GIOVANNI PAPINI

 

TESTIMONIANZE

 

SAGGI NON CRITICI

 

 Serie dei "24 Cervelli"

 

MILANO STUDIO EDITORIALE LOMBARDO 18, VIA BURINI, 18

 

1918

 

papinidedica

 

 

MOTIVAZIONI

 

Mantengo la promessa. Ecco una terza mandata di cervelli. Per spiegare i caratteri e le intenzioni di queste mie gallerie di ritratti — ora ingrandimenti, ora visacci, ora per causa di decesso, ora per ragioni di pulizia — dovrei ripetere quel che ho detto sul limitare dei "24 Cervelli" e delle "Stroncature". Chi conosce quei volumi sa ch'io non pretendo far critica e tanto meno la critica rampicante e tutta solvibile che oggi usano quelli che la sanno lunga in fatto d’arte e non arte. Son più modesto e più superbo.

Questi miei saggi che a volte sembrano aggressioni e talaltra adorazioni, che possono essere baci e morsi, ma sempre, alla fine, preferenze e parzialità, pretendo che abbiano un valore in quanto giudizi miei,  giudizi di un uomo che sa d’esser diverso dai registratori a dissettori di poeti e di altra gente fiorita. Sono, insomma, testimonianze : ora d'accusa e ora a difesa, ma d'un testimonio che ha ormai una certa esperienza dell'arte e del mondo. Come testimonianze sincere le dò: e ne facciano uso, se credono, i sentenzianti conclusivi di là da venire a giudicare i morti. Testimonio, dunque, e non giudice e tanto meno carnefice.

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Fiorenza Ceragioli

 

 

«OSCAR WILDE A S. MINIATO»

DI DINO CAMPANA

 Fiorenza Ceragioli

 da Belfagor, vol. 42, no. 1, 1987, pp. 15–27. 

Ringrazio Fiorenza Ceragioli per avermi permesso di pubblicare questo suo articolo e Andreina Mancini per l'aiuto a trascriverlo. (p.p.)

Già dalla prima pubblicazione di Oscar Wilde a S. Miniato, che Falqui diede alle stampe nel 1942 insieme ad altri inediti campaniani, il titolo della lirica ha sempre segnalato la presenza, in un luogo ben definito, di un personaggio, Oscar Wilde appunto, che non è invece rintracciabile nel testo vulgato dal Falqui.

Per comodità del lettore riproduco la poesia come appare in quella edizione, con i lievi ritocchi che sono stati apportati nelle successive:

  • 1 O città fantastica piena di suoni sordi...
  • 2 Mentre sulle scalee lontano io salivo davanti
  • 3 A te infuocata in linee lambenti di fuoco
  • 4 Nella sera gravida, tra i cipressi.
  • 5 Salivo con un'amica giovane grave
  • 6 Che sacrificava dai primi anni
  • 7 All'amore malinconico e suicida dell'uomo:
  • 8 Ridevano giù per le scale
  • 9 Ragazzi accaniti briachi di beffa
  • 10 Sopra un circolo attorno ad un soldo invisibile.
  • 11 Il fiume mostruoso luceva torpido come un serpente a squame;
  • 12 Salivamo, essa oppressa e anelante,
  • 13 Io cogli occhi rivolti alla funebre febbre incendiaria
  • 14 Che bruciava te, o nero alberato naviglio
  • 13 Nell'ultime febbri dei tempi o città:

 

 

 

 

Belle Arti

 

Luglio XIX, pag. 19

 

di Luigi Bartolini

  

Ho detto della vagheggiata edizione delle Lettere di Fattori. Ora dovrei dire dell'altra, da me vagheggiata edizione delle « Poesie di Dino Campana » Dino Campana dipinse anche. Ma egli fu cosi sfortunato! da tanto che lo continuò ad essere anche dopo morto. Gli « sfortunati comuni » cessano dall'esserlo non appena calano nella fossa. Allora lì, generalmente, le cose si appianano. Terra per ricoprire ce n'è per tutti. Talpe che rodono la cassa da morto. Lombrici e formiche. Comunque, il povero Dino Campana fu più sfortunato di tutti in quanto, morto in manicomio (e per un poeta è quasi quasi preferibile morire in manicomio piuttostochè andare a terminare fra gli alamari le poltrone ed il salamelecchio) dopo morto la sua tomba non ebbe l'onore d'una croce, nè la ventura d'un sasso che ricordasse le sue dalle infinite ossa ecc. ecc. Cosicchè ora si sa soltanto che pressappoco egli giacque in un cimiterino non lontano dal manicomio dove stette rinchiuso parecchi anni, dando, in verità, scarsissimi segni di pazzia.

 

 

 

Un pacco di libri

di Bino Binazzi

 

Bologna, 14 Luglio 1915

Non si può esimerci – anche oggi che pure ci son tante cose da fare e da pensare - dal parlar di libri. Ne nascano tanti; ed è impossibile che fra tanti qualcuno non richiami la nostra attenzione o perché porta un nome d’amico o perchè nuovo parto di qualche scrittore già prediletto o-anche- perché giuntoci per posta con tanto di dedica a noi.... “illustri” ... Oh Dio! – il giovincello furbo sa che noi, volendo potremmo dar mano al soffietto su per le colonne di un giornale ove si esplica la nostra – non precisamente « illustre » – fatica quotidiana. Quanti libri anche durante questo periodo in cui il turbamento dei classici « otia » non potrebbe esser maggiore! E non intendo di mettere in conto tutti quelli occasionali sulla Dalmazia qui, sulla barbarie là, sul Belgio sotto, sul Trentino sopra ecc.ecc. Si intende parlare di libri di pura fantasia.