Dino Campana

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Dino Campana

Stefano Drei: Orfeo, Ofelia e una piazza

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Orfeo, Ofelia e una piazza (con un’ipotesi sul titolo dei Canti Orfici)

 di Stefano Drei

 L’ostessa Ofelia Cimatti (seconda da sinistra) con camerieri e avventori davanti alla porta della nuova Osteria della Mosca in piazza Biffi (ora piazza Martiri della Libertà). Anno 1940 circa: sono trascorsi quasi trent’anni da quando Dino Campana l’ha evocata nei Canti Orfici. [Proprietà Sergio Montanari.]

 L’ostessa Ofelia Cimatti (seconda da sinistra) con camerieri e avventori davanti alla porta della nuova Osteria della Mosca in piazza Biffi (ora piazza Martiri della Libertà).

Anno 1940 circa: sono trascorsi quasi trent’anni da quando Dino Campana l’ha evocata nei Canti Orfici. [Proprietà Sergio Montanari.]

 

«Orfici? Perché? La parola non ci parve chiara». Federico Ravagli e gli amici bolognesi di Dino Campana erano perplessi. All'interno dei Canti Orfici il nome del mitico cantore non compare mai e non compare nemmeno alcun esplicito riferimento alla sua vicenda. Orfeo è assente anche dal Più lungo giorno e dalle altre carte campaniane anteriori al capolavoro: certi indizi fanno supporre che la scelta del titolo sia intervenuta tardi, quando il libro era già quasi ultimato. Non si vuol dire con questo che si tratti di scelta immotivata: Ravagli, forse indirizzato dallo stesso Dino, ne individuava la fonte ne I grandi iniziati di Édouard Schuré; una fonte su cui poi sono tornati in molti.

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Antonio Castronuovo, Bruno Dall'Aglio: La camera di Dino e Sibilla

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Antonio Castronuovo: Bruno Dall'Aglio: La camera di Sibilla e Dino

Campana e l’Aleramo a Casetta di Tiara

da: La Piè, marzo - aprile 2009

L’abitazione precisa in cui Dino Campana e Sibilla Aleramo bruciarono la loro settimana d’amore a Casetta di Tiara è ignota: nessuno è mai riuscito a individuarla con certezza. Eppure costituisce un elemento essenziale della biografia del poeta di Marradi. Il fatto è che Casetta è un agglomerato di poche case, manipolato dalla storia, senza una precisa memoria storica e archivistica. Non è semplice, cioè, scoprire dove esattamente Dino e Sibilla si amarono. Ma un giorno, io e l’amico Dall’Aglio, rifacendoci alle nostre letture campaniane e ai documenti esistenti, siamo saliti a Casetta, abbiamo fotografato, valutato, ragionato, parlato con anziani abitanti. Ed ecco: ne è nata qualche ipotesi, è sorto l’articolo che ora leggerete. Non è molto, ma è qualcosa in più per muoversi nella biografia del nostro amato poeta.

  
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Il Foglio di via da Genova: 29 Marzo 1913

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Archivio Comune di Marradi. Foglio di via obbligatorio della R. Questura di Genova per il rimpatrio di Dino Campana, rilasciato in data 29 marzo 1913.

Pubblicato in “Campana fuorilegge” a cura di Gabriel Cacho Millet, Edizioni Novecento, 1985

 
 

Paolo Pianigiani: Il Poeta e Margherita

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Cover del libro Rabeschi per Dino, di Paolo PianigianiUna misteriosa corrispondente di Dino: Margherita C. Lewis

Pubblicato su: Paolo Pianigiani, Rabeschi per Dino, edizioni Transfinito, 2007


Parlando del carteggio fra Dino Campana e Margherita C. Lewis, in un articolo comparso sul Mondo nel marzo del 1950,  Franco Matacotta scelse un titolo a effetto, ma nella sostanza improprio: il Poeta e la Pitonessa. Tutto si poteva dire di questa stravagante signora scozzese, ma non che avesse l‘aspetto e il piglio di una pitonessa. Ancora oggi, in quella vecchia foto riapparsa fra le pagine di un suo libro La vita vissuta e cantata, dove ci guarda con i suoi occhi  malinconici e tristi., fa pensare piuttosto a una persona mite e romantica. Il termine pitonessa, piuttosto, fu usato da Dino, per definire  Sibilla Aleramo, in una lettera a un suo corrispondente, insieme ad altri nomi, assolutamente ingenerosi.
Ma si sa, quella fra Dino e Sibilla non fu una storia d’amore da definirsi tranquilla.

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Bino Binazzi: Gli ultimi bohêmiens d'ltalia. DINO CAMPANA,

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Da «IL RESTO DEL CARLINO» (Bologna), 12-IV-1922


È balzato fuori dalle mie valigie di nomade un libercolo, che mi è particolarmente caro. Una curiosità bibliografica ormai rara a trovarsi che assomma in se le grazie di una brochure francese, e la ingenuità grossa e casalinga del Sesto Caio Baccelli o del Barbanera.
Questo libro è un gran libro. Forse la più potente e originale raccolta di liriche, che abbia prodotto il ventiduennio di questo secolo di burrasche e di bestialità. L’autore? Dino Campana, nome ancor quasi sconosciutissimo, come ho dovuto dolorosamente accorgermi, facendo degli assaggi in certi angoli di penombra, ove ancora si raduna qualche pavido gruppo di giovani dediti alle lettere.

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