Dolore o baci Perugina?

Archivio Franco Matacotta
E’ un po’ come la foto di Filippo Tramonti spacciato, ancora e ancora, per Dino Campana, ma se si può, molto peggio perché si va a calpestare l’essenza di un dolore che ha segnato due vite intere.
Perché, ispirati dal titolo della rivisitazione del carteggio Campana Aleramo a mano di Bruna Conti e dopo a 24 anni dall’uscita del melenso film omonimo, ieri, 18 aprile 2026, la “Setta dei poeti estinti” ha messo in scena una lettura delle lettere tra Dino Campana e Sibilla Aleramo intitolandola “Questo viaggio chiamato amore”, spostandosi dallo spazio evocativo di un titolo fortunato alla citazione di un verso preciso.
Ma nel verso di Dino si legge “Questo viaggio chiamavamo amore”: un abisso di differenza in sole tre lettere in più. Sembra un gioco da Settimana enigmistica, ma si passa dalla scarnificata constatazione di una disillusione cocente e definitiva alla stucchevolezza del bigliettino che si trova dentro un bacio Perugina.
Allora, molto meglio citare, per rimanere al cinema, “Pensavo fosse amore… invece era un calesse”: Troisi, chissà se echeggiando consapevolmente proprio il nostro verso, ci porta da direzione opposta esattamente al medesimo punto. Anche questa è poesia, troppa cioccolata fa venire i brufoli.
Cino Matacotta