papinidedica

 

DINO CAMPANA A GIOVANNI PAPINI

 

[Genova, maggio 1913]

Caro Papini,

Leggendo il vostro Lacerba mi sentivo1 invaso da un senso di rispetto verso l’immortale pedanteria italiana: come maestosa impassibile troneggia nelle vostre truculenze.

Lacerba è un foglio riformatore! Infatti è il perfetto catalogo dei comandamenti dell’Anticristo: così voi dite a tutte le altre pecore che vi leggono o che vi odiano: così fanno dell’arte rivoluzionaria i vostri Govoni ecc. «Le cose che fanno la Primavera»2. Ora Bergson3 direbbe che colle cose che fanno la Primavera non si fabbrica la Primavera.

dolce

 

Dino Campana: Dolce illusorio Sud

 

 

Ho sempre detto al mio amico e maestro Gabriel Cacho Millet, che le introduzioni dei suoi tanti libri dedicati a Dino Campana sono un puro concentrato di conoscenza e di stile. E che sarebbe stato bello un giorno raccoglierle tutti insieme.

Comincio con questa, che introduce una pubblicazione dell'amico Claudio Corrivetti delle Edizioni Postcart di Roma, dove si raccontano le vicende e si pubblicano i testi originali che il Marradese (solo Gabriel chiamava così Dino Campana) consegnò a Papini, e che Papini solo in parte gli restituì, per motivi che non sapremo mai.

Il brano che dà il titolo al libro è davvero bello, un "pezzo di minerale poetico", come avrebbe detto De Robertis. Dino non lo inserì nei Canti Orfici e lo possiamo leggere solo grazie a un Argentino, innamorato della poesia, giunto chissà perché dalle nostre parti.

Ringrazio Claudio per avermi autorizzato la pubblicazione.

Paolo Pianigiani

 

 

Gabriel Cacho Millet: L'introduzione al Carteggio (1903-1931)

 

 

 

 

Prologo

Da: Dino Campana, Lettere di un povero diavolo, Carteggio (1903-1931)

A cura di Gabriel Cacho Millet

Edizioni Polistampa, Firenze, 2011

 

Ricostruire un carteggio è come edificare un tempio: pietra su pietra. È un'opera che richiede tempo e pazienza. Si diventa detective e si insegue la preda, come i cac­ciatori, cercando tracce, annusando, fiutando. Ian Gibson, il biografo di Federico Garçia Lorca, scrive che non puoi mandare nessuno al posto tuo, perché ciò che potresti scoprire non sarebbe visto dall'altro come lo vedi tu. E quando trovi il pezzo che cercavi, la lettera che mancava, quella che ti permette di completare, almeno in parte, il tuo puzzle, è quasi un'estasi. E se così non fosse, non si continuerebbe a cer­care: invece ogni giorno ci riserva un'avventura, piccola o grande che sia. Perso­nalmente, ho finito per mettere Dino Campana nei miei sogni. E ciò da quando, nel lontano 1978, pubblicai con Vanni Scheiwiller Le mie lettere sono fatte per essere bruciate, primo carteggio del poeta di Marradi con gli uomini del suo tempo. Cer­cai allora, e cerco ancora oggi, di fare in modo che ogni lettera possa essere letta nei suoi minimi particolari, chiarificando, fin dove mi è possibile, ogni dubbio, perché è mia intenzione, al di là della "confusione di spirito" dello scrittore, che il lettore possa leggerlo come se si trattasse di un classico. Sono i lettori che decidono quando un poeta è, o no, un classico.