GIOVANNI PAPINI

 

TESTIMONIANZE

 

SAGGI NON CRITICI

 

 Serie dei "24 Cervelli"

 

MILANO STUDIO EDITORIALE LOMBARDO 18, VIA BURINI, 18

 

1918

 

papinidedica

 

 

MOTIVAZIONI

Mantengo la promessa. Ecco una terza mandata di cervelli. Per spiegare i caratteri e le intenzioni di queste mie gallerie di ritratti — ora ingrandimenti, ora visacci, ora per causa di decesso, ora per ragioni di pulizia — dovrei ripetere quel che ho detto sul limitare dei "24 Cervelli" e delle "Stroncature". Chi conosce quei volumi sa ch'io non pretendo far critica e tanto meno la critica rampicante e tutta solvibile che oggi usano quelli che la sanno lunga in fatto d’arte e non arte. Son più modesto e più superbo.

Questi miei saggi che a volte sembrano aggressioni e talaltra adorazioni, che possono essere baci e morsi, ma sempre, alla fine, preferenze e parzialità, pretendo che abbiano un valore in quanto giudizi miei,  giudizi di un uomo che sa d’esser diverso dai registratori a dissettori di poeti e di altra gente fiorita. Sono, insomma, testimonianze : ora d'accusa e ora a difesa, ma d'un testimonio che ha ormai una certa esperienza dell'arte e del mondo. Come testimonianze sincere le dò: e ne facciano uso, se credono, i sentenzianti conclusivi di là da venire a giudicare i morti. Testimonio, dunque, e non giudice e tanto meno carnefice.

Ma tutti i miei tentativi di situare questo reparto polemico del mio lavoro son discorsi ai muri. Ormai quelli che non mi conoscono o mi conoscono male o mi conoscono poco si son messi in capo ch'io non son altro che un esoso malvivente che si trastulla a distruggere perchè non sa creare, un ingoiatore d'uomini per incapacità d’amare. Non vale il fatto patente e verificabile che su venti volumi miei almeno la metà son di creazione e costruzione; non vale replicare che sopra settanta saggi almeno la metà son atti d'amore o approcci di simpatia.

Non ci sentono; non vedono. Io sono e devo essere, a dar retta a costoro, l'Orco, il Bau-Bau, il Cannibale e l'Antropofago della letteratura. Mi vogliono colla coltella del macellaro in mano e colla bocca piena di carni vive come Lucifero. A me, intendiamoci, codesta leggenda non mi affligge poi troppo e non mi disonora. Ma neanche mi rallegra più del bisogno. A me piace molto, quando mi salta la rabbia e sento il dovere di azzannare le bestie molestie, far la parte del cane mordace o puranco del lupo mannaro. Ma insomma, per chi lo vuol sapere, io tengo più, senza confronti, alle altre mie parti ; a quella di poeta, per esempio, o di presentatore amoroso. lo, però, non mi crollo. Seguito a lavorare come pare a me e in tutte le maniere che mi vanno a genio. C'è pur qualcuno che mi conosce tutto.

Altri, se giustizia vuole, verranno in seguito. Io so aspettare perchè riempio ogni giornata. Intanto, per coronare lo spettacolo del mio cannibalismo, questo libro finisce colla mia stroncatura.

PAPINI

9 Settembre 1911