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Silvano Salvadori: Pampa e Whitman

 

Una vicinanza di temi e di testi fra Dino Campana e Walt Whitman: Pampa

di Silvano Salvadori


E’ questo dei Canti Orfici lo scritto in cui più chiaramente riaffiora la tematica cara a Whitman; non a caso più volte il poeta rammenta: gettato sull’erba vergine - le costellazioni - gli indiani - l’infinita maestà della natura ….- il cammino avventuroso degli uomini verso la felicità attraverso i secoli.

- Nel tempo e nello spazio alternandosi i destini eterni
- Gli indiani morti e vivi si lanciavano alla riconquista del loro dominio di libertà
- Le erbe piegavano in gemito leggero
- Dalle criniere dell’erbe scosse
- Un nuovo sole mi avrebbe salutato al mattino! Io correvo tra le tribù indiane? Od era la morte? Od era la vita?
- Sentii con delizia l’uomo nuovo nascere: l’uomo nascere riconciliato con la natura

Campana sembra vivere il sogno americano di Whitman: i vasti spazi, l’operosità della gente, il passato e il presente che si confondono nella tensione verso l’uomo nuovo, che della sua libertà fa la vera religione; la predestinazione che quella terra cela verso la felicità.
Nel Quaderno il tema della vastità di quella terra è ripreso nella lirica Nella Pampa giallastra il treno ardente.
Whitman nella sua lirica Yonnondio  (lamento, per gli aborigeni in irochese) fa un quadro abbastanza simile:
“Un canto…. Fra lande desolate…vedo.. monti oscuri e pianure,
vedo una moltitudine di capi vigorosi, di sciamani e guerrieri  / migrare come nubi di fantasmi passano e si disperdono nel crepuscolo / scompaiono….. /   L’oggi cede il passo, e sparisce… / Un suono smorzato risonante, una parola di lamento attraversano l’aria, un istante, / poi il vuoto, il silenzio, l’assenza, la scomparsa totale.”

Del resto un’immagine simile ritorna in questo verso del Canto di me stesso:
“vedo laggiù in lontananza l’immenso Nulla primigenio, so che anch’io ne fui parte” – v.1153

Nella poesia Ho scritto Campana adotta temi ed una estensione lirica del verso di stampo whitmaniano:
……….
che accolga il respiro vergine violento e sublime della prateria  - v.22,
Hanno mai pensato che odor salutare ha il sangue nella prateria vergine  - v.37

Ed altre volte sogna sempre quel paesaggio, ad un tempo primitivo e puro:
E i profumi vertiginosi della/ vergine natura - v.21,22, Parti battello

Ma la stagione dell’ottimismo e dell’esaltazione non può essere che una fugace stagione per Dino, racchiusa nel sogno:
Oh avere un cielo nuovo, un cielo puro /…E’ questo che io voglio / e lancerei / le navi colossali / verso il paese nuovo
Invece per Whitman era una certezza:
“un mondo di nuovo primordiale….Questo annuncia la mia voce” – v.248, Partendo da Paumanok

Campana deve comunque aver sentito di condividere con Whitman non solo l’aspetto fisico:
“barbuto, cotto dal sole, con del grigio sul collo, repulsivo” -  Partendo da Paumanok
“Sono perennemente in viaggio…..  / I miei segni un cappotto a prova d’acqua, un buon paio di scarpe, e un bastone tagliato nel bosco.” - v.1202 Canto di me stesso

Dino condivide con Whitman la fede nella parola quale artefice della visione:
“La parola è gemella della mia visione, è inadeguata a misurare se stessa” - v.566
“sono in cammino con la mia visione. / Presso le case quadrangolari della città…”–v.715 Canto di me stesso

E le parole coincidono con la realtà delle cose del mondo: aria, terra, mare.
“No, quelle non sono le parole, le parole sostanziali sono nel suolo e nel mare,
sono nell’aria e sono in te.
…i maestri conoscono le parole della terra e le usano più delle parole che si possono udire.” – v.16 Un canto della terra

E tutta la loro vita sarà cercare la parola: ma mentre in Whitman sarà quella eroica di “morte” come conclusione della propria missione per gli altri, per Campana sarà la dissacrante parola da sputare in viso, “merda!” come insanabile contrasto col mondo nemico.
“Una parola (perché la voglio conquistare)
La parola decisiva, superiore ad ogni altra ineffabile, inviata… morte!” - v.160 Relitti marini
Io cerco una parola/ una sola parola per sputarvi/ in viso … merda – v. 17 Nella Pampa giallastra

L’altro luogo dell’infinito a cui entrambi guardano è il mare:
ritorno inesorabilmente a te /…acqua di mare amaro /…..mare che batti come un cuore stanco / violentato dalla voglia atroce /…nella notte serena / che tutta è per voi piena/ di fremiti di tombe – v. 68, 86 Per i vichi
“Mare! Anche a te mi abbandono…. – v.448 
“mare alitante ampi convulsi respiri salmastro mare di vita, di non scavate tombe sempre pronte” v.455 Canto di me stesso

Un’ultima importante notazione: il titolo usato da Campana nel manoscritto perduto Il più lungo giorno, si trova al verso 18 della lirica Salut au monde! di Whitman
“dentro di me è il più lungo giorno, il sole ruota in cerchi obliqui, non tramonta per mesi” (in inglese the longest day).

 

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