Dino Campana - Dino Campana

  • Dino Campana: Dolce illusorio Sud

     

     

    Ho sempre detto al mio amico e maestro Gabriel Cacho Millet, che le introduzioni dei suoi tanti libri dedicati a Dino Campana sono un puro concentrato di conoscenza e di stile. E che sarebbe stato bello un giorno raccoglierle tutti insieme.

    Comincio con questa, che introduce una pubblicazione dell'amico Claudio Corrivetti delle Edizioni Postcart di Roma, dove si raccontano le vicende e si pubblicano i testi originali che il Marradese (solo Gabriel chiamava così Dino Campana) consegnò a Papini, e che Papini solo in parte gli restituì, per motivi che non sapremo mai.

    Il brano che dà il titolo al libro è davvero bello, un "pezzo di minerale poetico", come avrebbe detto De Robertis. Dino non lo inserì nei Canti Orfici e lo possiamo leggere solo grazie a un Argentino, innamorato della poesia, giunto chissà perché dalle nostre parti.

    Ringrazio Claudio per avermi autorizzato la pubblicazione.

    Paolo Pianigiani

     


      

    INTRODUZIONE

      

    Un tardo poeta germanicus sperduto nei paesi del sud.

                                                                    E. Montale

      

    «Chi legge le mie parole sta inventandole», dice Jorge Luis Borges in un verso memorabile, nel quale adombra la sua poetica sul lettore come autore.

  • Gabriel Cacho Millet e Italo Calvino, solfeggiando "Genova"

                                Con Calvino, solfeggiando "Genova",  a Buenos Aires        

    di Gabriel Cacho Millet

     

     

    Non ho mai saputo cosa sia veramente accaduto il giorno dell'inaugurazione dello stand italiano nella  Xª Edición de la Feria Internacional del Libro tenuta a Buenos Aires nel 1984. L'episodio, comunque ha a che fare con una mia versione in spagnolo della poesia  Genova  con cui  Dino Campana ha voluto chiudere il suo unico libro, Canti Orfici.

    Ero stato invitato insieme a Italo Calvino all'evento col compito di parlare dei soggiorni in Argentina di Dino Campana (1908) Carlo Emilio Gadda (1922) e Luigi Pirandello (1927, 1933). Calvino, ospite ufficiale, doveva invece inaugurare lo stand italiano analizzando  le sensazioni che provava ogni volta che visitava una grande esposizione  al momento di perdersi "in questo mare di carta stampata, in questo firmamento sterminato di copertine colorate, in questo pulviscolo di caratteri tipografici".

  • Gabriel Cacho Millet: Andrea Zanzotto al premio Campana

     

    Andrea Zanzotto nella sera del Premio Campana

    di Gabriel Cacho Millet

     

    Era il 25 maggio 2002, a Bologna, quando Andrea Zanzotto ricevette con tutti gli onori il Premio Cam­pana e disse nel suo intervento finale che il poeta deiCanti Orficiera «una figura difficilmente catalogabile». Nel dopocena si tornò a parlare dell'argomento. Rima­sti in pochi (Niva Lorenzini, Marco A. Bazzocchi e qualche altro professore dell'Università), ci attarda­vamo a tavola. Zanzotto era visibilmente stanco, quando qualcuno disse che ero nato in Argentina.

    «Allora lei è della terra di Borges?», mi chiese. «Era un grandissimo poeta», aggiunse e si mise a ricordare le poesie dell'argentino che più gli piacevano.

    Certamente ilPoema de los dones,certamenteEl poema Conjetural,ma la poesia più bella di tutte era, secondo lui, quella che Borges scrisse per evocare la fi­gura di Spinosa, raccolta nel 1964(El otro, el mismo), specie la prima quartina che ripetè in spagnolo, come assaporando parola per parola, a voce bassa:

    Las traslùcidas manos del judio

    Labran en la penumbra los cristales

    Y la tarde que muere es miedo y trio.

    (Las tardes a las tardes son iguales.) 

  • Gabriel Cacho Millet: Il Manoscritto di Campana

     

     

     

     

    Pubblico, senza correzione alcuna, la lettera che Gabriel Cacho Millet scrisse al prof. Borsani, insieme al testo dell'articolo sul ritrovamento de "Il più lungo giorno".

    (Paolo Pianigiani)

     


     

     

    Caro Prof. Borsani,

        la prego, prima di dare alle stampe questo scritto, di riguardare l'italiano: anche avendo la massima cura, qualche "spagnolate"  scappa sempre al mio controlo. Mi telefoni, se ha qualche cosa da dirmi.  Suo

                                                                                             Gabriel Cacho Millet

     In fondo alla bibliografia ho inserito eventuali didascalie per foto e documenti, spediti da Claudio Corrivetti  per posta elettronica. Vale!

  • Gabriel Cacho Millet: L'introduzione al Carteggio (1903-1931)

     

     

    Prologo

    Da: Dino Campana, Lettere di un povero diavolo, Carteggio (1903-1931)

    A cura di Gabriel Cacho Millet

    Edizioni Polistampa, Firenze, 2011

     

    Ricostruire un carteggio è come edificare un tempio: pietra su pietra. È un'opera che richiede tempo e pazienza. Si diventa detective e si insegue la preda, come i cac­ciatori, cercando tracce, annusando, fiutando. Ian Gibson, il biografo di Federico Garçia Lorca, scrive che non puoi mandare nessuno al posto tuo, perché ciò che potresti scoprire non sarebbe visto dall'altro come lo vedi tu. E quando trovi il pezzo che cercavi, la lettera che mancava, quella che ti permette di completare, almeno in parte, il tuo puzzle, è quasi un'estasi. E se così non fosse, non si continuerebbe a cer­care: invece ogni giorno ci riserva un'avventura, piccola o grande che sia. Perso­nalmente, ho finito per mettere Dino Campana nei miei sogni. E ciò da quando, nel lontano 1978, pubblicai con Vanni ScheiwillerLe mie lettere sono fatte per essere bruciate,primo carteggio del poeta di Marradi con gli uomini del suo tempo. Cer­cai allora, e cerco ancora oggi, di fare in modo che ogni lettera possa essere letta nei suoi minimi particolari, chiarificando, fin dove mi è possibile, ogni dubbio, perché è mia intenzione, al di là della "confusione di spirito" dello scrittore, che il lettore possa leggerlo come se si trattasse di un classico. Sono i lettori che decidono quando un poeta è, o no, un classico.

     

  • Gabriel Cacho Millet: Sul "male" di Dino Campana

     

     

    Sul "male" di Dino Campana

    di Gabriel Cacho Millet

    Da "Resine", n. 57-58, luglio 1994

     

    Chi passa dalla lettura deiCanti Orficia quella delle migliaia di pagine scritte sulla vita dell'autore resta immancabilmente deluso. Il poeta degliOr­ficiè altrove.

    Spesso mi sono chiesto cosa hanno in comune il Dino Campana dal genio folgorante che canta neiCanticon quel poveretto di Marradi dallo stesso no­me, ingombrante ospite di carceri, ospedali, prefetture e manicomi, perse­guitato ed errante.

    E ora ho voglia di rispondere: nulla.

    Ma il mito, la leggenda, alcuni biografi e qualche critico (Boine, Papini, Soffici, Binazzi e altri) ce lo hanno consegnato in un solo pacco come il "poeta pazzo", vittima della poesia e non solo della poesia, quasi mai come chi a un tratto, dal fondo della sua notte, «mette in questione l'atto stesso di scri­vere» (Ruggero Jacobbi,L'avventura del Novecento,Milano, Garzanti, 1984, p. 450).

  • Un ricordo per Gabriel a Marradi

     

    Giornata in ricordo di Gabriel Cacho Millet, marradese d’adozione e

     “campaniano de corazón”.

     

    Per   saldare   un   debito   di   riconoscenza   nei   confronti   di   Gabriel   Cacho   Millet,   giornalista, drammaturgo e scrittore, che generosamente si è speso per la diffusione e la conoscenza del poeta Dino   Campana,   il   Centro   Studi   Campaniani   di   Marradi   ha   organizzato   nella   sede   in   Via Castelnaudary, 5  per sabato 14 ottobre 2017 ore 16,30 una giornata  in suo ricordo ad un anno dalla morte.

    Cacho Millet, nato in Argentina nel 1939, raccontava che il destino aveva posto Dino Campana nel suo cammino, quando aveva avuto l’incarico di tradurre in lingua castellana le mirabili pagine dei Canti Orfici  sulla Pampa. Ne era andato poi  a cercare le tracce per fornire le prove del viaggio in  Argentina. Obbligato ad abbandonare la sua patria scelse l’Italia come rifugio e qui riprese i suoi studi sul poeta. Esordì con un testo teatrale “Quasi un uomo Visita al poeta Dino Campana nel manicomio di Castel Pulci” e  pubblicò, nella sua lunga attività di ricercatore e studioso, ben otto libri oltre a vari saggi sul poeta di Marradi, diventando a buon diritto il biografo di Campana.

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