Dino Campana

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Dino Campana

Maria Luisa Spaziani per Dino

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Maria Luisa Spaziani

 

Pensiamo di rendere omaggio a Maria Luisa Spaziani, recentemente scomparsa, pubblicando una parte della sua introduzione alla traduzione in lingua francese dei Canti Orfici.

Maria Luisa Spaziani nel 2009 ha vinto il premio di poesia "Dino Campana" 

La redazione 

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Le nom de Dino Campana n'est peut-ètre pas tout à fait inconnu du public français. Benjamin Crémieux le citait dans son Panorama de la littérature italienne. Mais c'est la première fois, après soixante ans, que son oeuvre est traduite. La connaissance de la poesie italienne recente est permis de s'en plaindre avec pudeur — est en France encore loin de cette mesure que les mathématiciens appellent l'approximation infinie. D'Annunzio en son temps et Ungaretti ont été appréciés, leur culture était française pour une bonne part. Montale et Quasimodo ont été traduits parce qu'il aurait été scandaleux de ne pas le faire. Mais si quelques poètes mineurs passaient la frontière avec le passeport de l'occasion ou de l'amitié, si des groupes plus ou moins d'avant-garde trouvaient place dans les journaux et chez les éditeurs parce que, compacts et organisés comme ils l'étaient, ils n'avaient pas besoin de passeport, il se commettait innocemment un autre « crime écologique » contre les poètes moins bruyants et plus valables qui, arrivant anagraphiquement après les deux triades illustres, Carducci-Pascoli-D'Annunzio et Ungaretti-Montale-Quasimodo, sont baptisés en Italie poètes de la Troisième et de la Quatrième Generation [1].

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Simone Lucciola e Rocco Lombardi: Campana a fumetti

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Collana: fuori collana
Formato: 17×24
Pagine: 80
Prezzo: 13 euro
ISBN: 9788897980179

IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DELL’EDIZIONE RAVAGLI  DEI CANTI ORFICI ESCE LA II EDIZIONE DEL ROMANZO GRAFICO  DI UNO DEI POETI PIÙ GRANDI, E MALEDETTI,  DEL NOVECENTO ITALIANO, DINO CAMPANA.

Grazie ad attente ricerche bibliografiche, studio delle corrispondenze e viaggi nei luoghi in cui Dino Campana visse e operò, Simone Lucciola e Rocco Lombardi costruiscono un’opera di raffinata fattura, riportando all’attenzione degli appassionati del fumetto e della poesia, la controversa figura dell’autore dei Canti Orfici, protagonista di un intesa quanto sofferta esistenza umana e autore delle più intense liriche della letteratura italiana. Proprio l’opera poetica di Campana – nel libro sono riproposti numerosi estratti delle sue più celebri poesie – è al centro dell’originale rappresentazione visiva che i due autori sono riusciti ad ottenere, alternando il tratto plastico e pulito di Simone Lucciola a quello visionario di Rocco Lombardi, che tratta le tavole come fossero incisioni. È splendidamente ricostruita in questo modo, la tensione figurativa e simbolista dell’opera poetica di Dino Campana, con rimandi continui dalle figure evocate nei versi ai luoghi visitati, agli incontri e scontri che il poeta ebbe, sia nella vita sentimentale che in quella culturale, alle opere di artisti che egli vide e da cui trasse ispirazione. “È un fiume che scorre questo brulicare d’immagini e di testi. Disegnato, ma a volte scavato, nel bianco della pagina. La storia a fumetti di Dino Campana.”, così nell’introduzione Paolo Pianigiani, studioso e profondo conoscitore dell’opera di Dino Campana, descrive l’omaggio di Lucciola e Lombardi a chi trovò nella poesia, l’unica, infinita, giustificazione alla vita. Con contribuiti di: Gabriel Cacho Millet e Giampiero Neri.

 

Introibo

di Paolo Pianigiani 

 

 E’ un fiume che scorre questo brulicare d’immagini e di testi. Disegnato, ma a volte scavato, nel bianco della pagina.

 

... 
La storia a fumetti di Dino Campana.

Non sarà mai, per Dino, un racconto di sponde. Sarà sempre vertigine: avrà i lampi e gli affondi. E sarà da cercarlo dove certamente sarà, sulla risata del mare, nello spigolo ostile di vicolo, dentro ogni muoversi di foglia. O fra le braccia dei carabinieri, che sempre lo riportano a casa: al domicilio coatto di Marradi, o a spalare polpette a Castelpulci.

Nessuno come lui ha cantato la donna, o un paesaggio.
O regalato il colore alla nostra poesia, che prima non l’aveva.

Ma cos’è allora questo lavoro d’immagini e testi, dove si racconta a due voci un poeta che ebbe per nome Dino Campana? Visionario è il linguaggio e visioni le immagini. E i testi son quelli del poeta, o appartengono al fluire venuto poi degli amici, o dei nemici, o dei critici. Per chi conosce Dino, al primo scorrere, subito vengono in mente. 

O il canto notturno della Chimera,
o il ricordo in prima persona di Primo Conti,

quando era un bimbo pittore. La prima e l’ultima pagina sono una dichiarazione d’intenti: la cover e la quarta di copertina, dico. Il poeta libero delle foreste e dell’infinito dei paesaggi, è il poeta chiuso e fòbico della città-metropoli, dove un fiume si muove come serpente a squame, o dove 

il Perseo alza nel cielo l’orrore della Medusa.

Seguiamolo questo turbinìo instabile, che è quello di antichi cantastorie che fanno ruotare le immagini davanti a un pubblico di fiera. Troveremo un uomo che attraversa il mondo, s’impiglia nei suoi bagliori, nei suoni ostili degli incontri: o negli occhi di una donna. 

E ci si perde, 

capace solo di lasciarci un libro unico di poesia, 

la sua unica giustificazione alla vita.

 

 

 

Susanna Sitzia: identificato l'autore dei versi inglesi di Dino

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L'ignoto autore dei versi tradotti da Campana è la poetessa americana Julia Ward Howe 

 

 

 

 

 Pubblicato su:  Oblio, anno IV, numero 13

Primavera 2014 

 sito web: www.progettoblio.com

 

La redazione ringrazia Susanna Sitzia per avere permesso la pubblicazione dell'importante contributo

 

Dino Campana nel 1911-1912 ha annotato una quartina in lingua inglese e la corrispondente traduzione italiana. La quartina in lingua inglese è diventata un giallo letterario: «nessuno è stato in grado di identificarne l'autore» e dopo un secolo in cui, fra poche congetture e qualche equivoco, nessuno era riuscito a risalire all'identità dell'autore della quartina, la paternità dei versi inglesi è stata attribuita allo stesso Campana. L'ipotesi che l'autore e il traduttore fossero la stessa persona tuttavia non colmava ma evidenziava il vuoto conoscitivo di cui era una diretta conseguenza, e lasciava irrisolto il quesito. Continuai perciò a cercare una più persuasiva risposta finché individuai la poesia e il suo vero autore, anzi, la vera autrice: il misterioso autore dei versi tradotti da Campana è la poetessa americana Julia Ward Howe. La piccola scoperta aggiunge un tassello all'incompleto mosaico della cultura di Campana. Il caso della mancata individuazione dell'autore dei versi tradotti da Campana impartisce qualche ammaestramento sulle vicende editoriali che possono contribuire a creare un giallo e a ritardarne lo scioglimento.

 Per scaricare l'intero articolo 




 

Una cartolina per i 100 anni degli Orfici

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Maura del Serra: il Convegno del 1973

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Maura del Serra: il Convegno del 1973 - Catalogo

Vero e proprio evento di demarcazione, il Convegno tenutosi alla Certosa di Firenze nel 1973, aprì una nuova epoca per gli studi su Dino Campana.

Pubblichiamo la prima parte del Catalogo della mostra bio-bibliografica, curato da una giovanissima studiosa, Maura del Serra, e allestita al Gabinetto Vieusseux nel Marzo del 1973

 

 Parte prima

 


 


 

Giovanna Diletti Campana: Ricordi su Dino Campana

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Da: Souvenir d’un pendu, Carteggio 1910-1931, a cura di Gabriel Cacho Millet, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli.

 Manoscritto originale 
  

foto della zia di Dino, Giovanna Diletti CampanaGiovanna Diletti Campana detta Gina (1875-1967), moglie di Torquato Campana (zio del poeta e suo maestro, scrisse questi Ricordi a Bologna nel 1965, all’età di novantanni, senza nessuna intenzione di eventuali pubblicazioni, ma dettati dal desiderio di lasciare a suo figlio Lello (Raffaello) quelle "poche cose“ che ricordava del suo nipote poeta.

Dino nacque [a Marradi il 20 agosto 1885, alle ore 14,30] nella casa di proprietà dell'ingegnere Vincenzo Mughini. Sua mamma [Francesca Luti detta «Fanny«, 1857-1925], essendo allora sposa giovane, non sapeva fasciarlo, usává allora, e dera una barbaria, di fasciare i piccini da sotto le braccia fino ai piedini e richiedeva certo un po' ďabiltà.

Supplivano per lei Marianna e Barberina [Bianchi], due zitelle che abitavano allo stesso piano. Barberina era levatrice e così si può ben dire che fu allevato da loro. Dino si affezionò a loro e loro a Dino.Dopo qualche anno nacque Manlio [1888]. Io conobbi Dino durante il mio viaggio di nozze, era allora nel collegio dei Salesiani a Faenza, avrà avuto 11 o 12 anni. Andammo a trovarlo mio marito ed io, era in ricreazione e venne da noi in parlatorio, tutto sudato, teneva in mano il frustino e la trottola. Anche i maestri dei Salesiani lo giudicavano di grande ingegno, ma era uno scarabocchione disordinato. Dopo la nascita di Manilo, [Ninni], il cocco Dino passò in seconda, o per meglio dire in terza linea.Ninni sempre Ninni solo Ninni.

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