Un trekking con il Poeta sul Falterona


Documento di identità di Dino Campana, di Giovanni e "Lutti Fany" (sic!), "il quale dichiara di volersi presentare agli esami di licenza" presso il Ginnasio di Faenza.

Il 1° marzo del 2013 uscì un articolo sul quotidiano La Stampa, nella cronaca locale della Vald’Ossola, a firma di Francesca Zani dal titolo “Le tracce dell’Ossola nella poesia di Campana – Nei testi dello scrittore toscani “indizi” del suo passaggio fra le valli”. La giornalista cercava di far luce sul passaggio verso la Svizzera del poeta allorché scrisse Domodossola 1915, conosciuta anche come Canto proletario italo-francese. Su uno degli autografi del testo in calce ad una copia del C.O. era scritto “Osteria del gatto rosso”.

Disgraziatamente la follia cominciò presto a battere alla porta del poeta Dino Campana. Il primo referto medico di cui si abbia notizia dopo quanto iI babbo ebbe a dichiarare fin dal 1900 al professor Brugia del Manicomio di Imola — reca la firma del professor Vitali, risale al 1906 e diagnostica: «una forma psichica a base di esaltazione, per cui si rende necessario il riposo intellettuale, l'isolamento affettivo e morale, e l'uso di preparati bromici».

"Tutto è vano vano è il sogno: tutto è vano vano è il sogno"

E questa assenza, nella mia visione, di confini che ben presto avrei stabiliti,
propagava per tutto il gruppo un ondeggiamento armonioso,
la traslazione continua di una bellezza fluida, mobile e collettiva.
Marcel Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore
1. La signorina Jeanne
Jeanne è una ragazza di famiglia nobile che, uscita dal collegio religioso, fa ritorno al castello paterno in Normandia. Qui, la prima notte, si lascia incantare dagli arredamenti, dalla mobilia, dagli arazzi, e soprattutto dalle grandi tappezzerie che sovrastano il suo letto. Dopo averle esaminate attentamente al lume di candela, scopre che vi è raffigurato il mito di Piramo e Tisbe: quell’avventura d’amore tutte le notti avrebbe vegliato sul suo sonno. Poi si corica, ma non riesce a dormire.

"A Luchaire e alla Francia / perché ci vendichi / Dino Campana", è la dedica, che si legge in un esemplare dei Canti Orfici, recentemente trovato a Parigi dal collezionista e studioso del libro, Beppe Manzitti, non nuovo a queste scoperte (qualche anno fa a Firenze, ritrovò nientemeno che il primo manoscritto di poesie di Mario Luzi, con i testi di La barca e molti inediti).
La dedica autografa su tre righe si legge nella prima pagina di occhietto di quest'esemplare per molti versi interessante: esso appartiene al gruppo di copie che hanno subito modifiche per volontà dell'autore: la rimozione della pagina con la dedica all'Imperatore Guglielmo II e la cancellazione della scritta “Die Tragodie des letzen Germanen in Italien” dalla quarta di copertina. E con ogni probabilità è stato sempre Campana a strappare da questo esemplare anche la pagina di titolo ove figurava la stessa scritta in tedesco, di certo non indicata per un destinatario francese. L’esemplare prevede l' “errata-corrige” all'ultima pagina e l'ultimo fascicolo (come in altre copie) è di misura difforme dal resto del volume.
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