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UNA LETTERA SU DINO CAMPANA

 

di Piero Santi

 

Da: Salvo imprevisti, n. 33-34, 1984-1985

 

 

Cara Mariella, ebbi, parecchi giorni fa, la tua lettera in cui mi chiedevi di scrivere qualcosa per Campana; non ti ho risposto perché ho passato un periodo colmo di grumi neri, non avevo la possibilità di mettermi mettermi alla macchina per risponderti, non potevo, ero allo sbaraglio. E ora? sì, due parole voglio scrivertele. Campana è stato uno dei miei amori; sono orgoglioso (ma no, non lo sono, ma insomma) di aver scritto su di lui nel 1939 sulla Nazione; vorrei dirti che una volta, subito dopo la liberazione, risposi male a Saba che, nella sede fiorentina della RAI mi chiese che cosa stavo facendo.

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Silvano Slavadori

Silvano Salvadori, foto di Marcantonio Perugino

 


 

A MARIO NOVARO

                        

CANTO PROLETARIO ITALO-FRANCESE

 

Intervento di Silvano Salvadori

 

al Teatro degli Animosi a Marradi nel 2011, per il 150 Anni dell'Unità d'Italia

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DINO CAMPANA: DAREI LAVITA PER UNA CULTURA EUROPEA

 

di Mirella Serri

 

 da: La Stampa, Tuttolibri, Sabato 22 Dicembre 1990

 

 

PRIMO EROPEISTA controcorrente, in polemica con il nazionalismo trionfante allo scoppio della Prima guerra mondiale, critico osservatore del conflitto, scrittore che rifiuta le grandi firme letterarie del tempo, da d'Annunzio a Soffici a Papini. Sono queste lo insolite facce con cui Dino Campana. il Rimbaud italiano, il nostro poeta «maudit», lirico, visionario e notturno, appare negli scritti, in versi e in prosa, riuniti in un quaderno di appunti del 1915 che fino ad oggi era rimasto sconosciuto nella versione originale. Queste note del poeta dalla vita avventurosa che ha alternato lunghi viaggi, carcere e manicomio, raccolte in un quaderno dalla copertina nera e dalle pagine segnate dalla sua scrittura irregolare, vedono la luce nel volume Taccuini.

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Un inedito di Dino Campana

 

di N. F. Cimmino

 

 

da: Lo Stato, Periodico politico, direttore Giovanni Baget-Bozzo

anno II - n. 9 - 3 Marzo 1961

Stamperia Tiber - Roma

 

 

Dino Campana visse fra il 1885 e il 1932, ma gli ultimi quattordici anni li passò nel manicomio di Castel Pulci : fu infatti internato il 28 gennaio 1918, mentre ancora infuriava la guerra. La sua vita fu un susseguirsi ininterrotto di sofferenze, con il male sempre in agguato, che lo rendeva incapace di fermezza e di distensione, per cui vagò incessantemente da Marradi, ove era nato e dove il padre insegnava, per l'Italia, in molti paesi europei, in Argentina ove si recò nel 1908 esercitando vari mestieri per vivere, restandovi solo pochi mesi. Un amore gli si conosce, quello per Sibilla Aleramo, ma neppure ad esso potè ancorarsi, sicché ben presto la scrittrice dovette allontanarsi da lui, dopo scene tempestose e dolorose che ferirono e prostrarono entrambi.

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 Guido La Regina, autore della serigrafia dedicata ad Arabesco - Olimpia. Foto Oscar Savio, Roma

 

 

Una serigrafia per "Arabesco - Olimpia" di Dino Campana

 

di Mario Petrucciani

 

Presentazione di Mario Petrucciani sui quaderni di Letteratura e Interpretazione Figurativa II, 3,

De Luca ed., Roma 1970

 

 

Balenante di simboli strappati alle tenebre dell'ineffabile, sospesa tra le regioni del caos e quelle dell'eden, la poesia di Campana sembra concentrare la sua vitalità fondamentalmente nella audacia con cui - più di ogni altra, almeno in Italia - combatte la sua ostinata battaglia contro l'automatismo delle comuni certezze.

Interpretando così il salto radicalmente innovatore della lezione simbolista, Campana viene a collocarsi nel punto in cui la grande stagione decadente d'Europa si apre il varco sull'anno zero della poesia pura, di cui egli resta quindi tra noi l'iniziatore, ma anche il modello meno imitabile, e il più inquietante. Perché in quel punto, mentre delinea sorprendenti anticipazioni della lettertura del 900, fino ai nostri giorni - l'erotismo, l'alienazione tecnologica delle metropoli, il rifiuto dell'ordine, Campana sceglie per sé il compito più arduo: quello del messaggero orfico.

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SAGGI RELATIVI A “LA VERNA”

 

LA CONCA ROCCIOSA DEI VENTI (La Verna, Ritorno 8, 41)

 

di Silvano Salvadori

 

 

Ci sono dei luoghi che fungono da giunto cardanico di un’intera esistenza: tale fu per Dino la valle di Campigno ed in particolare quel profilo di monte in fronte alla chiesa che è conosciuto come Riva Bianca.

I critici letterari a volte son visitatori un po’ frettolosi e preferiscono le scrivanie di noce alle lastre di pietra, poco adatte allo scrivere meditabondo. Ma se avessero un taccuino, un lapis e un buon paio di scarpe potrebbero non accontentarsi del panorama da lontano, ma scendere ai fossi e superare qualche aspro sentiero per ritrovarsi soli sotto la linea dell’orizzonte nel cuore diveniente dell’erosione rocciosa; laggiù con i massi in bilico sulla testa per capire quella dinamica che è sottesa all’eternità delle montagne e che Leonardo ha indagato nei suoi appunti.

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  1. Maurizio Pallante e i Canti Orfici di Enrico Tallone
  2. Leonardo Chiari: Appunti per un'analisi strutturale dei Canti Orfici
  3. POESIA E GEOLOGIA IN DINO CAMPANA
  4. Silvano Salvadori: Alda Merini a Dino Campana

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