
La Biblioteca di Franco Matacotta. Archivio Matacotta
Una possibile piccola biblioteca di Dino Campana
Cino Matacotta
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Sono particolarmente grato a Cino Matacotta di questo suo primo contributo al campanadino.it. Mi auguro che ce ne saranno presto altri, in modo che il Fondo Franco Matacotta venga conosciuto dagli appassionati di Dino Campana, nei suoi splendidi originali, che Cino conserva con infinito amore.
(Paolo Pianigiani)
INTRO
Il lavoro di catalogazione della biblioteca paterna, intrapreso dopo quindici anni di rinvii e senza avere la minima idea di cosa si dovesse fare, aveva evidenziato, anche prima che in modo rocambolesco saltasse fuori l’Oeuvres di Francois Villon “gualcita e postillatissima da Campana” (secondo mio padre), “piena di scarabocchi” (secondo la mia tabella excel), un nucleo di circa cento volumi editi prima del 1916.
Prima del 1916 vuol dire, nel caso specifico, prima della nascita di mio padre e prima dell’ultima ragionevole possibilità di scambio di cose materiali tra Dino Campana e Sibilla Aleramo che, a piede libero, non si incontrarono più dopo il gennaio del 1917.
Stante che almeno un volume tra questi, il Villon per l’appunto, è inequivocabilmente appartenuto a Dino Campana, vale la pena analizzare più da vicino questo insieme di libri. Va subito detto che non emergono in alcun caso segni autografi ascrivibili al poeta marradese e che, di conseguenza, tutte le considerazioni che seguono hanno giocoforza un carattere qualitativo mirato a definire al più un grado di verosimiglianza rispetto all’ipotesi che insieme al volume del Villon, da qualche parte e verso la fine del 1916, ci fossero altri libri di Campana.
GLI ULTIMI MESI DEL 1916
Prima di identificare dei criteri di valutazione per i libri in questione occorre avvicinarsi alla vita materiale di Dino Campana intorno al suo trentesimo anno: rientrato dalla Svizzera per provare ad arruolarsi si muove tra Marradi, Firenze, Livorno, Lastra a Signa. Incontrata la Aleramo nell’agosto del ’16 passa quasi un mese con lei nell’alto Mugello e poi, in un crescendo di instabilità, la segue a Firenze, Marina di Pisa, Casciana dei Bagni, ancora Firenze; in questo girovagare per la Toscana si inframmezzano diverse drammatiche separazioni che vedono Campana tornare a Lastra a Signa o a Marradi dove il Natale del 1916 vede gli ultimi pochi giorni di serenità tra i due prima del definitivo distacco a Firenze nel gennaio 1917.
Ammettendo che ci fosse un nucleo di libri di sua proprietà, con una vita segnata da spostamenti continui e permanenze spesso presso affittacamere (senza dimenticare che, contemporaneamente, la famiglia lascia la casa di Marradi e alloggia presso una pensione a Lastra a Signa) possiamo immaginare che della eventuale biblioteca di Dino Campana una piccola parte, magari di volta in volta rinnovata, lo seguisse nel bagaglio insieme alle copie dei Canti Orfici che si portava dietro per essere vendute o per essere inviate a personalità (del periodo sappiamo dell’invio a D’Annunzio e a Verga).
Un’altra, forse più consistente parte, poteva essere depositata presso la casa avita a Marradi, oppure, meno verosimilmente, presso la sua famiglia a Lastra a Signa, oppure, ancora meno probabilmente, affidata a Sibilla Aleramo che, da un certo momento in poi prende alloggio abbastanza stabilmente in lungarno Acciaiuoli a Firenze.
POSSIBILI CRITERI
Queste considerazioni materiali, unite a valutazioni economiche (Campana poteva contare su un supporto da parte della famiglia di circa 60 Lire al mese e non mi risulta, mia ignoranza, che dal ritorno dalla Svizzera abbia lavorato anche se percepì qualche compenso per le pubblicazioni su riviste), indicherebbero che Dino Campana potesse tendenzialmente permettersi edizioni economiche e che, nei suoi continui spostamenti, preferisse portare con sé libri poco voluminosi. Infine, dato lo stile di vita, è ragionevole pensare che il grado di usura dei volumi di Dino Campana fosse elevato.
Questi prosaici indici materiali (costo dei volumi, stato di usura, formato e peso) potrebbero sembrare insignificanti rispetto alla molteplicità delle testimonianze relative alla conoscenza di testi da parte di Campana e alle numerosissime citazioni e allusioni presenti nei suoi scritti.
Sappiamo tuttavia che Campana era un assiduo e voracissimo frequentatore di biblioteche pubbliche per cui conoscenza e utilizzo di un testo di per sé non dimostra un possesso fisico. Ovviamente, i criteri materiali e quelli di affinità letteraria devono essere considerati insieme.
Riassumendo, possiamo provare a utilizzare alcune caratteristiche per valutare la probabilità di eventuale appartenenza a Campana dei volumi presenti nella biblioteca di Franco Matacotta:
Criteri di affinità letteraria
- - Testi citati esplicitamente
- - Testi utilizzati in composizioni note
- Affinità degli autori e degli argomenti con gli interessi di Campana
Criteri materiali
- economicità dell’edizione
- - formato del volume
- stato di conservazione
IL NUCLEO DI VOLUMI ANTE 1916 NELLA BIBLIOTECA DI FRANCO MATACOTTA
Veniamo ora alla composizione di questo nucleo di volumi editi prima del 1916. Vanno eliminati ovviamente i libri che mostrano espliciti segni di appartenenza a Franco Matacotta che, nei suoi anni giovanili prima del 1936, firma ossessivamente i suoi libri. Analogamente, vanno esclusi i libri con segni di appartenenza alla nostra famiglia e dintorni (i miei nonni, altri parenti, amici identificati); in totale 11 volumi.
Non possono essere passati per le mani di Dino Campana anche i 7 volumi che recano datazioni apposte successivamente al 1916.
Un’ulteriore categoria da escludere è costituita dai 7 volumi che recano inequivoci segni di appartenenza a Sibilla Aleramo. Questi volumi ovviamente non potevano fare parte della biblioteca di Dino Campana ma, e in alcuni casi la probabilità è alta, possono essere stati lettura comune dei due nei mesi della loro frequentazione.
Volendo restringere il campo dell’indagine ai volumi con massima probabilità di essere appartenuti a Dino Campana (questo non vuol dire che tale probabilità sia alta), possono essere esclusi dall’analisi:
- i 7 volumi che recano firme di ignoti (anche se potrebbero essere stati da lui acquistati di seconda mano)
- i 5 volumi di argomento non attinente agli interessi di Campana (anche se ne conosciamo la curiosità)
- i 7 volumi per uso scolastico (anche se potrebbero in teoria essere stati i suoi libri di testo)
- i 6 testi classici editi molto prima del 1885 (potrebbero essere libri di famiglia vuoi di Campana vuoi della mia)
Rimangono i titoli riportati nell’elenco in Appendice per i quali, con l’esclusione del Villon, non è assolutamente possibile stabilire altro che una più o meno verosimile appartenenza a una ipotetica biblioteca campaniana.
Circa un terzo di questi volumi, pur non recando annotazioni scritte, presenta, a volte in modo esteso, varie forme di evidenziazione di parti di testo (sottolineature, linee verticali, croci, orecchie, disegnini, oggetti inseriti). La gran parte di questi segni non alfabetici indica esplicitamente o, in qualche caso più ambiguo potrebbe indicare, l’importanza per il lettore originale di determinati passaggi o pagine o specifici componimenti.
Per quanto riguarda la probabilità che i volumi fisici presenti nella tabella in appendice oppure loro omologhi perduti (cfr. sezione seguente) siano effettivamente stati maneggiati da Dino Campana risulta abbastanza evidente che alcuni libri presentano tutte le caratteristiche sia letterarie sia materiali per essere reputati quanto meno candidati ad appartenere a una possibile biblioteca campaniana.
Oltretutto, è lecito aggiungere un’ulteriore considerazione che in alcuni casi può risultare dirimente, ovvero la risposta alla domanda:
“Come si inserisce il tal volume, edito nel tal anno e nello stato in cui si trova, nel contesto organico della biblioteca di Franco Matacotta?”
Perché, ad esempio, di alcuni titoli troviamo nel catalogo generale (ancora in elaborazione) edizioni con date di pubblicazione vicine al periodo 1938 -1941 quando presumibilmente i volumi che stiamo analizzando sono stati raccolti; dunque, mio padre aveva gli stessi testi in edizioni più aggiornate, ben conservate e con formati meno problematici.
Oppure, al contrario, alcuni titoli rappresentano in maniera definita i gusti del primo Novecento e mal si accordano con gli interessi della generazione successiva e infatti nel catalogo generale non si trovano né loro doppioni né titoli congeneri.
Alcuni dei volumi più affini agli interessi di Dino Campana e rispondenti ai criteri qualitativi discussi sono stati selezionati da Giovanni Turchetta e da Leonardo Chiari per essere esibiti, insieme a 4 dei 7 libri appartenuti a Sibilla Aleramo e a un volumetto firmato da Franco Matacotta, nella mostra “Come lavora il genio” aperta presso il Centro Studi Campaniani E. Consolini di Marradi nel settembre / ottobre 2025.
PROVENIENZA DEI VOLUMI
Con l’esclusione dei soli volumi appartenuti a mio padre o alla nostra famiglia o alla Aleramo, la presenza del restante insieme di libri trova due possibili spiegazioni, non necessariamente escludentesi l’una con l’altra.
Il primo scenario esclude che i volumi possano essere appartenuti a Dino Campana. Infatti, i volumi in questione possono essere stati acquisiti, di seconda mano, direttamente da mio padre. L’assenza di firme di appartenenza FM indicherebbe acquisti effettuati dopo il 1936. Questo scenario è avvalorato dalla presenza di volumi che recano date manoscritte o a timbro apposte dopo il 1916 e dalle firme di appartenenza di persone sconosciute.
La presenza di molti titoli sicuramente associabili agli interessi di Campana potrebbe ovviamente essere casuale ma, ipotesi più suggestiva ma in fondo anche più verosimile, potrebbe essere legata alla passione per l’opera e la vicenda umana di Campana che mio padre sviluppò fin dai primi momenti della sua relazione con Sibilla Aleramo. Non dimentichiamo che Sibilla doveva sapere bene cosa leggeva Dino Campana nel 1916 e mio padre con tutta probabilità se lo fece raccontare.
Sia come sia, l’ipotesi di acquisto posteriore di libri usati non spiega come mai troviamo libri in stato di conservazione incomparabilmente peggiore dei volumi consimili presenti in biblioteca. Trattandosi di titoli non particolarmente rari (ad es. Shakespeare, Ibsen, Foscolo, Schopenhauer) perché acquistare proprio quei volumi così disastrati?
La seconda possibile spiegazione sulla provenienza del nucleo di libri in questione e che lascia aperta la possibilità che almeno qualcuno di essi possa davvero essere appartenuto a Dino Campana è che insieme alle Opere di Francois Villon ci fossero altri suoi libri. Sibilla Aleramo a un certo punto e in un certo luogo, tutto ancora da indagare, si trovò per le mani il Villon e ipoteticamente altri volumi, li prese, li conservò nella soffitta di via Margutta e infine da qui finirono nella biblioteca di Franco Matacotta.
CONCLUSIONI
In conclusione, nell’insieme di volumi editi prima del 1916 presenti nella biblioteca di Franco Matacotta è molto verosimilmente leggibile un tentativo di ricostruzione delle letture di Dino Campana ottenuto affiancando al volume con le Opere di Villon libri forse appartenuti al poeta marradese oppure reperiti in edizioni simili agli originali perduti.
In entrambi gli scenari, il volume con le Opere di Francois Villon con le numerose annotazioni riferibili a diverse composizioni campaniane rimane un eccezionale unicum. Nel caso di ricostruzione a posteriori delle letture di Campana nel 1916, è il seme intorno al quale si è formata dopo vent’anni una piccola raccolta di testi reperiti con criteri selettivi nel mercato dei libri usati a cui si sono aggiunti una manciata di testi molto significativi appartenuti a Sibilla Aleramo che avrebbe potuto ispirare, in modo più o meno attivo, tutta l’operazione.
Nel caso in cui alcuni dei volumi qui considerati siano appartenuti effettivamente a Dino Campana, il fatto che nessuno riporti annotazioni suggerirebbe che il poeta non usasse di regola scrivere sui volumi che possedeva. Sotto questa ipotesi, la quantità e l’eterogeneità delle note apposte sul Villon potrebbero indicare una specifica situazione; per esempio, liberando la fantasia, potrebbe essersi trattato di necessità di fissare pensieri in assenza di supporti più idonei durante un viaggio.
Tutto questo esercizio di analisi di un nucleo di libri dalla storia sicuramente particolare non è mirato ad affermare alcunché; piuttosto a indirizzare eventuali ricerche più serie e approfondite sui volumi in questione che, indipendentemente da come se ne voglia giustificare la presenza nella mia biblioteca, ci raccontano una storia affascinante che può illuminare aspetti poco noti della vicenda campaniana.
Tanto più che, pur mancando annotazioni di pugno del poeta, molti di questi volumi, come detto, presentano sottolineature, linee verticali, segni, macchie e altre caratteristiche che a occhi esperti potrebbero suggerire indizi interessanti. In particolare, sarebbe davvero importante ricercare eventuali relazioni tra le parti di testo che furono evidenziate dal lettore di questi volumi e i versi, le prose e la corrispondenza di Dino Campana.
APPENDICE
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Autore |
Titolo |
Anno |
Formato |
Usura |
Costo1 |
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AA VV |
Correspondance 1910-1911 n.2 |
1910 |
fascicolo |
media |
basso |
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Amendola G |
La volontà è il bene |
1911 |
fascicolo |
media |
basso |
|
Baudelaire C |
Spleen de Paris |
1910 |
miniatura |
media |
? |
|
Baudelaire C |
I fiori del male |
1894 |
miniatura |
alta |
medio |
|
Boine G |
La novità di Bergson2 |
1914 |
fascicolo |
media |
? |
|
Boni G |
Dalle origini |
1903 |
fascicolo |
alta |
? |
|
Bruno G |
Candelaio |
1888 |
tascabile |
media |
basso |
|
Buonarroti M |
Rime e lettere |
1908 |
tascabile |
bassa |
alto |
|
Burns R |
The poems |
1906 |
medio |
media |
? |
|
Byron GG |
Parisina |
1910 |
miniatura |
media |
? |
|
Cardarelli V |
Prologhi2 |
1916 |
fascicolo |
media |
? |
|
Carducci G |
Cantilene e madrigali |
1912 |
medio |
media |
? |
|
Carducci G |
Poesie |
1912 |
voluminoso |
alta |
alto |
|
Chamfort S |
Massime e pensieri |
1907 |
tascabile |
alta |
basso |
|
Chateaubriand R |
Paysages |
1915 |
tascabile |
media |
? |
|
Dante |
La vita nuova |
1902 |
voluminoso |
alta |
alto |
|
de Guerin M |
Le centaure |
1914 |
miniatura |
ni |
? |
|
De Vigny A |
Poemes |
1883 |
tascabile |
alta |
basso |
|
Epitteto |
Manuale |
1884 |
tascabile |
alta |
medio |
|
Foscolo U |
Poesie varie |
1873 |
tascabile |
alta |
? |
|
Goethe W |
Le esperienze di Wilhelm Meister |
1913 |
voluminoso |
bassa |
alto |
|
Goethe W |
Le esperienze di Wilhelm Meister |
1915 |
voluminoso |
bassa |
alto |
|
Ibsen H |
La commedia dell’amore2 |
1905 |
tascabile |
alta |
basso |
|
Ibsen H |
Quando noi morti ci destiamo2 |
1902 |
tascabile |
alta |
basso |
|
Klopstock F |
La battaglia di Arminio |
1890 |
tascabile |
bassa |
medio |
|
Lucrezio |
De rerum Natura 4 voll. |
1896 |
voluminoso |
alta |
basso |
|
Meli G |
Le bucoliche |
1903 |
tascabile |
alta |
basso |
|
Milton J |
Poetical works |
1912 |
fmedio |
media |
alto |
|
Moore T |
Gli adoratori del fuoco |
1907 |
tascabile |
alta |
medio |
|
Nordau M |
Menzogne convenzionali della nostra civiltà |
1905 |
voluminoso |
bassa |
alto |
|
Novalis |
I discepoli di Sais2 |
1913 |
medio |
media |
alto |
|
Pater W |
Ritratti immaginari2 |
1913 |
medio |
media |
alto |
|
Petrarca |
Rime |
1894 |
medio |
alta |
basso |
|
Pindaro |
Oeuvres completes |
1902 |
medio |
media |
basso |
|
Pindaro |
Odi e frammenti |
1913 |
medio |
bassa |
alto |
|
Schopenhauer A |
Saggio sul libero arbitrio |
1908 |
tascabile |
alta |
medio |
|
Shakespeare W |
La donna e l’amore |
1914 |
tascabile |
alta |
medio |
|
Spencer H |
Educazione intellettuale morale e fisica |
1888 |
voluminoso |
media |
? |
|
Spir A |
Dialogo sulla religione |
1910 |
fascicolo |
bassa |
medio |
|
Tagore R |
Il giardiniere |
1915 |
medio |
media |
alto |
|
Villon F |
Oeuvres2 |
1908 |
medio |
alta |
? |
|
Whitman W |
Canti scelti |
1887 |
tascabile |
media |
medio |
Note
1 - prezzo inferiore a Lire 1 basso; tra Lire 1 e Lire 3 medio; superiore a Lire 3 alto.
2 - volumi esposti nella mostra “Come lavora il genio”; Centro Studi Campaniani E. Consolini, Marradi, settembre ottobre 2025.