
Le rose, la chimera e il viaggio: il dannunzianesimo rivissuto di Dino Campana
di Maria Teresa Imbriani
Archivio d’Annunzio
Vol. 9 – Ottobre 2022
La primavera lo eccita come il caffè, unico «vizio» di Dino ventenne. Le sue passeggiate s’allungano verso Settignano, verso Fiesole. Forse un giorno gli capita d’imbattersi in un cavaliere solitario seguito da due levrieri e di riconoscere Gabriele d’Annunzio: ma quell’incontro – se avviene – non lascia traccia nella memoria. Nella primavera del 1905 l’infatuazione giovanile di Dino per d’Annunzio (idolo di ben due generazioni, quella di Dino e quella successiva) è già̀ di fatto svanita; né riuscirà̀ a ravvivarla, undici anni più̀ tardi, la dannunziana Sibilla con le sue declamazioni notturne delle Laudi.
(Vassalli 1984, 65)
Evaristo Boncinelli
Ardengo Soffici: Evaristo Boncinelli
da: Trenta artisti moderni italiani e stranieri, Vallecchi, Firenze, 1950
Prima pubblicazione: 1927, su rivista
II ciarlatanismo e la mediocrità trionfano ancora fra noi; le vecchie mummie sono più in onore che mai; l'indifferenza, e magari l'ostilità, delle autorità ufficiali per quanto concerne le genuine espressioni del genio creativo del nostro paese è sempre la stessa : e chi ha fatto o stia facendo qualcosa di veramente bello, buono e grande può esser per ora almeno, sicuro di passar misconosciuto accanto ai soliti cialtroni in auge, e di crepar in miseria, a un bisogno, ove la fortuna non lo soccorra, o non trovi fuori di qui chi sia capace di apprezzarlo e di aiutarlo. Tutto è da fare in questo campo.
Cristophe Mileschi
DINO CAMPANA:
PER UNA BIBLIOTECA GLOBALE
di Christophe Mileschi
da: Biblioteche reali, Biblioteche immaginarie
Tracce di libri, luoghi e letture
a cura di Anna Dolfi
Firenze University Press
2015
Entravo, ricordo, allora nella biblioteca.
Dino Campana, Dualismo1
È ormai ammesso dalla critica che il testo dei Canti Orfici è intriso di rimandi ad opere altrui, o, per dirla con Gianni Turchetta, «carico e forse perfino sovraccarico di reminiscenze culturali»2. Il fenomeno intertestuale nella scrittura campaniana è talmente massiccio da non sfuggire — e da non essere quasi mai sfuggito — a nessuno: dalla citazione esplicita del nome di altri poeti, scrittori o artisti (Michelangelo, Dante, Leonardo da Vinci, Maupassant, Jammes, D'Annunzio, per fare solo alcuni nomi, nell’ordine in cui compaiono nella raccolta), alla ripresa testuale o al rifacimento scoperto (oltre ai precedenti, alla rinfusa, Baudelaire, Rimbaud, Freud, Goethe, Verlaine, Carducci, Pascoli, Mallarmé, Nerval, Whitman...), fino ad accenni, non solo letterari, più o meno decifrabili a seconda delle conoscenze e dei riferimenti di chi legge, e via di seguito verso echi segreti che potrebbero alludere, come avremo modo di precisare in questa sede, al processo stesso della scrittura.
Letteratura
I custodi interessati della follia di Dino Campana ed Ezra Pound
di Pierpaolo Pasolini
da Il Tempo del 16 Dicembre 1973
Perché di un poeta come Dino Campana si è impadronita la destra letteraria? Intendo alludere, per esempio — sulla scorta di una recente riedizione popolare di tutta l'opera di Campana — a Enrico Falqui, curatore, peraltro diligente e nitido, dell'insieme, a Mario Luzi, prefatore del volume e di una sua sezione interna (il carteggio tra Campana e l'Aleramo), a Silvio Ramat e a Domenico De Robertis, chiosatori dei testi.
Mario Petrucciani: Campana le parole, la lunga marcia
Mario Petrucciani, Per la poesia
Studi 1943-2001
a cura di Corrado Donati e Alberto Petrucciani, tre volumi
Metauro Edizioni, Pesaro 2011
Prefazione di Franco Contorbia
La notte sta in apertura del libro di Campana: lampeggiante segnale biografico-simbolico. Notturni, subito dopo, è l’insegna della seconda sezione dei Canti Orfici. Non basta: nella prima pagina di questo comparto, precisamente ai versi 17-18 de La Chimera, Campana ha fissato una sorta di proprio identikit:
io poeta notturno
vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo
Ora si dà il caso che in questa espressione, certamente essenziale come dichiarazione di poetica, ricorrano due termini che figurano già nel proemio, v. 42., del De rerum natura di Lucrezio, là dove il poeta annuncia la propria teoresi scientifica e filosofica epicurea, quindi in un passo anche esso intenzionalmente investito di determinazione programmatica.
Destino e poesia di Dino Campana
di Raffaello Franchi
da «L'Italia letteraria», 5 giugno 1932
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