Scandicci
Dino Campana, clima teso
Il priore di Badia non ci sta: «No a spostare le spoglie»
Don Carlo Maurizi boccia la proposta via lettera «mai ricevuta» del sindaco di Marradi:
«È stato sepolto qui per volere di Piero Bargellini che mobilitò poeti e letterati»

È un po' come se Firenze volesse riportare indietro le spoglie di Dante. Peccato che nel mezzo ci sia la grande storia, ci siano episodi di vita e cultura, finiti appunto nei libri di storia. Come per Dino Campana. Sepolto a Badia a Settimo, abbazia millenaria, crocevia di vite e destini eccellenti, oggi caposaldo della cultura metropolitana. Abbiano chiesto al parroco della Badia, don Carlo Maurizi, alfiere trentennale della salvaguardia culturale di questo luogo sacro, anche come luogo campaniano, cosa ne pensasse della proposta del sindaco Triberti di riportare le spoglie mortali di Campana a Marradi.
Don Carlo, lei è favorevole o contrario alla proposta? «Credo che a fronte di un'idea di questo genere, non ci possiamo dire favorevoli o contrari a prescindere, io non lo sono. Ma non possiamo neanche non tenere conto che tra le proposte e la loro fattibilità c'è di mezzo la storia. La grande storia vorrei dire relativamente alla nostra Badia, che non è la "chiesa locale" come è stata definita nella lettera del sindaco che io non ho neanche ricevuto».
C'è qualcosa che dovremmo sapere? «Intanto che Dino Campana è stato sepolto qui per volere di Piero Bargellini che è stato autore di una vera e propria campagna per dare una sepoltura degna al poeta. Alla sua morte Campana venne inumato nel cimitero di San Colombano, e dopo dieci anni i suoi resti rischiavano di finire nell'ossario comune. Bargellini, era il 1942, ottenne che fosse collocato nella cappella sotto al campanile. Dopo la guerra le spoglie furono spostate in chiesa, dove si trovano ancora oggi. Ci fu una cerimonia rimasta sui libri di storia: Bargellini inviò lettere e telegrammi convocando i principali poeti e intellettuali dell'epoca. Furono coinvolti Eugenio Montale, Carlo Betocchi, Piero Bigongiari, Mario Luzi. Quel momento passò alla storia come intimo e solenne, celebrato dalla comunità dei poeti per dare il giusto riconoscimento all'amico».
Cosa si aspetta che succeda adesso? «Mi chiedo se ci sia la consapevolezza di tutto questo. Dell'immagine dei poeti immortali che accompagnano Campana nel suo ultimo viaggio, del valore dell'abbazia millenaria, dei fiori freschi lasciati da anonimi su quella pietra, di tutto quello che è successo in questi anni. La Badia di Settimo non è la "chiesina" è un luogo che abbraccia la grande storia. Io non so cosa ci sia dietro a questa lettera, se ci sia un movimento, ci siano persone o solo la proposta di un primo cittadino. Dico solo che sia necessaria una valutazione adeguata. Vorrei solo ricordare l'epigrafe scritta da me proprio per ricordare il poeta: "Nel cuore antico di questa terra fiorentina, la pietà e il silenzio onorino colui che fu voce a disperati sogni umani"».
(Fabrizio Morviducci)
LE PERPLESSITÀ DEL SACERDOTE
«Mi chiedo se ci sia consapevolezza di tutto ciò. Non siamo una "chiesina", ma un luogo storico»
PROTAGONISTA suo malgrado
Era originario di Marradi
Dino Campana (Marradi 1885 - Castelpulci 1932)
Fu Piero Bargellini, futuro sindaco di Firenze, a volere nel '42 la sepoltura nella Badia di Settimo, dell'autore dei "Canti Orfici", morto mentre si trovava ricoverato nel manicomio di Castelpulci. Dopo una prima inumazione a San Colombano nel '32, senza l'intervento di Bargellini le spoglie di Dino Campana sarebbero finite in un ossario.