Biografia

Dino Campana a Giuseppe Prezzolini

seconda pagina della lettera di Dino Campana a Giuseppe Prezzolini

 

Marradi, 6 Gennaio 1914

Dino sta cercando l'editore del suo libro. Scrive a Prezzolini per trovare conforto e aiuto.

Completa la lettera con una trascrizione de La Chimera.

Dall'America, dove si era trasferito, Giuseppe Prezzolini inviò alla rivista romana "IL Caffè"  la trascrizione di quella vecchia lettera alla quale non aveva risposto.

Fu pubblicata nel Febbraio del 1955.

Il documento è conservato a Lugano, presso l'Archivio Prezzolini.

La redazione ringrazia la Direttrice Diana Ruesch per averci permesso la pubblicazione di questo importante documento.

 

 

 

 

 

 

 

 

   
   

Dino a Livorno nel 1916... il duello e Margherita

 

 


 

 

 

Cronaca dal 28 Maggio al 30 Giugno 2016

 

28 maggio

Dino arriva a Livorno, risiede presso Fortunata Natali in via Malenchini 9 articolo Telegrafo  del 1 giugno: …dichiaro' di trovarsi a Livorno da tre giorni

31 Maggio prima di mezzogiorno

E' accompagnato in Questura dal maresciallo di finanza Giulio Barluzzi, chiarito luminosamente l'equivoco …

1 Giugno

esce primo articolo Telegrafo: dalla barba e dalla chioma fluente di un bel biondo oro

qualche giorno prima del 19 Dino scrive una cartolina postale senza firma, citando la tribuna e l'art. di Cecchi; non esiste traccia di questa C.P., ma si desume dalla risposta di Margherita C. Lewis

19 Giugno

Margherita C. Lewis risponde con la prima lettera da Rigoli (Pisa) stringo la mano di Dino Campana … invia in regalo il Romanzo di Dio vol II

20 Giugno

è di nuovo fermato e rilasciato (invitato ad andarsene da Li) II articolo del Telegrafo del 21 Giugno: poté provare luminosamente la propria innocenza

20 giugno

probabilmente Dino scrive al Telegrafo una lettera di insulti e ritorna a Lastra a Signa  Il 22 giugno

21 Giugno

esce l' articolo di Athos Gastone Banti, il terzo sul Telegrafo: l 21 giugno 1916,  per dire ira di Dio di nojaltri livornesi

22 giugno

Copia del giornale è spedita raccomandata a Dino a Lastra a Signa; esiste la ricevuta della raccomandata

fra il 20 e il 22 Giugno

Dino risponde a Margherita, offrendo i C.O. e dicendo di aver letto l'Ora Presente; non esiste traccia di questa CP, ma si desume dalla risposta di M.

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Roberto Maini: «Signor Campana mi permetta di presentarmi»

Da Copyright, 1991-1996, «Signor Campana mi permetta di presentarmi», biografia di Carlo Pariani medico psichiatra

 

Rivista CopyrightE’ un lunedì mattina, di una tipica giornata di novembre, con un cielo coperto che minaccia pioggia, cosa che succederà di lì a poco e per tutto il giorno seguente tanto da far temere lo straripamento dell’Arno, quando un bell’uomo di cinquant’anni, con gli occhi celesti della madre sale per la collina alla sinistra del torrente Vingone per entrare a Castel Pulci.

Il suo camminare è pensoso, leggermente curvo.

I guardiani della succursale del Manicomio provinciale Chiarugi di Firenze non hanno difficoltà a farlo entrare, lo conoscono bene e l’hanno già visto altre volte; lo salutano con deferenza: è un primario. Carlo Pariani proprio quel giorno compie cinquant’anni.

E’ nato lontano da dove si trova ora, nel territorio di Arizzano Inferiore, che poi confluirà nel Comune di Verbania, circondario di Pallanza, provincia di Novara, l’8 novembre 1876 da Federico ed Elisa Boletti, sposati il 24 aprile del 1871. 

 

 

 

 

 

 

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Carlo Pariani fra follia e arte...

 
 
Nuove ricerche sui rapporti dell'Arte e della Pazzia
Firenze
Tipografia Galileiana
1913
 
 
 
 

 

Poesia, Settembre 2012: il Concorso di Dino


Leonetta Cecchi Pieraccini: Apparizioni di Dino Campana

Dino Campana visto da vicino

Leonetta Cecchi Pieraccini

Vallecchi, Firenze, 1952 

 

 

La redazione ringrazia l'amico Silvano Tognacci

 

APPARIZIONI DI DINO CAMPANA


Fu verso il 1913 che incominciarono a circolare, nel mondo letterario italiano, le prime notizie e dicerie intorno a Dino Campana, poeta stravagante e lunatico, sceso dalla nativa Marradi a Firenze, come stazione più prossima, ma reduce da più lontane mète e da complicati vagabondaggi in compagnia di tribù li zingari, di saltimbanchi, di carbonai, di bossiaki russi, di gauchos argentini.

 

Il Campana stesso ebbe più tardi a confutare l’esagerazione e non vericità di tante romanticherie, ma conferma, negli interrogatori rivoltigli dal medico curante dott. Pariani, dell’Ospedale psichiatrico di Catelpulci (dove il Campana fu ricoverato nel Gennaio del 1918 e (dove morì nel Marzo del 1932), ch’egli s’era dato al vagabondaggio perché non riusciva nello studio della chimica, intrapreso all’Università di Bologna; e che aveva dovuto, di conseguenza, fare varii mestieri per vivere: e cioè il tempratore di metalli, il suonatore di triangolo nella Marina argentina, lo sterratore, il pompiere, il portiere di un circolo a Buenos Aires; il carbonaio e il fuochista sulle navi mercantili. A Odessa, associato a un gruppo di bossiaki, che sono (od erano) una specie di zingari riuniti in comitive di cinque o sei persone, aveva venduto le stelle filanti nelle fiere; e in Svizzera si era impiegato in una baracca di tiro al bersaglio.

Nel 1913 egli era comunque a Firenze, e aveva pronto il libro dei Canti orfici, per il quale non riuscì a trovare editore, neanche a traverso Soffici e Papini, i quali si erano interessati della cosa, e che, per circostanze indefinite, perdettero, a dire del Campana, il manoscritto ch’egli dovette riscrivere tutto a memoria. Nel 1914, finalmente, il volume fu stampato a Marradi; portò una dedica a Guglielmo II, imperatore dei germani e il seguente sottotitolo: Die Tragoedie des letzen Germanen in Italien. Egli spiegò più tardi, in una lettera a Emilio Cecchi, (Maggio 1916) che con tale definizione intendeva mostrare «di avere nel libro conservato la purezza morale del germanico (ideale non reale) che è stata la causa della loro morte in Italia. Ma io dicevo ciò in senso imperialistico e idealistico, non naturalistico. (Cercavo idealmente una patria non avendone). Il germano preso come rappresentante del tipo morale superiore (Dante, Leopardi, Segantini). Così io invocavo giustizia contro la brutalità secolare clericale e popolare e già tre anni fa sapevo, e le giuro che sapevo, che la storia mi avrebbe dato ragione...»

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