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A Mario Maranzana « Pazzo sul serio »

G.C.M. 

 

QUASI UN UOMO 

 

Visita al poeta Dino Campana nel Manicomio di Castel Pulci

 

due tempi e una pausa

di

GABRIEL CACHO MILLET

 

Versione italiana di Mario Maranzana e dell'autore
 
 TIPOGRAFIA COLANGELO
ROMA

 


 

PRIMO TEMPO

 

Il palcoscenico vagamente allucinante nella sua desolazione è vuoto. Non c'è sipario. Mostra una sala del manicomio di Castel Pulci (Firenze) nella quale sono in corso lavori di ammodernamento.                                    

Due praticabili a gradoni, uno a destra uno a sinistra, potrebbero indicare la prima fase della costruzione di tribune per universitari che studieranno nel futuro i malati mentali. Sia come sia, il direttore dell'istituto ha ordinato di porre sui gradoni dei praticabili delle sedie per accogliere un gruppo di persone che sono venute a visitare un infermo illustre: il poeta Dino Campana (1885-1932). 

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Dino Campana, poeta a cavallo della cometa di Halley

Una biografia-racconto di Vassalli

 

di Maurizio Cucchi

 

(recensione a : Sebastiano Vassalli: «La notte della cometa». Einaudi, 240 pagine, 18.000 lire)

 

Su Tuttolibri, anno XI, n. 436. Supplemento a La Stampa del 5 Gennaio 1985

 

 

Chissà, forse sarebbe meglio se artisti, scrittori, poeti, potessero scomparire nell'opera, dandosi da fare, prima di andarsene, per cancellare ogni possibile traccia, per distruggere ogni documento o testimonianza della propria vita. È commovente l'interesse di chi si affanna attorno alla biografia di un autore amato; ma è sempre, anche, l'attività del biografo, o del lettore di biografie, un po' indecente e crudele.

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GUIDO TALLONE

 

Bergamo 11.5.1894 - ALPIGNANO 30.9.1967

 

di Gigliola Tallone

 

 

 

 

 Guido Tallone dipinge sotto i tamerici nel giardino di Alpignano

 

Allo zio Guido non piacevano i dolci e provava vero ribrezzo verso le caramelle, al punto che a me, alle mie sorelline Laura e Donatella e ai nostri amichetti, dava una mancetta per ogni carta di caramella trovata nel prato della casa di Alpignano. Faceva una eccezione per il panettone, una sola volta all’anno e sempre pochi giorni prima di Natale. Andava al Cova di via Montenapoleone, comprava un panettone, ne strappava un pezzo con le mani e poi lo faceva confezionare nuovamente per farlo recapitare subito a casa nostra, in via Bigli 6. All’arrivo del fattorino, nella sua bella divisa da operetta, era tutto un salto di gioia. Mamma! Papà! Lo zio! È arrivato lo zio Guido! La mamma stava al gioco, siete sicure bambine? Aprilo! Aprilo! E una volta scoperto il panettone con la zampata dello zio, ci infilavamo i cappotti e via verso il Cova. Il tragitto era brevissimo e non c’era alcun pericolo per noi bambine, nemmeno nei pomeriggi invernali milanesi già scuri, dato il rarissimo traffico di auto degli anni ’50. Giunte al Cova era facile trovare lo zio. Dove era un’assemblea di gente festosa, lì in mezzo era il nostro zio Guido.

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DINO INEDITO

 

In 32 lettere di Campana le amicizie e i Canti Orfici

 

di Fernanda Gigli e Giuseppe Risso

 

da La Stampa di Torino, Speciale TuttoLibri, 01/07/1989  numero 660 pagina 6

 

 

 
Gli inediti dell'epistolario di Dino Campana sono in tutto 32. Il primo, in ordine di tempo, è del maggio 1914 (anteriore quindi alla pubblicazione dei «Canti orfici» che sono usciti dalla tipografia di Bruno Rivagli nell'estate dello stesso anno); l'ultimo, del novembre 1917. Due mesi dopo Campana entrerà nell'ospedale psichiatrico di Castel Pulci, dove morirà di setticemia nel febbraio del 1932, all'età di 46 anni. Il carteggio è stato conservato nell'archivio di Lorenzo Gigli, per molti anni critico della «Gazzetta del Popolo».

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Profonda emozione

 

Sebastiano Vassalli 

 

da: Tuttolibri, La Stampa, sabato 8 Luglio 1989

 

Gentile direttore, credo che in molti abbiamo provato una certa emozione, leggendo su «Tuttolibri» di sabato scorso quell'appello bizzarro, in realtà tragico: «Io domando la cittadinanza fiorentina ai soli che possono conferirla...». Il «giorno del giudizio» di Dino Campana fu forse nel giugno del 1915, quando lui potè vestire la divisa di soldato e sperare di andare al fronte come volontario. In quei giorni, Dino ancora credeva di poter recuperare qualcuna delle sue molte cittadinanze perdute; poi rinunciò, come ben si vede dalla lettera ad Orlandi.

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Quasi un uomo

 

di Natalia Ginzburg

 

da La Stampa

 

domenica 5 febbraio 1978

 

 

A Gabriel Cacho Millet, drammaturgo argentino, dobbiamo il monologo Quasi un uomo, evocazione della figura del poeta Dino Campana. A Mario Maranzana dobbiamo la versione italiana, l'adattamento, e l'interpretazione del monologo. Quasi un uomo, io l'ho visto al Teatro Flaiano di Roma, l'altra sera.

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GIOVANNI BOINE A CAMPANA

 

[Porto Maurizio, 5 agosto 1915]

 

“Fratello” è una parola che mi piace, sebbene io la usi casto. Avevo un fratello,1 era boxeur, picchiò mezzo mondo e mori di tifo l’anno passato. Altri fratelli non ho. Ma facciamo la prova con lei: può darsi riesca. Certo parecchie pagine del suo libro mi diedero una febbre d’esaltazione che non perderò,2

                                                                                                                        Suo G. Boine

(cerco un impiego in India)

Il mio indirizzo è:

Portomaurizio

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  • Boine su La Stampa, nel 1938
  • Don Chisciotte a Porto Maurizio
  • Enrico Gurioli: Canti Marini
  • Edoardo Esposito: Maledetto tra i poeti

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