Franco, mio padre, fratello di Dino

 

di Cino Matacotta

 

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Il figlio di un poeta, tanto più se illetterato come me, vede sempre il lato umano di suo padre prima di quello poetico.

La stessa cosa, immagino, capita a un fratello minore verso un fratello molto più grande. Questa secondo me è la chiave per comprendere il punto di vista di Franco Matacotta su Dino Campana.

Il neanche ventenne Franco, studente provinciale e poeta ancora completamente inespresso, incontra Sibilla Aleramo e si ritrova all’improvviso coinvolto in una relazione più grande di lui.

Potrebbe soccombere, come altri prima, e invece cresce come uomo e nasce come poeta. In questo percorso così inusuale e tormentato, la scoperta di Dino Campana rappresentò un punto di riferimento fondamentale.

Insieme alla vera e propria immersione nei Canti Orfici (ho ritrovato la sua copia, edizione 1928, letteralmente consunta dall’uso e con sue note ovunque), Franco dovette percepire i tratti comuni della sua fin da subito complessa relazione con Sibilla e la breve e sconquassante storia vissuta esattamente vent’anni prima da Dino.

Insieme al riconoscimento della grandezza e irripetibilità poetica avvenne quindi anche un profondo affratellamento tra due persone separate dal tempo e che tuttavia vivono una stessa esperienza e sofferenza comunicando mediante la poesia.

Dino voleva essere “stampato” ma, responsabilità di troppi pregiudizi, spesso tanto superficiali quanto tenaci e che lo perseguitano tuttora, la sua persona è finita schiacciata da preponderante “stampare” e questo alla fine può allontanarci da una comprensione equilibrata della sua opera che non può prescindere dalla comprensione del suo sentire e della sua umanità.

Gli scritti di Franco Matacotta riflettono tutti invece una calda vicinanza con Dino, poeta e fratello. Possono peccare di precisione filologica ma ci permettono di avvicinare da direzioni troppo poco frequentate la sua figura.

Sono grato a Paolo Pianigiani per aver sempre riconosciuto questo aspetto e per averlo ulteriormente messo in risalto creando una sezione distinta del portale Campanadino.it.

Contribuisco nel mio piccolo mettendo a disposizione la trascrizione del primo capitolo della tesi di laurea di Franco Matacotta dal titolo “Dino Campana o del sogno come mito”.

La tesi, che comprendeva anche capitoli su Sibilla Aleramo e Giuseppe Ungaretti oltre a un corposo studio su Jacopone da Todi, fu discussa presso la Sapienza di Roma nell’estate del 1939 ma il lavoro su Campana, il primo ad essere completato, era pronto già nella tarda primavera del 1938, prima che Franco e Sibilla si trasferissero a Capri.