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 Chiesa Badia totale 3
 
 
 
Ricevo dall'amico Dino Castrovilli e pubblico subito 
 
Carissime/i, nel quadro delle iniziative promosse in occasione del 90° della sua morte, avvenuta a Castelpulci il 1° marzo 1932, e nell’ambito di Scandicci Open City 2022, un nuovo incontro con il poeta Dino Campana, in un luogo che più suggestivo non si può: il piazzale della chiesa in cui è sepolto,  a Badia a Settimo (Scandicci), facilmente raggiungibile da qualsiasi parte! L’essenziale, per incuriosirvi e appassionarvi, è già scritto nel comunicato. 
Non mi resta che invitarvi a prenotare e a partecipare!

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bacchelli bologna 


Dino Campana, via Zamboni 52


Gabriel Cacho Millet
[giornalista e storico letterario]

 
 
 
Dal 25 maggio al 29 giugno 2002 una mostra bolognese ha divulgato autografi e documenti originali relativi alla permanenza di Dino Campana a Bologna negli anni che precedono la stampa dei Canti Orfici (1914), esaminando in particolare i rapporti tra il poeta e i periodici goliardici. L'esposizione, curata da Marco Antonio Bazzocchi e Gabriel Cacho Millet, è stata organizzata dalla Biblioteca dell'Archiginnasio (dove ha avuto luogo) ed è stata promossa dall'Associazione "Premio letterario Dino Campana" e dalla Soprintendenza per i beni librari e documentari dell'IBC (che con la Biblioteca dell'Archiginnasio ha recentemente acquisito gli originali campaniani del Fondo "Ravagli"). Dal catalogo - I portici della poesia: Dino Campana a Bologna (1912-1914), edito dall'IBC e da Pàtron Editore nella collana ERBA - Emilia Romagna Biblioteche Archivi (46) - pubblichiamo un estratto del saggio di uno dei curatori.

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Francesca Yvonne Caroutch

 

 

La Chimère

 

( Traduction de Francesca Yvonne Caroutch)

 
 
Je ne sais si entre les rochers ton pale
Visage m'apparut, ou le sourire
Des lointains inconnus
Tu surgis, front d'ivoire penché
Eblouissante o jeune
Soeur de la Joconde
Ou des printemps

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Da Marradi

 

alcune foto di scena dallo Spettacolo che si è tenuto il 20 di Agosto 2022

 

Il Cappello alla Rembrandt

 

un grazie a Silvano Salvadori che  ce le a anticipate...

 

 

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POLEMICA. Il libro del suo psichiatra divide i critici: il curatore contro Vassalli

Chi tradisce Campana?

E il poeta «pazzo» giocò lo psichiatra

 

di Mario Baudino

 

Da “La Stampa”, mercoledì 1 Febbraio 1995

 


Società e Cultura:

Dino Campana, torna il libro dei colloqui in manicomio E il poeta «pazzo» giocò lo psichiatra

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La Stampa 15 Marzo 1995 copia

 

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 Marco Onofrio: Dentro del cielo stellare

 

La poesia orfica di Dino Campana

 

 Roma, EdiLet, 2010

 

 

La redazione ringrazia Diana Battaggia, direttrice editoriale del sito www.lietocolle.com, per averci permesso la pubblicazione del presente articolo, firmato da Giorgio Linguaglossa.

 

Firenze, dicembre 1913 Campana «conosce Papini e Soffici ai quali consegna il manoscritto de Il più lungo giorno (incunabolo dei  Canti Orfici): Soffici lo smarrisce (...) 1914: a Marradi riscrive il libro, in parte a memoria».  In luglio esce in mille copie  il volume Canti Orfici. «Il 12 gennaio 1918 varca la soglia del manicomio, a Castel Pulci. Ormai è pazzo davvero». «1° marzo del 1932, a 46 anni muore per setticemia acuta, che si sarebbe prodotta, pare, pungendosi ai genitali con un ferro arrugginito». 

Il risvolto di copertina recita: «Il libro di Campana potrebbe configurarsi come una sorta di manuale di resistenza all'impatto con la modernità». Ed è appunto il problema dello scontro con la modernità quello che affronta il libro di Marco Onofrio, è qui che si dispiega tutta la passione, l'intelligenza del critico romano per ben più di 600 pagine fitte e ricche. Il libro presenta anche una vasta campionatura delle opinioni dei principali poeti e critici del Novecento fino ai giorni nostri, utile a capire la diversa posizione dello scacchiere dei contemporanei nei confronti del poeta di Marradi.

Il lavoro storico-critico di Marco Onofrio su Dino Campana, durato un quindicennio, ci restituisce il ritratto vivo, suggestivo e palpitante del più grande poeta del primo Novecento: lo scontro tra il poeta di Marradi e la cultura letteraria della sua epoca. Scrive Onofrio: «Sono trascorsi otto decenni dalla sua morte fisica: un divario sempre più incolmabile. Che cosa resta, oggi, di Dino Campana?»; il libro del critico romano è la risposta a questa domanda con il risultato di capovolgere il giudizio estetico (e politico insieme), su chi sia stato il maggiore poeta del primo Novecento. La risposta appare davvero scontata: è il poeta di Marradi, con tutto rispetto per le candidature di Montale, Ungaretti e altri minori che sono stati accreditati dal mondo letterario italiano. Così, come è vero che la poesia del secondo Novecento poggia su quella del primo, è anche indiscutibile che senza una lettura davvero intellettualmente libera da pregiudizi della poesia del primo Novecento, non riusciremo mai ad avere la giusta prospettiva per guardare alla poesia del tardo Novecento se non facciamo i conti con il più grande poeta della modernità del primo Novecento: Dino Campana.

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  • Dino Campana: Acqua di mare amaro
  • Antonio Castronuovo, Bruno Dall'Aglio: La camera di Dino e Sibilla
  • Beltempo 1940
  • Irene Giuffrida: intervista a Gabriel Cacho Millet

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