Da Saint-Gilles a  Froid-Mont, dalla Prigione al Manicomio

 

 


BELGIO 1908:

PRIGIONE E MANICOMIO 


di Odoardo Spoglianti 

 

da: L'Informatore librario

15 marzo - 15 aprile 1982

 

 

Dino Campana sbarcò ad Anversa (Belgio), proveniente da Odessa, imbarcato in Argentina come mozzo, in un giorno e in una stagione imprecisata del 1908.

Siccome aveva abitato per 8 mesi in Argentina da uomo libero, laggiù nella pampa assolata, lui vagabondo intellettuale si precipita, come per rifarsi di un lungo digiuno, al Musée des Beaux-Arts.

Lo attrae un quadro di Rembrandt, che raffigura la moglie Saskia Van Vylemberg: una donna dal viso fiorente, gli occhi neri, che ha in capo un cappello rosso ondulato, appunto un cappello alla Rembrandt, che andava di moda in quegli anni. Quella donna assorbe in riflessioni strane l'affascinato visitatore: a lui forse apparirà come vivente, qualche settimana dopo, in una bianca cella di una prigione di Bruxelles.

Infatti, sceso a Bruxelles, lo scalcinato, tarchiato come uno scaricatore di porto, l'occhiazzurro dalla chioma di rame Campana. o per rissa o per vagabondaggio, si fa arrestare nei pressi della Gare dei midi: andava forse ricercando il luogo della rissa tra Verlaine e Rimbaud. i due poeti maudits fratelli, e, come Verlaine, finì in prigione, nella vicina prigione di Saint-Gilles.

Dopo un periodo imprecisato di tempo, Campana fu poi trasferito d'ufficio a 80 chilometri da Bruxelles, in una Maison des alieneés, presso Tournay, dove rimase un periodo imprecisato di tempo.

Sulla data e durata delle due detenzioni. infatti, i biografi portano dati contraddittori, stranamente non rilevati. Accertato che l'anno ha solo 12 mesi, il Campana nel 1908, sarebbe stato per 8 mesi in Argentina (Millet), 2 mesi a S. Gilles (Falqui: novantagiorni). 4 mesi a Tournay (rivelazioni di Campana al dott. Pariani): alla fine poi di quell'anno caudato, sarebbe tornato, passando da Parigi, a Marradi! 

Il problema è complicato dal Campana stesso, che ricorda di aver visto dalle finestre della Maison svegliarsi la primavera dell'Hainaut (Fiandre secondo lui) verdeggiante. Da parte sua, Campana, delle due detenzioni. non ha lasciato nel Belgio alcuna traccia.

Chi scrive, nel 1970, compi ricerche infruttuose: né la stampa brussellese del 1908 (Le soir, precisamente), del resto poco attenta a queste minime e sgradevoli notizie di cronaca, porta un'eco dell'arresto, né presso la Direzione del carcere (archivio), né presso le Parquet du Procureur de Roi, presso il Ministero di Giustizia, dove esistono i casiers giudiziari, c'è traccia di lui (ogni fiche viene distrutta, raggiunta l'età presumibile di 80 anni del condannato).

Più fortunato, relativamente, fu a Tournay. Un anziano greffier del Palais de justice, si ricordò, che nel 1908 gli enfermés mentali erano ospitati, non a Tournay, ma in una località. posta sopra un'altra, come dice il nome, Froid-mont, nei dintorni di Tournay, in una vera Maison des alienés, condotta dai Frères de la charité chrétienne (i frati bigi di Campana). 

I bombardamenti tedeschi del 1940 l'avevano distrutta, insieme agli archivi. Recatosi a Froid-mont, potè, con emo-zione, constatare che esiste-vano, oltre alla Cappella dei Fratelli, intatta ma chiusa, al di là di mura perimentrali sbrecciate, i muri diroccati del triste edificio, nei quali si riconoscevano le file delle alte finestre (ricordate da Campana), indubbiamente della grande, camerata, dove vivevano gli alienati. 


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A S. Gilles e a Froid-mont 


A Bruxelles, in prigione, Campana rimase dunque non meno di sessanta giorni. La prigione di Saint-Gilles, comune autonomo dell'agglomeration brusselloise, allora quasi nuova, è un monumentale edificio quadrangolare, munito da torrette esagonali, a guisa di castello.

Quale cella tenne il poeta prigioniero?

Campana scrisse? chiese aiuto? diede notizie? Non si sa.

In una paginetta dei Canti orfici, ricca di annotazioni cromatiche, ricorderà la cella bianca, il giaciglio bianco, le sbarre bianche e, nel viola della notte, il blu del sonno. Sogna Marradi. è ritto sul parapetto della stazione. Passa un treno dagli occhi rossi, col fumo di porpora. Un rombo e una visione:

Da un finestrino in fuga io? io che alzo le braccia nella luce!!

Sdoppiamento angoscioso: è intitolata la paginetta Sogno di prigione, sogno di libertà. E forse in quella cella bianca che gli apparve la giovane donna del quadro di Rembrandt, visto ad Anversa, con la quale intreccia un dialogo folle e poetico:

-Giovane donna, il vostro cappello rosso ondulato... i vostri occhi neri mi invitano a riflessioni strane e ambigue.-

-Che mai cercate nei miei occhi?...- 

Poi la donna si stacca prodigiosamente dal quadro e si abbandona come morta tra le sue braccia, che la trascinano...

Se questo frammento fu pensato, qui, mai la poesia come in questo caso fu conforto, evasione, salvezza. 

Ma sotto osservazione, Campana probabilmente presentò stati di confusione e alienazione così evidenti e frequenti, che si decise di trasferirlo nella Maison des alinés (che cessò la sua funzione di Etablissement de securité social nel 1930).

Doveva avere però Io spirito lucido, cosciente e sensibile, quando entrò, per la prima volta nella camerata dei folli, ricavandone un'impressione ossessiva e allucinante.

Fortunatamente, fin dai primi momenti, la sua attenzione si era fermata — quasi apparizione celestiale — su una figura singolare, che gli sembrò lo fissasse non con terrore, come faceva con gli altri, ma con uno sguardo infantile, di meraviglia: era un russo, dal viso emaciato, la barba rossastra, e una testa spasmodica. Era pittore, violinista, ma soprattutto scriveva. 

Come il russo, anche Campana era un perseguitato, come il russo era caduto tra i rifiuti dell'umanità e appariva un disutile, un vagabondo, un inetto. Ma il russo scriveva: anche lui scriverà e le parole saranno la giustificazione e la testimonianza della sua vera vita: dalle parole gli uomini comprenderanno chi era Dino Campana, non un parassita, ma un veggente, che nella notte orrenda dell'uomo aveva visto la verità: il vate, un poeta.

Se Dino nacque poeta, fu in questa camerata di folli.