Testimonianza a Campana
di Raffaello Franchi
da
Campo di Marte, 15 agosto 1938
Dino Campana e stato uno dei più forti amori letterarii della mia adolescenza; forse il più forte, considerando che ebbi la ventura di conoscere assai davvicino questo singolarissimo uomo e fortissimo poeta le cui stranezze, liricamente logiche ma cosi dissonanti dal mondo dei borghesi puri e da quello che con profondo rispetto della sua tragica pazzia chiamerei dei pazzi domestici, estensori di paradossi a buon mercato e di arditismi poetici a rime e immagini obbligate, hanno già fatto correre troppo inchiostro perchè io ritocchi al ritratto della sua figura mitologica e faunesca.
Letteratura
I custodi interessati della follia di Dino Campana ed Ezra Pound
di Pierpaolo Pasolini
da Il Tempo del 16 Dicembre 1973
Perché di un poeta come Dino Campana si è impadronita la destra letteraria? Intendo alludere, per esempio — sulla scorta di una recente riedizione popolare di tutta l'opera di Campana — a Enrico Falqui, curatore, peraltro diligente e nitido, dell'insieme, a Mario Luzi, prefatore del volume e di una sua sezione interna (il carteggio tra Campana e l'Aleramo), a Silvio Ramat e a Domenico De Robertis, chiosatori dei testi.
Leonetta Cecchi Pieraccini, ritratto di Emilio, 1919
Emilio Cecchi: C. LINATI, D.CAMPANA
Pubblicato sulla "Tribuna" del 21 Maggio 1916
di Emilio Cecchi
Con Duccio da Bontà (1913), Carlo Linati chiuse i suoi quaderni di scuola. Nelle immagini d’alcuni artisti preferiti, aveva finito di riconoscer la propria sensibilità. E ormai s’armonizzava, col Baudelaire e col Laforgue, dentro quel caro impressionismo dossiano, impregnato di odor locale un po’ stantio, autorevole di un’agrezza d’eloquio provinciale di nonni, e bizzarro di tutte le curiosità miscellanee di biblioteca. Una sua lirica la trovava principalmente nel dire l’inquietudine di pubescenza; e l’incontro della sua gentil febbre vissuta con l‘allegrezza del primo possesso stilistico dava al suo ritmo la vagante leggiadria ch’è nel passo dei vannini, corti e intrampolanti sulle gambe appena snodate.
L'importante saggio di Alfredo Gargiulo, da "L’Italia Letteraria", IX, 1933, 9 pp. 1-2.
La redazione ringrazia gli amici Gabriel Cacho Millet e Luigi Corsetti della Biblioteca di Poggio a Caiano,
che hanno reso possibile questa pubblicazione.
Pur attraverso il solito schema dell’ « infelice di genio », la figura di Campana uomo è abbastanza nota. E comunque son da vedere, per la biografia, l’articolo del Soffici: Dino Campana a Firenze, e la prefazione del Binazzi all’Operacompleta. Senonchè, circa le doti del Campana quali risultarono piuttosto dalla vita, a noi non sembra utile alcun rilievo: tranne forse questo. Racconta il Binazzi (ed altre testimonianze concordano): « a certi momenti, quando le facoltà luminose del suo intelletto, accendendosi tutte, lo ponevano in istato di grazia, riusciva a dir delle cose addirittura meravigliose, anche per profondità. Sentenziava di popoli e di stirpi con acume di storico lungimirante, caratterizzava l’arte o la poesia dei vari popoli con tocchi da maestro ». Infatti, a ben guardare, ogni altro dato biografico non c’interessa; se non è poi neanche vero che le deficienze dello scrittore già accusino specificamente lo squilibrio cui alla fine soggiacque l’uomo.
Piero Santi e Gabrio Ciampalini alla "Beppa", Firenze 1970
Ricordo di Campana
di Piero Santi
da: La Nazione (Firenze), 31 maggio 1939, p. 3
Piero Santi è nato a Volterra nel 1912 ed è scomparso nella sua Firenze nel 1990.
Ho conosciuto in anni lontani Piero Santi, straordinario intellettuale fiorentino, autore di libri come: "Due di loro", "Amici per le vie" e "Il sapore della menta". Nella casa studio, all'Erta Canina, sulle colline sopra Firenze, in mezzo a librerie senza fine, spiccava un quadretto con la riproduzione a stampa di una strana poesia. Era Piazza Sarzano di Dino Campana. "Un poeta nostro che devi leggere", mi disse Piero. Per me quello è stato l'inizio del grande incontro con Dino.
Non mi ha sorpreso quindi il sapere che nel 1939 Santi scrisse questo ricordo su Dino Campana, attualissimo ancora oggi, ricco di musica e di colori, di fremiti e di poesia.
(paolo pianigiani)
Adriano Seroni
I «Canti Orfici» nella ristampa del ventesimo
di Adriano Seroni
da: L’Approdo, Note e rassegne: L’indicatore librario
Aprile /Giugno 1952
«Dino Campana nacque il 20 agosto 1885 in Marradi... All'età di quindici anni colpito da confusione di spirito, commise in seguito ogni sorta di errori ciascuno dei quali egli dovette scontare con grandi sofferenze. Conservò l'onore, benchè ormai esso non gli servisse più a nulla e, come a testimonio di se medesimo, in vari intenalh della sua vita errante scrisse questo libro. Le ultime notizie di IM si hanno dalle montagne della Romagna toscana».
Lettere di Dino Campana all’amata poetessa
Pubblicate a quarantanni di distanza. Arte, vita e desolazione
di Giorgio Zampa
dal Corriere dell’informazione, 27-28 giugno 1958
Nel luglio del 1916 Dino Campana è a Rifredo di Mugello. Qualche dozzina di persone sa, in Italia, che Campana è autore di un libro di versi; solo alcuni che è un autentico poeta. Per i più, per i compaesani, i compagni d'università bolognesi, per gli stessi familiari, è un malato, soggetto ad attacchi di demenza precoce, inadatto a qualsiasi lavoro, incapace di rimanere a lungo in un posto: une épave, dicono i letterati fiorentini, un cliente di asili notturni, di guardine, di ospedali.
Pagina 2 di 9