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Nel 1916 Dino Campana s'infatuò di una profetessa scozzese stabilitasi in Toscana:

le chiese per cartolina di poter avere un figlio con lei  

 

di Franco Matacotta 

 

 

Pubblicata su Il Mondo, 25 Marzo 1950 

 

Chi abbia familiarità con l'opera poetica di Dino Campana e con quel tanto di notizie che faticosamente la critica ha potuto raccogliere della sua tumultuosa esistenza non puo rinunciare a riconoscere un consapevole contenuto "messianico" in quella poesia e in quella vita.

Del resto, a sollecitare nel poeta il sogno di redimere l'umanità, di trasformare, come egli stesso dice, il "miasme humanin", in un mondo di "creature pure", contribuirono non soltanto la sua particolare natura, tutta istinto ed esaltazione, ma anche l'atmosfera di cultura nella quale egli compì la sua formazione.

Se è vero che egli ha il suo debito con Poe, Villon e Rimbaud, e perfino con Jean Rictus, e che tutta la sua storia di pellegrino in patria e di emigrante d'oltralpe sia da considerare nient'altro che una delle tante "fughe" letterarie di cui la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento sono pieni, altrettanto vero è che egli ebbe debiti grandi colla cultura crepuscolare e post-crepuscolare del suo paese.

Non per nulla il Boine, che nel secondo decennio del secolo andava disperatamente in cerca di "nuove Americhe da scoprire", lo riconobbe ben presto come "fratello", dopo la "gran febbre d'esaltazione ricevuta dalla lettura dei Canti Orfici".

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atti del convegno su franco matacotta tenutosi a bergamo nel 1987  il disegno  di giuseppe capogrossi

Franco Matacotta, disegno di Giuseppe Capogrossi


 

Franco Matacotta: Dino Campana e alcuni suoi inediti

 

Con questo importante articolo, voluto da Curzio Malaparte, Franco Matacotta fece conoscere le carte inedite custodite da Sibilla Aleramo: alcune lettere e il famoso Taccuino che lo scrittore di Fermo pubblicherà nel 1949. 

 

Sarà conosciuto con il nome di Taccuino Matacotta

 
Da  “Prospettive”, V, 15 febbraio – 15 marzo 1941 

 

 

"Tel qu’en Lui-même enfin l’eternité le change" (Mallarmé) 

 

 

Il 30 giugno 1916, Cloche, come Campana soleva talvolta scherzo­samente chiamarsi, scriveva da Rifredo di Mugello a una sua ammiratrice che gli aveva espresso il desiderio di incontrarlo:

"Je ne saurais jamais vous três agréable à Marradi. C’est un pays où j’ai trop souffert et quelque peu de mon sang est resté collé aux rocker de là haut. Mais ca ne vois que pour moi et vous pouvez voir ça mieux dans les couchants étranges de mes poésies". "Couchants étranges de mes poésies".

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La Biblioteca di Franco Matacotta. Archivio Matacotta 

 

Una possibile piccola biblioteca di Dino Campana

 

Cino Matacotta

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Sono particolarmente grato a Cino Matacotta di questo suo primo contributo al campanadino.it. Mi auguro che ce ne saranno presto altri, in modo che il Fondo Franco Matacotta venga conosciuto dagli appassionati di Dino Campana, nei suoi splendidi originali, che Cino conserva con infinito amore.

(Paolo Pianigiani)

 

INTRO

Il lavoro di catalogazione della biblioteca paterna, intrapreso dopo quindici anni di rinvii e senza avere la minima idea di cosa si dovesse fare, aveva evidenziato, anche prima che in modo rocambolesco saltasse fuori l’Oeuvres di Francois Villon “gualcita e postillatissima da Campana” (secondo mio padre), “piena di scarabocchi” (secondo la mia tabella excel), un nucleo di circa cento volumi editi prima del 1916.

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Contributo alla ricostruzione della sua biografia

(Anno 1885 - Anno 1915)

 

di Francesco Monterosso 

 

dalla Fiera letteraria, ANNO VIII/numero 24 - giugno 1953, pag. 4

 

 

"Tutto è vano vano è il sogno: tutto è vano vano è il sogno"

 

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Alfredo Luzi su Matacotta

 

L'anacoluto della vita

 

Biografia e poesia di Franco Matacotta


 

da: Incontri transnazionali.
Modernità, poesia,sperimentazione, polilinguismo
Le Monnier, Firenze, 2005, pp.177-183. 

 

 

Nel poemetto "La peste di Milano" che dà il titolo al volume pubblicato nel 1975, la ribellione di Matacotta contro la dimensione falsamente necessitante della civiltà tecnologica e capitalistica, è raggrumata nell’accusa rivolta alla città, dove egli si era recato, attratto dal mito del progresso sociale ed economico :

.......E’ qui proibito l’anacoluto della vita. Senz’armi, non val la pena vivere.

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Bruciate le mie lettere

 

di Franco Matacotta

 

da: Successo, del 11 Gennaio 1959

 

 

Pubblichiamo oggi l’inedita e forse più straziante lettera che Dino Campana, poeta folle, inviò a Sibilla Aleramo nel 1917 prima che le porte del manicomio si chiudessero dietro di lui.

 

Violata, l’anno scorso, con la pubblicazione dell'epistolario d'amore tra Dino Campana e Sibilla Aleramo l'esplicita disposizione di Campana stesso, di bruciare le sue lettere, diviene legittimo, ora, dare alle stampe nella sua interezza questo eccezionale documento.

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Lei sessantenne, lui ventenne. Nasce a Capri la tormentata passione fra Sibilla Aleramo e Franco Matacotta

 

di Giuseppe Mazzella

 

 

«Oggi sono trentaquattro anni che il mio primo libro venne pubblicato. Mi ripeto la cifra fino a rimanere stordita. Nella stanza sottostante, Franco intanto spera che io lavori. Non mi ha legato alla seggiola, come fece, un po’ per gioco e un po’ sul serio, una volta, due o tre anni fa, sa che all’incirca è come se legata fossi: gli ho promesso di non discendere fino a che non sarà notte».

Così scrive sul suo diario, appena iniziato, Sibilla Aleramo. È il 3 novembre del 1940. La narratrice e poetessa ancora una volta è a Capri, dove ha preso alloggio nella Villa Falconara.

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  1. Pagine Inedite di Dino Campana
  2. Franco Matacotta: gli scritti
  3. La Piè su Francesco Monterosso e l'articolo del 1952 su Paese Sera
  4. Francesco Monterosso: Voce di Dino Campana

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