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 Irrazionale e assurdo nella poesia di Campana

 

di Mario Petrucciani

 

da: Idea, luglio 1951

 

 

Sia ben chiaro che l'Indagine sullo « irrazionale » del Campana non intende in nessun modo ricondurre la genesi della sua poesia ai fattori biografici e clinici da cui fu travolta la sua esistenza terrena, ma aspira ad un approfondimento esclusivamente critico della sua opera, perchè ne risulti meglio individuata la posizione storica e più acutamente chiarita la forza di commozione.

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 la fiera

 

 

Campana Testimone

di Pietro Cimatti

 

da La Fiera Letteraria

2 Aprile 1961

 

 

Ogni poeta rappresenta un modo di essere poeta, da cui si può istintivamente dissentire o nel quale, all'opposto, ci si può impaniare, affascinati, in risposta nell'uno e nell'altro caso ad un innato modo di concepire la poesia, o di essere alla propria volta poeti. Il giovane che scopre Dino Campana scopre insieme l'abisso che sta sotto la poesia, che la poesia svela, spalanca. Il suo, è un modo di essere solo poeta nel quale ancora a lungo ci si potrà riconoscere, magari a versare l'obolo d'un sogno acerbo, oppure se ne potrà dissentire giustificandosi seccamente col ricordare la sua riconosciuta e schedata follia.

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Atti del convegno Firenze 18 - 19 marzo 1973

 

Seconda Giornata

 

EVOLUZIONE DEGLI STATI CROMATICO-MUSICALI

 

Di Maura Del Serra

 

(Trascrizione di Andreina Mancini)

 

 

Il tema di questo intervento costituisce in gran parte l'argomento di uno studio assai più ampio che esamina l'evoluzione della poetica di Campana; perciò non può e non vuole essere, in questa sede, una sorta di improbabile riassunto delle indagini stilistiche e testuali su cui si basano le conclusioni di quello stesso studio, che riguardano il divenire aperto delle immagini lungo l'intero arco temporale dei Canti orfici, che è notoriamente molto composito. Mi sembra dunque che qui possa risultare utile prendere le mosse, come base chiarificatrice, dal periodo centrale della creatività campaniana, quello che va dalla fine del 1910 con La Verna, da questa a Genova (1913 circa) fino agli ultimi frammenti, come Arabesco-Olimpia e L'infanzia nasce.., estremamente ricchi e densi di significati; e in questo itinerario mettere in luce, anche brevemente, il tipo e il significato del viaggio — un termine-guida della poetica di Campana — che le immagini percorrono lungo la loro direttrice costante di evoluzione negli Orfici. La direttrice è quella cromatico-musicale, sinestetica, o meglio analogica; intendendo quest'ultimo aggettivo in un senso dinamico che unisca l'eredità viva dell'analogia musicale del simbolismo europeo con i presagi, presenti nei lirici nuovi ma particolarmente in Campana, dell'analogia essenziale novecentesca, che sboccherà nella poetica dell'ermetismo.

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Paolo Toschi

 

 

Paolo Toschi: Ricordando.

 

Il Rimbaud della Romagna

Da: Il Resto del Carlino, Bologna, 27 novembre 1926.

 
 
 

«Ora è rinchiuso nel manicomio di Castelpucci». Così terminavano le brevi notizie che Papini e Pancrazi hanno scritto di Dino Campana davanti a una giudiziosa scelta delle sue cose, in quell'antologia degli Scrittori ďoggi, di cui i giovani letterati sogliono dir male fin che non sperano di comparirvi anche loro.

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Mario Russo: "Ombrello"

 

Ricordo di Dino Campana

 

di Pietro Cimatti

 

da La Fiera Letteraria - XII - n. 11-17 Marzo1957

 

 

Marzo 1932 - marzo 1957: nozze d'argento di Dino Campana con la morte. E nessuna storia lo può ancora (o lo vuole) far capitolo, nessuna storia ancora intende fissarne l'ala che volò in quella mummificante collezione entomologica (farfalle d'oro infilzate allo stilo aguzzo del tempo) che è la storia dei poeti e della poesia.

Si continua a far della cronaca nera: l'occasione Dino Campana non può essere lasciata cadere: troppo poco avventurosa la storia dell'arte nostrana perchè possa permettersi questo lusso: in lui avviene il segreto recupero di secoli di poesia popolati di poeti cortigiani e professori di belle maniere, secoli di penne d'oro e di pergamene preziose, secoli di uomini che fuggivano solo con l'epistolario e qualche passione di donna, di poeti che se ne stavano al caldo.

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Dino Campana

 

di Cesare Galimberti

 

Mursia Editore, 1967

 


 

L'introduzione

 

Di un poeta come Campana, che agì nella più accesa temperie di fatti e di emozioni e nel segno della poesia come vita, s'impone certo un'interpretazione attenta al rapporto, costante in lui, tra vicende biografiche, esperienze culturali e opera poetica ;1 perché non tanto le singole notizie ma le direttrici della sua esistenza aiutano a rilevare analoghi svolgimenti nel suo mondo poetico, e il giudizio critico può giovarsi di tali raffronti.

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coveresine

 

 

Il labirinto mediterraneo negli Orfici

 

di Maura del Serra

Da "Resine", n. 57-58, luglio 1994

Le rivisitazioni ormai cicliche dei Canti Orfici, dettate ogni volta da un senso che vorrei dire di occasione necessitante, non devono e non possono dimenticare che questo libro è in ogni senso figlio di quei “primi dieci anni del secolo ventesimo” a cui Rebora dedicava i Frammenti Lirici, l'altra memorabile raccolta poetica "sperimentale" del protonovecento: e noi, entrati negli ultimi dieci anni di quello stesso secolo e millennio, non sappiamo ancora, in verità, se abbiamo avuto od avremo un libro di poesia analogo, da levare in parallelo o a contrasto attivo (immaginativamente e spiritualmente attivo) come un pollice catalizzante, rispetto a quell'indice teso con tanta giovanile febbre verso l'oltre, quell'indice che fu la vita-opera di Campana nei suoi fatidici 33 anni di presenza agonica sulla scena del suo tempo. E sappiamo in pectore che, se avremo un tale libro - se aposteriori ci apparirà esistente in questi nostri anni di riluttanti bilanci - sarà in virtù di un soprassalto, di uno scarto accensivo, di uno scatto del montaliano “anello che non tiene” nella complice catena di quel liscio e asettico minimalismo etico che avvolge la nostra epoca post-industriale, post-ideologica, post-umanistica (non vogliamo dire, cedendo alle tentazioni di un millenarismo dimissionario, post-umana, anche se l'occhio ci corre alle prospettive affascinanti e/o terrorizzanti offerte dall'immaginazione computerizzata, dalla cosidetta “realtà virtuale”). Certo il nostro, quello europeo, almeno - è un umanesimo sfiduciato, come ha detto il filosofo spagnolo Fernando Savater, nella capacità di “desiderare bene” cioè in quella facoltà illuminatamente eversiva che comprende tanto le radici dell'utopia quanto quelle del mito e dei grandi progetti individuali e sociali, e che permette all'uomo - in particolare all'artista - di farsi parte attiva, ponte e testimone (mártyr) di quel nuovo mondo nel mondo che ognuno porta con sé come cosciente o smarrito “messaggio dell'imperatore”.

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  1. Fulvio Longobardi: Dino Campana
  2. Giuseppe Ravegnani: L'incontro con l'infelice di genio
  3. Silvio Ramat: Campana nella tradizione novecentesca
  4. Giuseppe Ravegnani: La Poesia e la Pazzia di Campana

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