Alvise Manni: "Una Donna," di Sibilla Aleramo

“Una Donna” di Sibilla Aleramo: il romanzo È (quasi) tutto una vera Storia

  

 di Alvise Manni*

 

 

* Presidente del Centro Studî Civitanovesi di Civitanova Marche (MC). 

copertina libro di Cavalieri su Sibilla AleramoÈ per me un grande onore iniziare a collaborare con il Sito www.campanadino.it e questo grazie al cordiale invito fattomi in tal senso, qualche tempo fa, dal Redattore Paolo Pianigiani. Ed è con vero piacere che sviluppo il mio primo breve articolo recensendo il bel volume dell’amico Pier Luigi Cavalieri “Sibilla Aleramo. Gli anni di Una donna. Porto Civitanova 1888 – 1902”, presentato a Civitanova Marche (MC) il 16 Maggio 2009. L’Autore, dopo quasi una dozzina di anni di minuziose e faticose ricerche storiche e d’archivio, ha compiutamente ricostruito, con un’acribia certosina spintasi fin nei minimi dettagli, la storia che è realmente sottesa fra tutte le righe de “Una donna”, il romanzo più famoso della scrittrice Rina Marta Felicina (alias Sibilla Aleramo); la scrittrice era nata ad Alessandria il 14 Agosto 1876 da Ambrogio Faccio ed Ernesta Cottino e morì a Roma il 13 Gennaio 1960. Per capirci il lavoro di Cavalieri è una ricerca filologica (di 239 pagine corredate da ben 82 immagini) che, passando attraverso una ricostruzione d’ambiente quasi maniacale, ci restituisce la cronaca (direi quasi cotidie), del soggiorno di Rina (non è diventata ancora Sibilla) nella “…cittaduzza del Mezzogiorno” (Civitanova), dal 17 Luglio 1888 alla fine di Febbraio del 1902. Circa 13 anni e mezzo in cui si alternano momenti di vera euforia e gioia spensierata a periodi bui, tristi e letteralmente claustrofobici! Cavalieri sapientemente prende il lettore per mano e senza mai annoiarlo apre moltissime gustose e dotte finestre sul vissuto di una “Città” fra XIX e XX secolo, con tutte le sue sfaccettature socio-politico-economiche e culturali, alternandole con brevi pericopi di citazioni letterali del testo libro che risultano così saldamente ancorate alla cronologia, cosiddetta assoluta, ed a certi dati biografici incontrovertibili e sicuri.

Questa lettura, per così dire in controluce, esalta la filigrana storica dell’opera letteraria senza mai essere pedante o peggio ancora fuorviante, anzi risaltando e giustificando le invenzioni narrative e le “licenze poetiche” di Sibilla che fondamentalmente usa il libro come un potente mezzo di autoanalisi per compiere una efficace catarsi personale anestetizzante. Infatti la sua difficile “scelta” di vivere da donna intellettuale e libera (spezzando la “…mostruosa catena…” del sacrificio di Mamma e Moglie) ed il sofferto dramma di abbandonare conseguentemente per sempre il marito Ulderico Pierangeli, ma soprattutto il figlio Walter al suo destino, la lacerarono non poco per moltissimo tempo. Walter, nato appunto il 2 Aprile del 1895, aveva all’epoca quasi 7 anni e rivide la madre solo il 20 Dicembre del 1933, dopo oltre 31 anni… Forse si poteva palesare chiaramente il parallelismo con la contemporanea famosa Pedagogista Maria Montessori di Chiaravalle (AN), che ebbe una storia familiare analoga ma con un epilogo più fortunato. L’Aleramo non cita mai espressamene Civitanova nel suo scritto tanto erano ancora forti le tensioni ed i risentimenti reciproci e non vi rimise in pratica mai più piede, eccetto un fugacissimo passaggio in itinere il 17 Maggio del 1949: calò nel frattempo una non tanto inconscia damnatio memoriae cittadina che è perdurata relativamente fino a pochi anni fa. Eppure l’inizio era stato esaltante: il padre, l’Ingegnere Ambrogio Faccio, era stato chiamato nel territorio civitanovese per dirigere una Fabbrica di Bottiglie (o Vetreria) che si aprì ai primi di Febbraio del 1889 e che contribuì grandemente al nascente sviluppo industriale cittadino. Grazie a Cavalieri, che ci offre una autentica miniera di innumerevoli aneddoti, curiosità e precisazioni mai peregrine, veniamo a sapere che la giovanissima Rina studia a casa col padre che (ancora) adora, probabilmente va in bicicletta e viene iscritta al Tiro a Segno (!), recita in Teatro, lavora diligentemente in Fabbrica, corrisponde per varie testate giornalistiche, nuota lungamente in solitaria nel mare agitato e divora letture impegnative. Poi i primi contrasti, le vertenze sindacali, gli attriti, le incomprensioni e le gelosie; il carattere severo del Faccio deterioreranno i rapporti con quasi tutti. Poi le condizioni di salute psichica della madre Ernesta peggiorarono e si arrivò al suo tentativo di suicidio il 4 Settembre 1890 a cui purtroppo seguì una depressione per i rapporti oramai deterioratisi col coniuge, ed il marito la lasciò tranquillamente internare nel Manicomio di Macerata il 5 Agosto del 1893. Anche qui forse non ci si sofferma troppo sulle responsabilità di Sibilla che di fatto abbandona anche lei la madre e la lascerà egoisticamente miseramente morire sola ed internata il 1 Aprile 1917. L’episodio delle pesanti attenzioni subite dall’Aleramo da parte di Ulderico Pierangeli, impiegato della ditta del padre (e destinato a succedergli…), è correttamente collocato nel Febbraio del 1892 e da qui il conseguente “fidanzamento riparatore” dell’onore leso e le successive nozze, solo civili, il 21 Gennaio 1893. “Una donna” esce a Torino il 3 Novembre 1906, nonostante sul frontespizio campeggi la data del 1907 (ma su questa questione torneremo a parlarne più in là con Sergio Fucchi, mio prezioso collaboratore per la redazione di www.centrostudicivitanovesi.it) ed è subito un successo editoriale ma scatena anche polemiche per la “scelta” di cui sopra anche fra le femministe. Poi la relazione con Giovanni Cena e quindi, nel 1916, l’incontro con Dino Campana ed il loro turbolento amore di un paio di anni in piena Grande Guerra, ma questa è un’altra storia…

 

 

  
  

 

 

 

Copertina del libro di Pier Luigi Cavalieri “Sibilla Aleramo. Gli anni di Una donna. Porto Civitanova 1888 – 1902”, Cattedrale, Ancona, 2009. 
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