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Voce

di DinoCampana

 

di

Francesco Monterosso

 

Paese Sera 18 Luglio1952

 


 

Ringrazio l'amico Paolo Magnani di avermi inviato questo rarissimo documento, scritto da Franco Matacotta nel 1952 con lo pseudonimo di Francesco Monterosso.

(p.p.)


 

AI PRIMI DI GENNAIO 1918, Il poeta Dino Campana, il vagabondo, il ribelle, il cosidetto folle, esaurite tutte le possibilità di resistenza alla drammatica battaglia della sua vita e della sua poesia, entrava nel manicomio di Castelpulci, a trentatrè anni di età. Mai s'era dato ancora nella storia delle nostre lettere un destino tanto tragico e tanto precocemente concluso. La nostra letteratura è stata sempre di solare equilibrio. Nemmeno la rapinosa e voluttuosa follia del Tasso valse a spezzare questa fatalità olimpica del nostro orizzonte poetico. Campana è stato, davvero, il primo ingresso delle ombre e delle Furie nei giardini chiari e sereni delle nostre lettere.

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ANNI QUARANTA: ALCUNE TESTIMONIANZE DI GUERRA

 

scritte il 12 aprile 2016 in occasione della manifestazione per il primo Centenario della Nascita del poeta Franco Matacotta, Teatro “Durastante”, Monte San Giusto, 17 aprile 2016. 

 

A cura di Livia Brillarelli

 

 

Annunziata Morbidoni, detta “Nunziatina”, figlia di Roberto e Clorinda Zamponi, è nata a Monte San Giusto il 14 novembre del 1926 e risiede in via Nicolò Bonafede 58. Ѐ una donna che, nonostante l’età, conserva ancora una memoria lucida e viene intervistata dalla sottoscritta, che ritiene importante la sua testimonianza ai fini di una ricostruzione storica del periodo bellico degli anni 1944-45. arta nel laboratorio di Maria Bonfigli, originaria di Sant’Elpidio a Mare, moglie di Alfredo Castagna. 

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Tra strade e chiese di Montesangiusto, ragazze al deschetto del calzolaio

 

La stranezza di una industria marchigiana che

dalla prima guerra europea fu affidata alle donne

 

di Franco Matacotta

 

Pubblicato su "La Voce d'Italia", 12 Ottobre 1941, pag. 3

 

 

MONTESANGIUSTO, ottobre.

 

Cento casette, un campanile, una cinta antichissima di mura. Monturano, Santelpidio, Montegranaro, Montesangiusto: quattro piccole patrie della calzatura ita­liana a mano. Non che vi sia sconosciuta la lavorazione meccanizzata, anzi da qualche anno vi funzionano grandi laboratori, che tentano di seppellire nell'ombra l'al­tra industria nativa, che è stata e rimane la singolarità e l'orgoglio di quei luoghi.

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