Affondi

Antonella Poggiali: Dino e Sibilla, due scritture e due personalità a confronto

Antonella Poggiali: Una analisi grafologica per la coppia più celebre della poesia italiana

 

 

Antonella Poggiali con Paolo Pianigiani nel 2009, alla Marucelliana

Davanti a Il Più lungo giorno di Dino Campana

 

Sto percorrendo, nel silenzio di una mattinata autunnale ancora piena di sole, la piana di Badia a Settimo, a 10 minuti di strada da Firenze. A destra campi incolti, a sinistra fabbriche, magazzini, case squadrate nella loro geometria spoglia. Persa nei meandri polverosi di questa grigia periferia industriale dispero di poter recuperare l'orientamento e ritrovare la giusta direzione e non mi accorgo che si sta materalizzando, in lontananza, l'oggetto del mio girovagare: la Badia di San Salvatore a Settimo. La prima cosa che vedo è il campanile, elegante, leggero, svettante su di una nuvola di fogliame verde scuro. Poi il sentierino lungo e ghiaioso che mi conduce sul sagrato della chiesa, rossa di mattoni. Entro. Nella penombra, sulla sinistra accanto all'organo, una semplice lapide in pietra serena con un nome e due date:

 

DINO CAMPANA
POETA
1885-1932

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Gabriel Cacho Millet: Sul "male" di Dino Campana

 

 

Sul "male" di Dino Campana

di Gabriel Cacho Millet

Da "Resine", n. 57-58, luglio 1994

 

Chi passa dalla lettura dei Canti Orfici a quella delle migliaia di pagine scritte sulla vita dell'autore resta immancabilmente deluso. Il poeta degli Or­fici è altrove.

Spesso mi sono chiesto cosa hanno in comune il Dino Campana dal genio folgorante che canta nei Canti con quel poveretto di Marradi dallo stesso no­me, ingombrante ospite di carceri, ospedali, prefetture e manicomi, perse­guitato ed errante.

E ora ho voglia di rispondere: nulla.

Ma il mito, la leggenda, alcuni biografi e qualche critico (Boine, Papini, Soffici, Binazzi e altri) ce lo hanno consegnato in un solo pacco come il "poeta pazzo", vittima della poesia e non solo della poesia, quasi mai come chi a un tratto, dal fondo della sua notte, «mette in questione l'atto stesso di scri­vere» (Ruggero Jacobbi, L'avventura del Novecento, Milano, Garzanti, 1984, p. 450).

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Gabriel Cacho Millet e Italo Calvino, solfeggiando "Genova"

                            Con Calvino, solfeggiando "Genova",  a Buenos Aires        

di Gabriel Cacho Millet

 

 

Non ho mai saputo cosa sia veramente accaduto il giorno dell'inaugurazione dello stand italiano nella  Xª Edición de la Feria Internacional del Libro tenuta a Buenos Aires nel 1984. L'episodio, comunque ha a che fare con una mia versione in spagnolo della poesia  Genova  con cui  Dino Campana ha voluto chiudere il suo unico libro, Canti Orfici.

Ero stato invitato insieme a Italo Calvino all'evento col compito di parlare dei soggiorni in Argentina di Dino Campana (1908) Carlo Emilio Gadda (1922) e Luigi Pirandello (1927, 1933). Calvino, ospite ufficiale, doveva invece inaugurare lo stand italiano analizzando  le sensazioni che provava ogni volta che visitava una grande esposizione  al momento di perdersi "in questo mare di carta stampata, in questo firmamento sterminato di copertine colorate, in questo pulviscolo di caratteri tipografici".

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Luigi Schenoni: Dino Campana

Luigi Schenoni, il geniale traduttore di Finnegans Wake di James Joyce, il più intraducibile dei libri, è scomparso recentemente. 

foto di Luigi Schenoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho avuto la fortuna di averlo amico e, nel corso di uno degli ultimi incontri, mi donò una copia di una sua tesina di laurea, che risale alla fine degli anni 50, presentata alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere "Bocconi" di Milano. Era felice di rendere pubblico quel suo lontano lavoro di studente.

In pochi conoscevano Campana e lui era fra i pochi. Mi diceva sempre che Campana lo interessava perchè aveva fatto l'università a Bologna, era in qualche modo "bolognese" come lui. Non considerava Campana un grandissimo poeta, ma in quegli anni lontani anche un riconoscimento come il suo era un segnale importante.

La pubblico con molta emozione, in ricordo di Luigi Schenoni e del suo meraviglioso lavoro di traduttore. Grazie ancora Luigi!

Paolo Pianigiani

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Antonio Castronuovo: Un'ignota cartolina di Dino Campana

 
Un’ignota cartolina di Dino Campana
 
di Antonio Castronuovo 
 
Da "La Rassegna della Letteratura Italiana”, a. 106, serie IX, luglio-dicembre 2002
 
In una cartella dell’Archivio Luigi Orsini conservato presso la Biblioteca Comunale di Imola è custodita una cartolina di Dino Campana assente nelle diverse edizioni di lettere  del poeta  di Marradi. Il documento consente  di ricostruire  alcuni tratti della  biografia  campaniana nell’agosto del 1917. La cartolina è contenuta in un foglietto bianco piegato in due, a mo’ di custodia, sul quale appare una scritta di pugno di Luigi Orsini: «Dino  Campana di Modigliana». Va notato che quello di Luigi Orsini è un archivio abbastanza  anomalo: sembra preparato dall’autore in vista della conservazione postuma, con molte  glosse stilate di sua mano. La  cartolina  raffigura  in  bianco e  nero un panorama  di Marradi, il paese  nativo di  Campana. Sul retro, sotto lo spazio per  l’indirizzo, appare  la  stampigliatura  che  classifica l’immagine e ne fissa la data di produzione: «Ufficio Rev. Stampa – Milano, 4.7.1917  –  N. 1392». Il timbro postale  sull’affrancatura  è  ben  leggibile:  «Marradi, Firenze, 19.8.17». La  cartolina  è  indirizzata  al «Prof. poeta / Luigi Orsini / Imola»  e  contiene il seguente testo in colonna:
 
Rispettosi  
saluti  
devmo  
Dino Campana
(soffre)  
Marradi.
 
A matita, sotto le parole campaniane, spicca l’annotazione: 
 
autore dei «Canti Orfici»  
morto pazzo
 
Innanzitutto un breve  cenno su Luigi Orsini, nipote  di quel Felice Orsini che  aveva  attentato alla vita di Napoleone III (Luigi era figlio del fratello di Felice). Nato a Imola il 13  novembre 1873, si laureò in  giurisprudenza  a Bologna  dove conobbe  Pascoli e  Carducci. Dal 1911  al 1938  tenne  la  cattedra  di Letteratura  poetica e  drammatica al regio Conservatorio di Milano. Era  una  cattedra  di prestigio, dato che  Orsini era  subentrato a Emilio Praga e a Giuseppe Giacosa e che dopo di lui fu tenuta da Salvatore  Quasimodo. Collaborò a diversi giornali, quali “Il popolo d'Italia”, “Il resto del carlino”, “L'illustrazione italiana”. Visse a Milano, ma restò sempre legato alla sua Romagna: fu tra i fondatori della rivista  “La Romagna nella storia, nelle lettere e nelle arti” e della  “Associazione  per  Imola storico–artistica”. Morì a Imola  l'8  novembre  1954. 

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Libri nuovi e usati: due lettere di Dino

 

 

La redazione ringrazia l'amico Paolo Magnani per averci mandato questa interessante pubblicazione, dalla quale trascriviamo l'articolo che ci riguarda...

 


 

 Dino Campana   

DUE LETTERE INEDITE

 

Credo che per la pubblicazione di queste due lettere inedite di Campana sia utile una breve informazione. Parecchi anni fa, il Professore Fredi Chiappelli, con il quale ero entrato in rapporti per la pubblicazione, che poi avvenne, del suo saggio: Machiavelli e la lingua fiorentina, sapendo che avevo intenzione di fare una rivistina, diversa da quella che pubblico oggi, mi inviò gentilmente quattro lettere inedite che Dino Campana aveva spedito a Danilo Lebrecht, in arte Lorenzo Montano. Tardando io a pubblicare queste lettere, il Professor Chiappelli ne pubblicò due sul «Corriere della Sera» del 18 marzo 1971 e naturalmente queste due lettere sono state poi inserite dal Professor Gabriel Cacho Millet nel suo accuratissimo carteggio di Dino Campana dal 1910 al 1931. Avendo pubblicato, come ho appena detto, due di queste lettere il Professor Chiappelli, di conseguenza solo due rimanevano inedite. Le pubblico ora non senza inviare i più vivi auguri di pronta guarigione al Professor Fredi Chiappelli avendo appreso che è seriamente ammalato. La trascrizione delle due lettere è del Professor Chiappelli stesso. E così le didascalie.

I più vivi ringraziamenti al Prof. Antonio Corsaro, dell'Uni­versità di Urbino, per i consigli che mi ha dato.

                                                                                     M.B.

 

Cartolina postale. Timbro di Lastra a Signa, Firenze, 25.11.17 Tenente Lebrecht Danilo - Capitaneria Vecchia - Spezia

 

Amico, la critica italiana è esercitata da quali pizzicagnoli!

L'intelligenza media italiana non è mai uscita dai lavori manuali e così la cultura italiana non è riuscita a fare di un pizzicagnolo un critico. Ed ecco che il pizzicagnolo mette sulla bilancia la carta (l'opera dell'autore) nella quale involta la sua mercanzia. Così fa Cecchi, pizzicagnolo per continuare le tradizioni (?) di ignominia piccola borghese bottegaia di cui Firenze ha il segreto. La loro mercanzia è p. es. il Conte­nuto Morale secondo B. Croce, ma varia molto. S'intende che in ogni modo vuol fartela pagare. Così mi involtolò in carta Sibilla e me la mise in tasca (per vendicarsi di me poeta). C.f.r. Cardarelli macellaio. Grazie mio caro della buona me­moria che mi ha fatto tanto piacere. Di me non saprei che raccontarti le solite miserie. La mia salute è cattiva. Tanti e tanti saluti e ringraziamenti dal tuo

Dino Campana

 


 

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