Em

da: The Autobiography of Emanuel Carnevali, a cura di Kay Boyle

 

 

I CARNEVALI PAPERS

 

di Barbara Carnevali

 

Ringrazio la mia nuova amica Barbara Carnevali per avermi permesso si pubblicare questo testo. Incontrare e conoscere una diretta discendente di Em è davvero un grande onore. (Per la redazione, paolo pianigiani)

 

 

 

[Questo testo, scritto per la giornata dedicata a Emanuel Carnevali tenutasi al Palazzo Comunale di Bazzano il 15 ottobre 2016, è stato pubblicato su “Quaderni della Rocca”, pubblicazione della Fondazione Rocca dei Bentivoglio, 16 (2016), pp. 53-59].

 

 

I (1897-1942)

 

La storia che mi accingo a raccontare attraversa tre generazioni della mia famiglia. La prima parte mi coinvolge in modo solo indiretto, come erede di Emanuel Carnevali, e poiché è nota alle persone che partecipano oggi a questo incontro, la rievocherò per sommi capi. La si può leggere quasi per intero nella splendida autobiografia che Carnevali ha composto, nella ‘sua’ lingua inglese, durante gli anni di malattia e degenza, al ritorno in Italia. Come in una poesia di Rimbaud, il poeta rievoca ogni periodo significativo all’insegna di un particolare colore. Il primo capitolo, “The White Beginning”, si apre con una scena primaria infantile: «Ricordo una stanza bianca, con bianca luce di sole che figura da alte finestre: in essa mia madre e una vecchia signora, una vecchia signora tutta bianca, stanno chine su di me».1 In questo chiarore accecante si staglia l’inizio della vita dello scrittore.


 

Horacio Armani - foto di Margarita Casal 

 
  

Gabriel Cacho Millet: E' morto il primo traduttore di Campana

 
 
"Per Armani la traduzione era una vera passione. Molti sono semplicemente dei mestieranti. Lui, no. Horacio Armani era uno che  credeva profondamente nella poesia" ha detto intervistata da me Maria Luisa Spaziani, all'indomani della morte a Buenos Aires del poeta Horacio Armani (1925-2013), primo traduttore argentino di Dino Campana "in quella sponda del mondo".

 
bacchelli bologna 


Dino Campana, via Zamboni 52


Gabriel Cacho Millet
[giornalista e storico letterario]

 
 
Dal 25 maggio al 29 giugno 2002 una mostra bolognese ha divulgato autografi e documenti originali relativi alla permanenza di Dino Campana a Bologna negli anni che precedono la stampa dei Canti Orfici (1914), esaminando in particolare i rapporti tra il poeta e i periodici goliardici. L'esposizione, curata da Marco Antonio Bazzocchi e Gabriel Cacho Millet, è stata organizzata dalla Biblioteca dell'Archiginnasio (dove ha avuto luogo) ed è stata promossa dall'Associazione "Premio letterario Dino Campana" e dalla Soprintendenza per i beni librari e documentari dell'IBC (che con la Biblioteca dell'Archiginnasio ha recentemente acquisito gli originali campaniani del Fondo "Ravagli"). Dal catalogo - I portici della poesia: Dino Campana a Bologna (1912-1914), edito dall'IBC e da Pàtron Editore nella collana ERBA - Emilia Romagna Biblioteche Archivi (46) - pubblichiamo un estratto del saggio di uno dei curatori.

 

gab
 

Al centro con cravatta rossa, Gabriel Cacho Millet con i suoi amici toscani: Silvano e Paolo.

In secondo piano Mauro Pagliai di Polistampa e Giuseppe Matulli.

Siamo alla presentazione del Carteggio di Dino Campana, al Vieussex, nel 2012


 

Un ricordo che non è un ricordo:

Gabriel Cacho Millet

 

di Paolo Pianigiani

 

 

Gabriel non è più con noi. Se n'è andato durante lo scorso Natale, ancora nel 2016. Stava lavorando a un libro su Carnevali e chissà a cos'altro. Non si fermava mai. Questo sito nacque 15 anni fa, dal nostro incontro. Lo avevo cercato, lui introvabile, attraverso amici comuni. Fu Franco Scalini, da Marradi, a mandarmi il suo telefono. Dopo quella telefonata per me Campana, smise di essere un mistero e diventò un poeta. Un poeta di cui raccontare la storia. Il sito di Campana nacque con la sua direzione, sempre vigile e attenta, anche se non dichiarata. Oggi che non c'è più, il sito continua la sua strada con minor vigore, ma con la consapevolezza che abbiamo un esempio da seguire. Quello di Gabriel. Che ci ha insegnato il suo metodo e il suo rigore. E la sua infinita umanità.

1916.8.2.r a cecchi 

 1916.8.2

 

Cartolina postale a Cecchi da Rifredo: 31 Luglio 1916

 

Cartolina Postale di Dino Campana a Emilio Cecchi, scritta a Rifredo di Mugello in data 31/Luglio/1916

 

 Da: "Lettere di un povero diavolo", Carteggio campaniano curato da Gabriel Cacho Millet, Ed. Polistampa.

 

CAMPANA A CECCHI

 

[ Rifredo, 31 luglio 1916]

L’articolo era bellissimo.1 La portata troppo grande per la mia miseria presente. Ringraziai e tacqui, attendendo da me stesso una risposta che non venne. Sono troppo ammalato. Per ora non cerco che di poter vivere alla meglio. Ricorderà che quando Lei mi vide a Firenze ero più morto che vivo. Sibilla avrebbe un bel da fare per compiere la sua missione. Pero la sua idea è simpatica, et si vous dites encore qu’elle a du coeur à l’ouvrage! Sono qua con una russa incredibile, venuta dall’Africa. Ma la psicologia russa si impara in due giorni e ne ho abbastanza. Tornando, Lei mi sembra che voglia interessarsi per farmi guadagnare qualche quattrino. Ma in che modo si potrebbe interessare Marinetti? lo vorrei fare l’affare subito, e dedicargli magari gli ormai noiosi canti orfici.

 

 Silvano Salvadori, Gabriel Cacho Millet e Paolo Pianigiani, alla presentazione di "Lettere di un povero diavolo" al Vieusseux

 


Pubblico, dal mio archivio e senza correzione alcuna, la lettera che Gabriel Cacho Millet scrisse al prof. Borsani,

insieme al testo dell'articolo sul ritrovamento de "Il più lungo giorno".

(Paolo Pianigiani)


 

Caro Prof. Borsani,

la prego, prima di dare alle stampe questo scritto, di riguardare l'italiano: anche avendo la massima cura, qualche "spagnolate"  scappa sempre al mio controlo. Mi telefoni, se ha qualche cosa da dirmi.  Suo

                                                                                         Gabriel Cacho Millet

 

In fondo alla bibliografia ho inserito eventuali didascalie per foto e documenti, spediti da Claudio Corrivetti per posta elettronica. Vale!

 


 

IL MANOSCRITTO DI CAMPANA: PERDUTO, RITROVATO E VENDUTO

                                                                                          

Gabriel Cacho Millet

 

   É stato venduto all'asta lo scorso 18 marzo, a Roma, il manoscritto de Il più lungo giorno di Dino Campana (1885-1932) per centosettantacinquemila euro. Ascoltare Fabio Bertolo battere all’asta presso Christie's’ quel quaderno con un'offerta iniziale di centotrentamila euro, a me che ho seguito per anni le contorte tracce del poeta vagabondo si stringeva il cuore. Pensavo a Campana che andava nei caffè di Firenze e di Bologna per vendere personalmente a lire due e cinquanta "con o senza dedica" i Canti Orfici, il libro che rescrisse e che avrebbe rescritto comunque, anche ignorando che Ardengo Soffici gli aveva smarrito il manoscritto con l'ultima stesura.

 

 

 

 

Conversazione con il maestro del coro David Stivender

 

di Bruce Duffie

 

Intervista originale dal sito di Bruce Duffie

 

(traduzione di Andreina Mancini)

 

 

Questa intervista è apparsa la prima volta nel numero di settembre 1990 di

The Opera Journal, pubblicazione trimestrale della National Opera Association.

 


Nota della redazione:

Gabriel Cacho Millet, quando mi parlava di Emanuele Carnevali, mi raccontava sempre dell suo incontro con David Stivender, il Maestro del Coro del Teatro di NY. E' grazie a Stivender che si sono salvati tanti scritti di Carnevali. Fu lui a venire in Italia e a incontrare Maria Pia Carnevali, sorella di Emanuele. Da questo incontro nacque "Il Primo Dio", la prima edizione delle opere del poeta italiano che scriveva in inglese. Ho voluto dedicare un omaggio a David Stivender, e grazie a Bruce Duffie, che mi ha permesso di tradurre la sua bella intervista del 1989, possiamo conoscere meglio questo grande innamorato di bellezza. (p.p.)


 

Mentre le opere liriche di solito esaltano la morte, nella vita reale cerchiamo di non farlo troppo spesso. L'ultima volta in queste pagine [giugno 1990], abbiamo reso omaggio a una carriera interrotta [il compositore Lee Goldstein].  In questo numero diciamo "grazie" a un uomo che ha trascorso più di trent'anni alzando il livello del canto corale nell'opera, e che è morto ancora in attività lo scorso febbraio.