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 Maria Corti

 

 

MA COSA E' MAI LA CRITICA AL FEMMINILE?

di Maria Corti

da: La Repubblica, 31 maggio 1997

 

 

Il non letterato si stupisce del posto che la critica letteraria occupa nella cultura e soprattutto del fatto che agli scolari si insegni che la critica illumina le opere letterarie. Il non letterato si intende di economia, di geografia, di ecologia e prende la critica per un insieme di chiacchiere.

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 Alfredo Giuliani con Giuseppe Ungaretti, nel 1961

 

 

CAMPANA, MISTERO PAZZO

 

 

AVEVO QUALCHE ARTE MA POI NON NE HO PIÙ

 

di: Alfredo Giuliani

 

da: La Repubblica, 20 agosto 1985

 

 

Come videro Campana i più fini, i più acuti dei suoi coetanei? Emilio Cecchi: accanto a Campana, che non aveva affatto l' aria del poeta e tanto meno del letterato, ma d' un barocciaio, "si sentiva la poesia come fosse una scossa elettrica, un alto esplosivo". Camillo Sbarbaro lo rievocò sempre sospinto da un "malo vento". L' aveva conosciuto a Firenze nel quattordici: "Sghignazzava; moveva le membra disordinatamente. Un disagio nasceva intorno a lui come potesse di punto in bianco, sventatamente, cavar di tasca qualche cosa d' insanguinato".

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Debutta in mostra lo scritto di Campana

 

di Fulvio Paloscia

 

da La Repubblica, 6 Marzo 2004

 

 

Un quadernetto di carta pregiata, che reca in filigrana una margherita: fu quello utilizzato da Dino Campana per il manoscritto de Il più lungo giorno, «prestato» dal poeta ad Ardengo Soffici che poi lo smarrì nella sua biblioteca; fu ritrovato dagli eredi, nella casa di Poggio a Caiano, nel 1971. Quel manoscritto, oggi, torna a Firenze: Christie's lo esporrà, dalle 10 alle 12, nella sala degli affreschi dell'Hotel Excelsior prima di metterlo all'asta, il 18 marzo, a Roma.

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Giovanni Bonalumi

 

 

Un falò per Campana

 

di Sebastiano Vassalli

 

da La Repubblica del 27 novembre 1993

 

  

Ho conosciuto Giovanni Bonalumi nel 1985, pochi mesi dopo la pubblicazione del mio libro su Dino Campana, La notte della cometa. Bonalumi - svizzero del Canton Ticino - era giunto, negli anni Quaranta, ad amare la poesia di Campana per vie sue, senza essere influenzato dall' ambiente fiorentino e toscano.

La sua tesi di laurea, per cui nel 1946 soggiornò a lungo a Firenze, era stata una delle quattro tesi che avevano mosso l'ira e il sarcasmo del sessantacinquenne Papini sulla rivista L'Ultima:

 

"Abbiamo avuto notizie sicure", scrisse Papini nel settembre del 1946, "che in questi tempi si son discusse o si stanno preparando per lauree in lettere nelle Università italiane ben quattro tesi sul poeta Dino Campana, morto, come ognun sa, nel manicomio di Castel Pulci nel 1932. (...) Ci sembra che si stia ridicolmente e pericolosamente esagerando il significato storico e il valore artistico dell' infelice poeta di Marradi. Un esame sereno della sua opera dimostra a chiare note ch' egli fu scarsamente originale - s' era nutrito molto di francesi dell' ultimo Ottocento - e che non può essere presentato, se non da fanatici tendenziosi, come autentico e grande poeta".

 

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Nota bibliografica

 

A cura di Enrico Falqui

 

Da: La Fiera Letteraria del 14 Giugno 1953

 

 

La bibliografia sulla vita e sull'opera di Dino Campana è in continuo aumento ed approfondimento. Alla centinaia di voci, già da noi registrate nella recente ristampa dei Canti orfici, sono da aggiungere queste altre trenta, senza peraltro escludere, com’ è  nel proprio di ogni bibliografia, che molte continuino a rimanerci ignote e molte ci siano sfuggite. Perciò saremo grati a chi vorrà, eventualmente, segnalarcele (al viale Giulio Cesare, 71, in Roma).

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Michele Mari

 

 

Campana. La maledizione di essere un poeta

 

Versi estremi. Si stampano i taccuini inediti dell’autore dei Canti Orfici.

Sono la riconferma di un grande genio. La sua vita?

Una tragica favola, oggi diventata un best seller.

Dal Corriere della Sera


15 luglio 1990

 


 

Oh avere un cielo nuovo. Dove fuggire

 

di Michele Mari

 

 

NeIl'inverno del 1913, mentre si recavano alla tipografia Vallecchi, Ardengo Soffici e Giovanni Papini furono improvvisamente accostati da uno strano personaggio. «Ci disse che si chiamava Dino Campana — racconta Soffici che era poeta e venuto appositamente a piedi da Marradi per presentarci alcuni suoi scritti, aveme il nostro parere e sapere se ci fosse piaciuto pubblicarli nella nostra rivista [Lacerba]. Tirò fuori di tasca un vecchio taccuino coperto di carta ruvida e sporca, di quelli dove i sensali e i fattori segnano i conti e gli appunti delle loro compere e vendite, e lo consegnò a Papini”.

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Campana. La maledizione di essere un poeta

 

 

Versi estremi. Si stampano i taccuini inediti dell’autore dei Canti Orfici.

Sono la riconferma di un grande genio. La sua vita? Una tragica favola, oggi diventata un best seller.

 

 

Solo, nel tempestoso silenzio

 

di Carlo Bo

 

Dal Corriere della Sera

 

15 luglio 1990

 

 

Quando Dino Campana morì nel manicomio di Castel Pulci, dove aveva passato ben quattordici anni, nel 1932 la notizia passò sotto silenzio, soltanto il giornale della sera di Firenze ne fece cenno in due righe. Eppure era morto uno dei grandi poeti del Novecento e sotto certi aspetti il poeta puro per eccellenza, un uomo che si era e in maniera tragica identificato con la sua chimera poetica.

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  1. Mario Luzi: Campana, il mistero del manoscritto scomparso
  2. Mario Luzi: Un eccezionale ritrovamento fra le carte di Soffici
  3. Sebastiano Vassalli: Profonda emozione
  4. Enrico Gurioli: Canti Marini

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