RELAZIONE DEL CONCORSO
di Giovanni Boine
da Plausi e Botte, Guanda Editore, 1939
87) A. d. 1916 addì 5 di luglio il Sig. Raffaello Franchi (Piazza Pitti 10, Firenze) che ci aveva in precedenza graziosamente spedito un Ruscellante il quale non ci parve ruscellasse di troppo ruscellamento, e piuttosto incespicasse per ostici intrichi e aridità di garbugliato incespicamento, onde più onestamente chiamar si potesse, diremmo, l'incespicante tuttochè qua e colà qualche liscia liquidità vi scorresse e tenui e radi specchi di poetica liquefazione incerti ai limpidi cieli riflettessero torturato viso di macrostitico poeta, faceaci pervenire regolare offerta di collaborazione negli infrascritti termini compilata:
« Mi riterrei onorato di collaborare alla vostra Riviera, la quale seguo da tempo e mi piace. Primo saggio vi mando codesto frammento. Potete intanto veder la mia collaborazione alla Diana, l'Alba, Pickwick, La Forca, Il Fuoco, L'eco della coltura, l'Iniziativa ecc. ecc.).

DAI NOTTURNI DI CAMPANA ALLA NOTTE DI UNGARETTI
Maria Carla Papini
Da: Notturni e Musica nella poesia moderna
a cura di Anna Dolfi
Firenze University Press 2018
Nelle centinaia di lettere che, nel lungo arco di tempo che va dal 1921 al 1968, costituiscono il poderoso epistolario tra Jean Paulhan e Giuseppe Ungaretti, mai avviene di incontrare il nome di Dino Campana, mai del resto ricordato nei saggi o negli interventi del poeta1, se non in occasione della relazione2 su una tesi di laurea sul poeta di Marradi, discussa alla Sapienza di Roma, e di cui Ungaretti fu, come dimostrano i suoi appunti, il severo e puntiglioso relatore.
Gino Gerola e Giorgio Luti al Vieusseux
Giorgio Luti: Dino Campana
Il professor Giorgio Luti è scomparso domenica 9 Novembre 2008.
Pensiamo di ricordarne la memoria pubblicando il suo importante saggio su Dino Campana
Prima pubblicazione su “10 Poeti italiani contemporanei”
Istituto Gramsci\Sezione Toscana
Cooperativa Editrice Universitaria, Firenze, 1980
In una pagina de La Verna — in quello che possiamo considerare il secondo momento della suite dei Canti orfici e forse il momento più sereno dell'arte di Dino Campana — si legge un frammento dedicato alla salita del Falterona:
Dolce mi è sembrato il mio destino fuggitivo al fascino dei lontani miraggi di ventura che ancora arridono dai monti azzurri e a udire il sussurrare dell'acqua sotto le nude rocce, fresca ancora delle profondità della terra. Cosi conosco una musica dolce nel mio ricordo senza ricordarmene neppure una nota: so che si chiama la partenza e il ritorno: conosco un quadro perduto tra lo splendore dell'arte fiorentina colla sua parola di dolce nostalgia: è il figliuol prodigo all'ombra degli alberi della casa paterna.
Enrico Consolini con Sebastiano Vassalli
DINO CAMPANA, LE MIE LETTERE SONO FATTE PER ESSERE BRUCIATE, NON SACCHEGGIATE
DI PAOLO PIANIGIANI
Prima edizione 2005
Succede a volte che uno si arrabbi : un’arrabbiatura sorda, spontanea, che nasce dal profondo, che ti si diffonde addosso, fino nell’ultima cellula dell’anima, qualora ne avessimo una: e provoca d’istinto una reazione liberatoria, una voglia di giustizia immediata e sommaria. Provoca una risposta cattiva: questa.
Succede quando, da parte di qualcuno, si progetta e si realizza un attacco immotivato, profondamente ingiusto, verso persone che non si meritano né attacchi né accuse. In questo caso verso una persona che per il proprio lavoro, per la propria professionalità di studioso, merita invece rispetto e profonda riconoscenza : lo scrittore Gabriel Cacho Millet.

SITUAZIONE DELLA POESIA ITALIANA Dl OGGI
di Mario Luzi
Introduzione di Fredi Chiappelli
da: Trivium, 1947
N o t a : Mario Luzi è nato a Firenze nel 1914. Ha pubblicato, di critica, L'Opium Chrétien, Modena 1938, e Un'illusione platonica e altri saggi, Firenze 1941; di poesia varie raccolte di versi: La Barca, Modena 1935 (2a ed. 1942), Avvento notturno, Firenze 1940, Un Brindisi, Firenze 1946, Quaderno gotico, Firenze 1947; e infine un libro di prose, Biografia a Ebe, Firenze 1943.
Dino Campana
di Paolo Mayerù
Da: Il Meridiano di Roma, 22 marzo 1942
Enrico Falqui ha curato la terza edizione dei « Canti Orfici » di Dino Campana recentemente pubblicata da Vallecchi di Firenze poi che la seconda edizione – pubblicata dallo stesso Vallecchi nel 1928 a cura e con prefazione di Bino Binazzi – non dovette piacere eccessivamente all’autore il quale dal Manicomio di Castel Pulci si raccomandava di servirsi del testo di Marradi e delle riviste che stamparono I suoi versi per la prima volta, per un raffronto e relativa correzione. L'opera risulta così organica e definitiva secondo, cioè, la struttura che intendeva darle il suo autore.

L’invetriata
La sera fumosa d’estate
Dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra
E mi lascia nel cuore un suggello ardente.
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