesia italiana di questa prima metà del secolo. Tanto è il mistero che circonda tuttora la sua breve passione terrena, di poeta e di uomo: e tanto è l'amore che i suoi fedeli gli han conservato lungo questi anni intatto, per la sua voce e per il suo messaggio.

Lettera di Margherita C. Lewis a Dino Campana. Fondo Matacotta
Carnecchia o Carnachia?
Un ricordo di Paolo Pianigiani
Quando, nei primi anni di questo secolo, iniziai a percorrere qualche viottolo campaniano dei più ostici, che Gabriel mi proponeva un po' per sfidare le mie poche capacità di ricercatore quel poco improvvisato, un po' per insegnarmi il mestiere, mi imbattei in Margherita C. Lewis, la misteriosa corrispondente di Campana di cui si sapeva pochissimo.
DINO CAMPANA
TACCUINO
A cura di Franco Matacotta
EDIZIONI AMICI DELLA POESIA
Edizioni Amici della Poesia 1949
Corso Cavour 9 – Fermo (Marche)
PREMESSA
Qualche lettore sprovvisto, sfogliando le pagine di questo libriccino, potrà chiedersi quali motivi m’abbiano indotto a raccogliere questi minuti frammenti Campaniani, dato che, forse, nulla aggiungono alla maggiore comprensione del poeta e alla sua fama: specialmente dopo la pubblicazione degli “ Inediti ” fatta da Enrico Falqui, coll' amore e la perizia di cui bisogna, ogni volta, rendergli grazie. Ed effettivamente, pure ragioni critiche non esistono. Debbo perciò chiarire le mie intenzioni, perchè non sorgano equivoci di sorta.
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Nel 1916 Dino Campana s'infatuò di una profetessa scozzese stabilitasi in Toscana:le chiese per cartolina di poter avere un figlio con lei
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Chi abbia familiarità con l'opera poetica di Dino Campana e con quel tanto di notizie che faticosamente la critica ha potuto raccogliere della sua tumultuosa esistenza non puo rinunciare a riconoscere un consapevole contenuto "messianico" in quella poesia e in quella vita.
Del resto, a sollecitare nel poeta il sogno di redimere l'umanità, di trasformare, come egli stesso dice, il "miasme humanin", in un mondo di "creature pure", contribuirono non soltanto la sua particolare natura, tutta istinto ed esaltazione, ma anche l'atmosfera di cultura nella quale egli compì la sua formazione.
Se è vero che egli ha il suo debito con Poe, Villon e Rimbaud, e perfino con Jean Rictus, e che tutta la sua storia di pellegrino in patria e di emigrante d'oltralpe sia da considerare nient'altro che una delle tante "fughe" letterarie di cui la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento sono pieni, altrettanto vero è che egli ebbe debiti grandi colla cultura crepuscolare e post-crepuscolare del suo paese.
Non per nulla il Boine, che nel secondo decennio del secolo andava disperatamente in cerca di "nuove Americhe da scoprire", lo riconobbe ben presto come "fratello", dopo la "gran febbre d'esaltazione ricevuta dalla lettura dei Canti Orfici".
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